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SAN MICHELE ARCANGELO

  • Luglio 9, 2019 at 1:17 pm



Parrocchia di San Michele Arcangelo:
lì, tanti anni fa, sono stata battezzata.

Avevo quasi quattro anni e, in un tardo pomeriggio, col velo,
mia nonna Michelina mi ci aveva portata

per assistere alla Messa, ormai, serale
(un argomento che, per molti, ancora vale).

Il Tempio era caldo e molto pieno
(fuori, c’erano freddo e tempo sereno).

Molti erano seduti sul pavimento:
seduta sulle ginocchia di mia nonna, sentivo il contatto del suo mento.

Ricordo che l’interno, l’illuminazione e il clima erano bellissimi:
c’era povera gente, nel dopoguerra, con gli  animi purissimi.

Ricordo sempre con forte emozione
il senso di grande protezione

che mia nonna Michelina mi trasferiva
assieme alle sue conoscenze, gente giuliva.

Mia nonna mi aveva sempre protetto:
come splendido dono, mi aveva dato il suo grande affetto,

regalandomi quella che, in Psicologia, viene definita sicurezza.
Grazie, nonna, per i tuoi insegnamenti e per la tua dolcezza.

San Michele Arcangelo: qualcuno così mi ha chiamato,
dicendomi che i maligni ho punito e i buoni ho aiutato.

San Michele Arcangelo con la spada fiammeggiante
levata verso il Cielo, pronta a combattere, luccicante . . .

Laura

È MORTO FRANCO ZEFFIRELLI, GRANDE REGISTA ITALIANO

  • Giugno 15, 2019 at 1:21 pm

Il genio del teatro italiano è morto nella sua casa a Roma, aveva 96 anni.

È morto Franco Zeffirelli, regista, attore e sceneggiatore italiano.
Aveva 96 anni, la scomparsa è avvenuta alla fine di una lunga malattia.
Lo riporta “Il Messaggero”. Ne ha dato l’annuncio la Fondazione Franco Zeffirelli: “Il regista si è spento serenamente pochi minuti fa”.
Decisa già l’ultima dimora del Maestro: “Riposerà nel cimitero delle Porte Sante di Firenze”.

Il sindaco della città, Dario Nardella, saluta così il regista fiorentino: “Addio caro Maestro, Firenze non ti dimenticherà mai.
E’ stato un onore averti conosciuto e aver condiviso con te il sogno del tuo Centro internazionale per le Arti dello Spettacolo a San Firenze”.
Uomo di grande cultura, Zeffirelli è morto nella sua casa sull’Appia Antica, a Roma.
Insieme a lui erano presenti i figli adottivi Pippo e Luciano, un medico e il parroco della chiesa di San Tarcisio che ha benedetto la salma. “Si è spento serenamente dopo una lunga malattia, peggiorata negli ultimi mesi”, raccontano i famigliari.
La cerimonia della camera ardente avrà luogo lunedì in Campidoglio, hanno annunciato i figli.
Zeffirelli è nato a Firenze nel 1923.
Tra i suoi maestri anche il grande Luchino Visconti, con cui lavorò come aiuto regista per “La terra trema” e “Senso”, e Antonio Pietrangeli, con cui collaborò a “Il sole negli occhi”, film del 1953.
L’anno dopo segue la sua passione per il teatro, lavorando alla Scala come regista di La Cenerentola e L’elisir d’amore. Inclinazione che ha unito al suo amore per la città di Salerno, dove ha messo in scena “La Traviata” nel 2008.
Arrivò però alla fama come regista televisivo, il suo primo debutto fu nel 1957 con il film “Camping”. Dopo una pausa teatrale di 10 anni, tornò sul grande schermo con due opere di Shakespeare: La bisbetica domata, con Elizabeth Taylor e Richard Burton, e Romeo e Giulietta, premiato con l’Oscar dall’Academy.
Negli anni ’70 la svolta spirituale, con i film Fratello sole, Sorella Luna dedicato alla figura di San Francesco e Santa Chiara, e poi con il kolossal tv Gesù di Nazareth.
Nel frattempo, continua la sua attività teatrale a La Scala, al Met e all’Opera di Parigi. Negli anni Ottanta, Zeffirelli diresse i film, e non teatro filmato, de La Traviata e l’Otello .
Tra i riconoscimenti che ha ricevuto nella sua lunga carriera, l’ultimo è quello di “Genio ed Eccellenza italiana nel mondo”, conferitogli in Senato dalla presidente Elisabetta Alberti Casellati.
Negli ultimi anni il Maestro si era però dedicato totalmente al teatro.
L’ultimo lavoro da regista, è stata una nuova Traviata che dovrebbe aprire la stagione del Festival lirico all’Arena di Verona il 21 giugno.
Secondo quanto riporta “Repubblica”, Zeffirelli però aveva già un altro progetto in cantiere, non ancora portato a termine: un Rigoletto il cui debutto sarebbe stato fissato per il 17 settembre 2020 alla Royal Opera House di Muscat, in Oman.

VIRGILIO NOTIZIE | 15-06-2019 13:23

franco-zeffirelli

2 GIUGNO 2019: EVVIVA LA REPUBBLICA ITALIANA!

  • Giugno 2, 2019 at 1:17 pm

2 giugno 2019

Ho rivisto con grandissimo piacere e con grandissima commozione l’edizione del 18 marzo 2011 (“Regio” di Torino) dell’opera “I Vespri Siciliani” di Giuseppe Verdi.

Le scene sono ambientate fra gli anni ’20 e oggi, = però EVIDENZIANO LA NOSTRA ITALIANITA’: all’inizio, il sipario è creato con la nostra BANDIERA TRICOLORE, mentre – al termine – oltre a tale sipario, in alto, FIGURA la FRASE appartenente all’Articolo 1: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Sugli abiti dei cantanti e del Direttore d’orchestra, sono appuntate le coccarde tricolore: forse, per ricordare i patrioti nella sommossa di Bologna del 1794 messa in piedi da De Rolandis e Zamboni.

Lauretta

http://www.radiomarconi.com/marconi/bandiere/tricolore.jpg

La bandiera italiana oggi

I MIEI AUGURI PER UNA FELICE PASQUA attraverso una pagina che emoziona fin dal suo inizio: INCANTESIMO DEL VENERDI’ SANTO, PARSIFAL, WAGNER –> Dirige: LEOPOLD STOKOWSKIJ.

  • Aprile 19, 2019 at 1:32 pm

https://youtu.be/PwsYlv8M4CE

WAGNER e DANIELA D’ARMINIO

  • Marzo 10, 2019 at 1:25 am

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI
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RECENSIONE CON RIME 
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WAGNER e DANIELA D’ARMINIO

Sono SEMPRE d’accordo sul mio giudizio: sei un grande soprano!
Una tecnica e una maniera d’interpretazione stupende
che ricordano molto lo stile delmonachiano.
Il tuo timbro vocale è molto bello, forte; risplende.

In repertorio: Sansone e Dalila, Ortruda, Sieglinde, La Gioconda, …
la Tosca pucciniana di grande bellezza …
Ma c’è anche Brunhilde, la Valchiria che inonda
il pubblico con la sua grandezza.

Conosco troppo poco di Wagner ma, quel poco
è reso ancor più prezioso per mezzo di te, Daniela D’Arminio,
la cui Arte è espressa al pubblico attraverso il tuo fuoco
sacro, che convince e affascina come il colore rosso carminio.

A proposito di Wagner e della sua “Valchiria”,
al termine dell’opera, Wotan – moralmente fioco –
addormenta dolcemente la figlia prediletta, la SUA Valchiria,
e circonda la roccia dell’elemento sacro, il fuoco.

La Tetralogia, quando finisce,
vede Brunhilde che, sul suo fido cavallo Grane,
nella pira innalzata per Sigfrido, finisce
la sua vita lanciandosi nelle fiamme.

E’ una pagina musicale stupenda
che nessuno, tranne Wagner, poteva scrivere.
Così, si chiude “Il Crepuscolo degli Dei”, opera bella e tremenda,
in cui Sigfrido e la SUA donna cessano di vivere,

rimanendo uniti per sempre, a differenza
degli altri, compreso Hagen, l’uccisore.
La Tetralogia: opere “a puntate” che, con deferenza,
tu, Daniela, sai interpretare con grande amore.

Laura Rocatello 

AUGURI! AUGURI! AUGURI!

  • Dicembre 20, 2018 at 11:23 am

TANTI! TANTISSIMI AUGURI!

Risultati immagini per AUGURI DI BUON NATALE

“UNA SERATA DA SCOPRIRE”: Concerto del 15 settembre 2018

  • Novembre 4, 2018 at 12:49 am

E’ con grande soddisfazione che, prima di parlare di questo bellissimo Concerto Lirico, anticipo che DANIELA DEL MONACO, reduce da vari successi, è stata gratificata dal folto pubblico che si è alzato in piedi e che l’ha applaudita moltissimo con esclamazioni tipo “BRAVA!” (specialmente, ne “La Gioconda”).

Lo stesso CLAUDIO DEL MONACO (secondo figlio di MARIO DEL MONACO), marito e insegnante di Daniela, mi trasmette tutto l’entusiasmo per il felicissimo esito, aggiungendo che la moglie ha cantato in modo veramente sublime: “Non l’avevo mai sentita cantare così”.

Inoltre, questa signora in abito lungo e pettinata con la treccia, trasmette il suo aspetto semplice e fine: sembra una Madonna del 1600 catapultata nel futuro.
Una Madonna che sfodera una voce potente e un timbro bellissimo.

Il Comune di Villorba doveva essere rappresentato dal Vice Sindaco che, non potendo essere presente, si scusa e, ancora una volta, tale Comune esterna l’essere fiero di Daniela e Claudio Del Monaco: credo sia mio dovere ricordare che, un cittadino illustre di Villorba-Lancenigo, era proprio il grande tenore MARIO DEL MONACO.

Il Concerto “UNA SERATA DA SCOPRIRE” viene tenuto a Santa Lucia di Piave, presso il PALACASTANET sito in Piazza Unità d’Italia.

Gli Artisti partecipanti sono:

– DANIELA DEL MONACO (soprano) canta arie da “Il Paese del sorriso” di Franz Lehár, “La Gioconda” di Ponchielli, “Tosca” di Puccini, “La Valchiria” di Wagner, “Sansone e Dalila” di Saint-Saens.

Con “S’apre per te il mio cor” (ossia, la “Scena della seduzione”) da “Sansone e Dalila” di Saint-Saëns, la Signora Del Monaco seduce letteralmente il pubblico.

Apprezzatissima anche la sua Sieglinde (La Valchiria): senza dubbio, il non sempre conosciuto e amato Wagner, cantato in lingua tedesca, attira notevolmente l’attenzione e si nota la differenza con le opere italiane come, ad esempio, “Tosca”.
Entusiasmo e applausi prolungati.

MY WAY, la canzone-grande successo di Franck Sinatra, viene apprezzata in modo particolare e, nei commenti seguiti, viene “giudicata” come musica che desta molto effetto, in quanto interpretata dalla voce lirica di Daniela Del Monaco.
Da notare che il pubblico presente è percorso dalla grande voglia di ascoltare i “BIS”.

– ANTONIO BISCOSI (tenore): “La Fanciulla del West” (“Ch’ella mi creda”) e “Tosca” (“E lucevan le stelle”) di Puccini, “Andrea Chénier” (Improvviso: “Un dì, all’azzurro spazio”) di Giordano, “Core ’ngrato” di Riccardo Cordiferro-Salvatore Cardillo, “Musica proibita” di Gastaldon.
Un buon tenore che viene applaudito con entusiasmo.

– MICHELE BOLLA (Maestro al Pianoforte): accompagna  mirabilmente i cantanti ed esegue Chopin che, secondo me, “Convince con una tecnica da manuale ed una interpretazione raffinata di colori ricchi e molto caldi”.

– CLAUDIA CIULLO (Maestra all’Arpa): sempre, secondo il mio giudizio, “Questa bravissima artista mostra abilità, ottima tecnica ed un bella linea musicale non sempre facile in musica contemporanea”.

Il Concerto termina con “O sole mio” che, a seguito del duetto Daniela Del Monaco-Antonio Biscosi, origina un applauso della durata di ben SEI MINUTI, mentre il pubblico preme per ascoltare ancora dei “BIS”.

Da citare che il Sindaco di Santa Lucia di Piave si è congratulato con gli artisti, definendoli straordinari, evidenziando che il programma è piuttosto difficile, oltre ad essere svolto in quattro lingue.
A termine concerto,  gli artisti vengono raggiunti sul palco dal Sindaco di Santa Lucia di Piave che si complimenta moltissimo con loro per la bravura dimostrata, esternando alla Signora Del Monaco: < Dove ha trovato una voce così bella e potente? >.
A questo punto, lo stesso Sindaco annuncia entusiasticamente che, il prossimo anno, si terrà un altro concerto importante.

Alla fine, il pubblico si accorge che “trattiene troppo a lungo” la Signora Del Monaco che, poveretta, si sta  quasi perdendo il ricco rinfresco preparato dal Comune . . .

Davvero, UNA SERATA DA SCOPRIRE!

Laura Rocatello

CONCERTO DI FERRAGOSTO 2018

  • Novembre 2, 2018 at 12:21 am

15 agosto 2018 – ore 12,45: in diretta R.A.I., INIZIA il CONCERTO DI FERRAGOSTO “MONVISO UNESCO” tenuto a PIAN MUNé DI PAESANA (Cuneo)

Per il terzo anno, conduce FRANCESCO MARINO

ORCHESTRA SINFONICA “B. BRUNI” DELLA CITTA’ DI CUNEO diretta dal Maestro ANDREA ODDONE

I brani musicali sinfonici:

– MARCIA DELL’O.N.U. di ROBERT STOLZ (è stata scelta come SIGLA in riferimento all’importante riconoscimento UNESCO del SITO DEL MONVISO).

– GIOACCHINO ROSSINI: LA GAZZA LADRA, sinfonia  OMAGGIO a ROSSINI per i 150 anni dalla sua morte.

– PIOTR ILIJCH TCIAIKOVSKIJ: CAPRICCIO ITALIANO. – Dieci melodie e danze popolari napoletane sono alla base di questa composizione.

– PIOTR ILIJCH TCIAIKOVSKIJ: MARCIA SLAVA, op. 31 (tratta il clima eroico e il folclore serbo).

– LEONARD BERNSTEIN: WEST SI DE STORY CROCE ROSSA ITALIANA – Selezione di temi e di travolgenti danze.

Per l’ASSISTENZA, si è sotto la Direzione Operativa della CROCE ROSSA ITALIANA.

E’ ospite il Presidente della Regione Piemonte, SERGIO CHIAMPARINO, che – come possiamo notare – è emozionato ricordando GIANFRANCO BIANCO, colui che HA FATTO MOLTO PER QUESTI CONCERTI e ne HA CONDOTTI PARECCHI.

Lauretta

ADDIO, MONTSERRAT CABALLE’

  • Ottobre 6, 2018 at 4:16 pm
Questa mattina, se ne è andata una grande icona della Grande Musica: il soprano spagnolo MONTSERRAT CABALLE’.GRAZIE, MONTSERRAT, PER CIO’ CHE CI HAI DATO.

Concerto ” UNA SERATA DA SCOPRIRE” –> 15 settembre 2018

  • Settembre 12, 2018 at 8:27 pm

PORTO ALL’ATTENZIONE DI TUTTE LE MIE AMICIZIE che, sabato 15 settembre 2018 (ore 20,30), a Santa Maria di Piave (TV), al “PALACASTANET” (Piazza Unità d’Italia – Zona Stadio), verrà tenuto il Concerto ” UNA SERATA DA SCOPRIRE”.

Gli Artisti: DANIELA DEL MONACO (soprano), FRANCO BERTUOL (tenore), MICHELE BOLLA (Maestro al pianoforte) e CLAUDIA CIULLO (all’arpa).

IN BOCCA AL LUPO!

GENOVA: 14 agosto 2018

  • Agosto 14, 2018 at 8:51 pm

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI
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GENOVA: Giuseppe Verdi amava moltissimo questa città, la sua Lanterna e il suo mare.

HO PIANTO PERCHE’, OGGI, GENOVA E’ IN LUTTO.

Verdi ha composto l’opera “SIMON BOCCANEGRA”, la cui azione si svolge proprio a Genova.

GENOVA: SIAMO TUTTI CON TE!

Lauretta/Arridateci Piero Angela

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Lascio la romanza “COME IN QUEST’ORA BRUNA” cantata dal soprano KATIA RICCIARELLI:

https://youtu.be/76AA4txp2Gk

LE MIE MONTAGNE, LA MIA VALLE – MY MOUNTAINS, MY VALLEY

  • Luglio 14, 2018 at 3:51 pm

LE MIE MONTAGNE, LA MIA VALLE

Le mie montagne sono in Sila e sono bellissime.
Sono brulle o verdissime

con foreste tagliate da stradine
e, qua e là, vediamo case  e chiesine.

Le mie montagne hanno l’aria pulita e l’acqua pura:
tutti si sono assicurati una buona cura.

Con la pioggia o con la neve, il cielo è  ammaliante:
uno spettacolo da dipingere, affascinante.

Col sereno, sulla valle, l’alba è delicata,
il giorno è illuminato dalla luce dorata.

Il tramonto è romantico
sul paesello antico.

La sera, cielo e valle sono punteggiati da luci e stelle:
emozioni forti e belle.

Queste sono le mie montagne,
la mia valle e le sue campagne.

Laura

MY MOUNTAINS, MY VALLEY

My mountains are in Sila and they are beautiful.
They are barren or very green

with forests cut by narrow streets
and here and there, we see houses and little churches.

My mountains have clean air and pure water:
all have ensured good care.

In the rain or in the snow, the sky is bewitching:
a show to paint, fascinating.

With the serene, on the valley, the dawn is delicate,
the day is illuminated by golden light.

The sunset is romantic
on the ancient village.

In the evening, the sky and the valley are dotted with lights and stars:
strong and beautiful emotions.

These are my mountains,
my valley and its countryside.

Laura

VECCHIAIA –> OLD AGE

  • Giugno 28, 2018 at 9:29 am


VECCHIAIA

Molti anni sono passati
dalla gioventù
allegra e speranzosa.

Oggi, i soldi sono calati.
La pensione non basta più.
Ormai, tutto è poca cosa.

La salute è incerta,
sebbene sembri abbastanza buona.
Tutto sembra insicuro.

La sera, si sta in poltrona, sotto la coperta,
specialmente se tuona.
Dà il senso del calduccio sicuro.   

L’anziano ostenta una certa sicurezza,
ma pensa alla morte con frequenza.
La sua preoccupazione è “Sempre, prevedere il futuro” .

Un ricovero nella Casa di Riposo con certezza,
Lì, c’è sempre, la sua presenza . . .
Poi, arriva la Signora Morte: “il sicuro”.

Laura

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OLD AGE

Many years have passed
from youth
cheerful and hopeful.

Today, the money has fallen.
Retirement is no longer enough.
By now, everything is nothing.

Health is uncertain,
although you look pretty good.
Everything seems insecure.

In the evening, you are in an armchair, under the blanket,
especially if it thunders.
It gives the sense of safe warmth.

The old man shows a certain security,
but think of death frequently.
His concern is “Always, foresee the future”.

A shelter in the Retirement Home with certainty,
There, there is always, his presence. . .
Then, Mrs. Death arrives: “the safe”.

Laura


MEFISTOFELE di ARRIGO BOITO

  • Giugno 26, 2018 at 5:48 pm

Ecco l’opera completa che ho visto la mattina del 24 giugno 2018, trasmessa da RAI5: MEFISTOFELE di Boito.

Dal Teatro “COMUNALE” di Firenze, Direzione Bruno Bartoletti – con Daniela Dessì, Alberto Cupido e il fantastico SAMUEL RAMEY.


https://youtu.be/1aybMp3ATk4

 

Il grande VALZER dall’opera “FAUST” di CHARLES GOUNOD

  • Giugno 21, 2018 at 2:43 pm

Il grande VALZER dall’opera “FAUST” di Charles Gounod.

Cantano il soprano Joan Sutherland, il tenore Franco Corelli, il basso Nicolai Ghiaurov.

Dirige il Maestro Richard Bonynge.

Lauretta

Dall’opera “FAUST” musicata da Charles Gounod, ecco il Coro dei Soldati “GLOIRE IMMORTELLE”

  • Maggio 25, 2018 at 8:20 am

Durante una rappresentazione dell’opera “FAUST” musicata da Charles Gounod, ecco il Coro dei Soldati “GLOIRE IMMORTELLE”.

Opera-capolavoro, è tratta dal lavoro di Wolfgang Goethe ed è stata rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1859 e, poi, ripresentata nel 1869 come Grand-Opéra.

Lauretta/Arridateci Piero Angela

TRISTEZZA

  • Maggio 19, 2018 at 2:40 pm

 

Ieri è arrivata all’improvviso una tempesta inaspettata quanto violenta: un vento gelido e furioso mi ha strappato una parte del mio cuore.

Ho cercato di oppormi alla sua furia, ma è stato inutile: mi ha travolto.
E’ stato terribile!

Non mi sono sentito mai così debole e inetto.
Ha lasciato un grande vuoto dentro di me.
Sento che mi manca qualcosa di importante … COSMAS.

OMERO PETRARCA

“OTELLO”: OPERA-FILM per la televisione

  • Maggio 5, 2018 at 3:27 pm

28 aprile 2018, sabato pomeriggio.

Su “RAI5” (Canale 23), viene replicata l’opera “OTELLO” di GIUSEPPE VERDI con:
Scene di Mariano Mercuri
Costumi di Veniero Colasanti
Luci: di Davide Altschuler
Regia di Franco Enriquez.

Il CAST: MARIO DEL MONACO (Otello), ROSANNA CARTERI (Desdemona), RENATO CAPECCHI (Jago), GINO MATTERA (Cassio) e con Bruno Bruni, Luisella Ciaffi (Emilia), Nestore Catalani, Plinio Clabassi.

Maestro del Coro: ROBERTO BENAGLIO.
Direttore dell’Orchestra e del Coro della R.A.I.: TULLIO SERAFIN.

Così, dice la prima frase di un articolo relativo a quest’opera-film:
< Il capolavoro di Verdi “OTELLO” diretto da uno dei massimi direttori d’orchestra italiani del Novecento, TULLIO SERAFIN, e interpretato dal tenore che più di tutti ha reso celebre il ruolo verdiano, MARIO DEL MONACO >.

.
Le parole del libretto (scritte da Arrigo Boito) sono molto fedeli al lavoro di Shakespeare e seguo l’opera in religioso silenzio, catturando ogni momento in cui le espressioni e la bravura degli interpreti sono davvero realistiche e immortali.

Mario Del Monaco-Otello: di una dolcezza sublime verso Desdemona, nel primo atto.
Otello: Sospettoso, diffidente e feroce quando si convince di essere stato tradito dalla moglie (“il fazzoletto”, ossia “la forma di prova”).
Otello: Pentito, angosciato e devastato, quando scopre che è stato un debole “giocattolino” nelle mani di Jago, per cui – morta Desdemona – da perdente, a causa della sua gelosia – si uccide (beh . . . a quel tempo, l’uomo “comandava” e vigeva l’ “onore”: la mentalità era differente da quella di oggi).

Renato Capecchi-Jago: grande interpretazione del personaggio maligno che, psicologicamente, lui stesso si riconosce “Credo in un Dio crudel che m’ha creato, … vile son nato, son scellerato …).
Jago: il narcisistico “deus ex machina” che si avvale della gelosia di Otello per avere il potere e il controllo su tutto e tutti, persino su Desdemona che ha sempre desiderato.
Jago: un grande personaggio, capace di manipolare tutti, in particolare, Otello.
Jago: che, purtroppo, è idem “un perdente”.

Lauretta/Arridateci Piero Angela (Gruppo FaceBook)

 

8 agosto 1963: per il 50° Anniversario di inizio degli Spettacoli lirici all’Arena di Verona

  • Aprile 22, 2018 at 2:29 pm

Ieri pomeriggio, 23 aprile 2018, su RAI5, hanno replicato (in bianco e nero) l’opera “AIDA” di Verdi rappresentata l’8 agosto 1963 all’ARENA di Verona, con la regìa di Maria Maddalena Yon.

Ho sempre conosciuto la grandiosità e la maestosità della rappresentazione di quest’opera colossale ma, sia in tale occasione, sia nel 1966, mi è sembrata davvero titanica.

Per questo 50° anniversario dagli inizi degli spettacoli in Arena, infatti, c’erano dei “LEONI”, come:

– TULLIO SERAFIN (Direttore d’Orchestra)
– LEYLA GENCER (grande soprano turco): giusto 3 mesi e 3 giorni prima, l’avevo vista ALLA SCALA con lo stesso vestito (ma, “AIDA”, la dirigeva GIANANDREA GAVAZZENI).
– GIULIETTA SIMIONATO: qui, aveva 53 anni, ma era sempre la grandissima e validissima Simionato!
– ANTONIO ZERBINI: Ramfis (grande basso).
– GIANGIACOMO GUELFI: baritono (Amonasro, padre di Aida, Re degli Etiopi) = l’ho visto, per la prima volta, quando avevo 10 anni, in “CAVALLERIA RUSTICANA”: UN GRANDE
– GASTONE LIMARILLI: il tenore che Mario Del Monaco aveva definito IL SUO SOLO E UNICO VERO ALLIEVO (me l’ha raccontato suo figlio Claudio).
– AFRO POLI (non ricordo bene)

QUANTA GENTE! QUANTE COMPARSE!

Nonostante l’opera sia stata eseguita SOLO per III atti, E’ UN VERO E PROPRIO DOCUMENTO STORICO.
(AIDA: peccato che sia piovuto, quella sera, all’inizio del IV atto e che si sia dovuto sospendere lo spettacolo!).
Detto fra noi, era il tempo che LA LIRICA, LE SCENOGRAFIE e LE REGIE LE FACEVANO SERIAMENTE.

Lauretta
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https://youtu.be/hEaSW0hVfxg

“O CIELI AZZURRI – O PATRIA MIA” By request, here is more…
youtube.com

“IL PATTO” . . . (MEFISTOFELE di ARRIGO BOITO)

  • Gennaio 17, 2018 at 3:06 pm

MARIO DEL MONACO canta “IL PATTO” dall’opera “MEFISTOFELE” di Arrigo Boito: da notare la professionalità del GRANDE MARIO e dell’altro grande della Lirica, il basso CESARE SIEPI.
Un applauso anche al  Direttore d’Orchestra:  TULLIO SERAFIN.
Amo tantissimo quest’opera e questo è un passo bellissimo.

Lauretta/Arridateci Piero Angela
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https://youtu.be/7313KRFf_ew
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CHI E’ TOBIA GORRIO?

  • Gennaio 15, 2018 at 4:11 pm

1970:

Durante le selezioni-prove per partecipare alla trasmissione TV “RISCHIATUTTO” condotta da MIKE BONGIORNO, mi viene posta una domanda: “Chi è Tobia Gorrio?”.
Rispondo, prontamente: “E’ l’ANAGRAMMA di ARRIGO BOITO, librettista dell’opera ‘La Gioconda’ musicata da Amilcare Ponchielli, rappresentata per la prima volta al Teatro “Alla Scala” di Milano l’8 aprile 1876.
La vicenda è tratta da “L’Ange” (o “Angelo, Tiranno di Padova” di Victor Hugo).

Nativo di Padova, come il fratello Camillo, Arrigo Boito era anche letterato e appartenevano entrambi al Movimento chiamato “LA SCAPIGLIATURA”, corrente intellettuale esistente nelle grandi città, nel decennio 1860-1870.
Infatti, l’opera “MEFISTOFELE” di Arrigo Boito viene rappresentata al Teatro “ALLA SCALA” di Milano nel 1868, precisamente il 5 marzo, sotto la direzione orchestrale del compositore.

La vicenda s’ispira a Faust, personaggio raccontato da Johann Wolfgang Goethe.

Da notare che, fra l’altro, Arrigo Boito ha scritto il testo de l’ “INNO DELLE NAZIONI” musicato da Verdi, ritoccato poi dal grande Direttore d’Orchestra ARTURO TOSCANINI, dove lo stesso Toscanini TRASMETTE “PACE A TUTTO IL MONDO”.

Lauretta/Arridateci Piero Angela

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Desidero lasciare il testo scritto di un brano celeberrimo del personaggio Mefistofele, brano interpretato magistralmente dal basso americano SAMUEL RAMEY:

Mefistofele: https://youtu.be/-PZS_L6mH1M

(Questo brano è conosciuto anche come “La Ballata del Fischio”).

« Son lo spirito che nega
Sempre tutto: l’astro, il fior…
Il mio ghigno e la mia bega
Turban gli ozi al Crëator »
(Mefistofele, atto I scena II)

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7 dicembre 2017, ore 20,30 – ” CONCERTO DELLA SOLIDARIETA’ “

  • Dicembre 11, 2017 at 4:28 pm


Credo che SIA GIUSTO anticipare che il soprano DANIELA DEL MONACO, al termine della sua esibizione dell’ “AVE MARIA” di Bach/Gounod, HA RICEVUTO PARECCHIE OVAZIONI e IL PUBBLICO SI E’ ALZATO IN PIEDI PER RENDERLE ONORE.
NON E’ POCO!

Inoltre, SEGNALO che tutte le sere, su RAI3-Veneto e antenna3-Veneto, TRASMETTONO LE NOTIZIE RIGUARDANTI I SUOI CONCERTI TENUTI E QUELLI FUTURI.


Passo a spiegare che il Teatro Parrocchiale di Silea (Treviso) è molto carino e contiene ben 400 posti e che, qui, questa sera, viene tenuto un bellissimo Concerto di Natale.
Concerto intitolato ad una cosa bellissima: LA SOLIDARIETA’; concerto organizzato da “IL TUO SORRISO” (nata nell’anno 2011, questa Associazione Onlus è RICONOSCIUTA dalla Regione VENETO).

Tale Associazione è nata con lo scopo di aiutare le persone diversamente abili e ha messo a loro disposizione un luogo-spazio “amico” nel quale potere trascorrere svago e sostegno nelle ore diurne, oltre ad occuparsi anche di altre COSE IMPORTANTISSIME attraverso un 
grande progetto che possa CONTRASTARE il BULLISMO e la LUDOPATIA:DIPENDENZE, sicuramente, PROVOCATE DA DISAGI INTERIORI, INSODDISFAZIONI, FRUSTRAZIONI.

Fra le personalità presenti in sala, troviamo CLAUDIO DEL MONACO: secondogenito del grande tenore MARIO DEL MONACO, Claudio è baritono, regista di opere liriche e Maestro insegnante di Musica.
Mi è ancora di grande piacere ricordare che 
Claudio del Monaco e’ stato, anche in passato, Consigliere Personale del Ministro della Cultura Serbo, tutti incarichi finora mai ricoperti da uno straniero di quella Nazione. (ANSA) 

I cantanti solisti sono:

MARINA DE RONCHI (soprano)

DANIELA DEL MONACO (soprano)

Inoltre:

PAOLO RILOCAPRO (violinista)

EDOARDO BOTTACIN (organista/tastierista)

PIPES OF PEACE” (coro e voci bianche dirette da MARINA DE RONCHI)

CORALE SANTA MARIA DE FONTANIS” (diretta da MARIA LUCIA GIRARDI)

Il Maestro EDOARDO BOTTACIN accompagna il soprano MARINA DE RONCHI, la quale esegue “PIE JESUS” di Gabriel Fauré e, nel contempo, dirige il Coro di Voci Bianche “PIPES OF PEACE”.
Coro di Voci Bianche che delizia il pubblico attraverso brani come “WHITE CHRISTMAS” del grande Berlin, “SE CREDERAI” (dal film “Il Principe d’Egitto”), “AMEN” (composizione “gospel”), “SANTA CLAUS” (J. F. Coots), IMNE DE FRATERNISE (Philippe Rombi), . . .

Sempre il Maestro 
EDOARDO BOTTACIN accompagna il soprano DANIELA DEL MONACO che si distingue in “AVE MARIA” (Johann Sebastian Bach/Charles Gounod), “PANIS ANGELICUS” (del Belga César Franck), “PIETA’ SIGNORE” (Alessandro Stradella), “O SOLE MIO” (degli Italiani Capurro-Di Capua-Mazzucchi).

La bellissima 
CORALE SANTA MARIA DI FONTANIS” (di Fontane di Villorba di Treviso) è diretta dalla Professoressa MARIA LUCIA GIRARDI e partecipano i Maestri EDOARDO BOTTACIN PAOLO RILOCAPRO nei brani: “AMORE MIO NON PIANGERE” (canto popolare), “MAMMA MIA DAMMI CENTO LIRE” (canto popolare), “ADESTE FIDELES” (attribuita a John Francis Wade), “JINGLE BELLS” (Lord James Pierpont), . . . 

Il Maestro all’organo, 
EDOARDO BOTTACIN, e il Maestro al violino, PAOLO RILOCAPRO, eseguono “WHAT CHILD IS THIS?” (William Chatterton Dix) e “GESU’ BAMBINO” (Pietro Tosi).

UN GRANDE APPLAUSO PER TUTTI GLI ARTISTI! 

Laura Rocatello

Il soprano GIULIA TOBALDI canta l’aria di Leonora dal I atto de “IL TROVATORE” di Giuseppe Verdi

  • Novembre 28, 2017 at 12:27 am

Questo è il giovane e valido soprano GIULIA TOBALDI.

Accompagnata al pianoforte dal Maestro LEONE MAGIERA, canta “Tacea la notte placida” e la cabaletta dal I atto de “IL TROVATORE” di Giuseppe Verdi.

Lauretta

ARGENTO VIVO, Mario Del Monaco! Grazie, Mario!

  • Novembre 14, 2017 at 10:34 pm

BUON COMPLEANNO, MAESTRO BELLINI!

  • Novembre 3, 2017 at 10:54 am

 Vincenzo Bellini

 

Il 3 novembre 1801, a Catania, nasceva il suo “CIGNO”: VINCENZO BELLINI.

 
Fra le opere musicate, spiccano capolavori come “LA SONNAMBULA”, “NORMA”, “I PURITANI”.
 
Da quest’ultima opera, ascoltiamo il duetto “SUONI LA TROMBA E INTREPIDO” con PIERO CAPPUCCILLI e NICOLAI GHIAUROV, sotto la Direzione Orchestrale del Maestro RICHARD BONYNGE.
 
Lauretta
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https://youtu.be/HjGzBsKbLv8

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16 ottobre 1982: MARIO DEL MONACO CI LASCIAVA

  • Ottobre 19, 2017 at 1:39 pm

Il 16 ottobre 1982, alle ore 17,30, Mario Del Monaco si spegneva in un’anonima stanza dell’Ospedale di Mestre, dov’era stato ricoverato d’urgenza per una crisi cardiaca. Era un grigio pomeriggio d’autunno e il sole quel giorno, discretamente nascosto dietro le nubi, stava tramontando un’ultima volta nella vita del più grande tenore drammatico del novecento. Diversamente dagli anni precedenti, per questa ricorrenza vogliamo ricordare Mario Del Monaco attraverso le testimonianze e le parole dei familiari, di colleghi e amici di un artista che ha dedicato tutta la sua vita al teatro, anche imponendosi regole ferree per offrire al pubblico il meglio di sé e delle proprie potenzialità. Le testimonianze che abbiamo raccolto non sono poche, si tratta di filmati anche datati ma è quanto di meglio siamo riusciti a recuperare. Per non tagliare eccessivamente gli interventi di ognuno, stiamo valutando se suddividere il video completo appena assemblato, in due o più parti. Questo, per contenere in termini ragionevoli la lunghezza dei singoli post che pubblichiamo da oggi su questa pagina, per il 35° anniversario della scomparsa del grande, grandissimo tenore Mario Del Monaco.

Mario Del Monaco, 35 anni senza di lui.

Il 16 ottobre 1982, alle ore 17,30, Mario Del Monaco si spegneva in un’anonima stanza dell’Ospedale di Mestre, dov’era stato ricoverato d’urgenza per una crisi cardiaca. Era un grigio pomeriggio d’autunno e il sole quel giorno, discretamente nascosto dietro le nubi, stava tramontando un’ultima volta nella vita del più grande tenore drammatico del novecento. Diversamente dagli anni precedenti, per questa ricorrenza vogliamo ricordare Mario Del Monaco attraverso le testimonianze e le parole dei familiari, di colleghi e amici di un artista che ha dedicato tutta la sua vita al teatro, anche imponendosi regole ferree per offrire al pubblico il meglio di sé e delle proprie potenzialità. Le testimonianze che abbiamo raccolto non sono poche, si tratta di filmati anche datati ma è quanto di meglio siamo riusciti a recuperare. Per non tagliare eccessivamente gli interventi di ognuno, stiamo valutando se suddividere il video completo appena assemblato, in due o più parti. Questo, per contenere in termini ragionevoli la lunghezza dei singoli post che pubblichiamo da oggi su questa pagina, per il 35° anniversario della scomparsa del grande, grandissimo tenore Mario Del Monaco.-

Posted by Mario Del Monaco. "Se tu non m'ami" on Sonntag, 15. Oktober 2017

 

 

8 ottobre 2017: Concerto Lirico Vocale presso “Associazione Lirica MARIO DEL MONACO”, Modena

  • Settembre 20, 2017 at 5:35 pm

FERDE GROFé: GRAND CANYON SUITE

  • Settembre 18, 2017 at 4:50 pm

< L’opera musicale più celebre di FERDE GROFé è la suite “Grand Canyon”, iniziata nel 1921 e conclusa nel triennio 1929-1931, appartenente al versante colto della musica novecentesca.

< Questa sua composizione abbina felicemente la vena naturalistico-descrittiva all’amabilità delle melodie e il gusto per l’orchestrazione.

< Come un album di cartoline illustrate (e, come più tardi definito, uno spettacolo musicale in CinemaScope, questo lavoro rievoca, in cinque episodi, una serie di paesaggi fra i più spettacolari di tutta l’America: vi si ritrovano un’alba suggestiva (L’aurora), un deserto ravvivato da colori e da rifrangenze luminose (Il deserto dipinto), il paesaggio fumettistico di un mulo che incede sobbalzando su uno dei sentieri che collegano il plateau col fondo del canyon (Sul sentiero), un tramonto incantato (Il tramonto) e, in ultimo, un nubifragio che si abbatte sulla regione fra tuoni e sibili di vento (Il nubifragio).

Omaggio da parte di Lauretta

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Ascoltiamo la suite sinfonica il cui brano più noto è “On the trail” (Sul sentiero):

https://youtu.be/l6BrRwguNgE

 

Dal terzo atto dell’opera MADAMA BUTTERFLY di Giacomo Puccini, il finissimo tenore MARIO DEL MONACO canta “ADDIO, FIORITO ASIL”

  • Agosto 27, 2017 at 11:08 pm

Il testo:

Addio, fiorito asil
di letizia e d’amor!
Sempre il mite tuo sembiante
con strazio atroce vedrò.

Addio, fiorito asil,
più non reggo al tuo squallor.
Ah, non reggo al tuo squallor.
Fuggo, fuggo, ah, son vil!

Addio, più non reggo al tuo squallor,
Ah! son vil! Ah! son vil!

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Buon ascolto.

Lauretta

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https://youtu.be/vwx0fq7l3GA

 

Mario del Monaco sings “Addio fiorito asil ” from Madama Butterfly by Giacomo Puccini New Symphony Orchestra of London Alberto Erede, conductor London II. 1956
YOUTUBE.COM

XXXVII CONCERTO DI FERRAGOSTO, Frabosa Sottana (Piemonte)

  • Agosto 20, 2017 at 11:49 am

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI
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15 agosto 2017: XXXVII CONCERTO DI FERRAGOSTO tenuto a FRABOSA SOTTANA (CN), a 1640 metri s.l.m.

Il giovanissimo e valente Maestro ANDREA ODDONE dirige l’Orchestra Sinfonica “BARTOLOMEO BRUNI” .

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I BRANI IN PROGRAMMA:

– Beethoven: Egmont, ouverture.
– Verdi: Oberto, Conte di San Bonifacio = sinfonia.
– Carlo Alberto Pizzini: Al Piemote (trittico sinfonico: bello, possente, dolce).
– George Gershwin: Ouverture Cubana (stupendo ritmo).
– Franz Von Suppé: Cavalleria leggera = ouverture (conosciutissima, è stupenda, tanto che il pubblico accompagna battendo le mani il passo dov’è presente il tempo di “marcia” –> https://youtu.be/vL1nigzP2kM ).

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OSPITI INTERVENUTI:

– Il Sindaco di Frabosa Sottana.
– Il Presidente della Regione Piemonte, Chiamparino.
– Una giovinetta straniera accompagnata sul luogo da persone di sua conoscenza. Commenta: “Molto bello!”.
– Claudio Chiappucci: il corridore che era arrivato in questo stesso luogo anni fa, durante un giro ciclistico.
– Un signore di 88 anni che assiste ai Concerti piemontesi da 22 anni.

– Il presentatore, ad un certo punto, alza gli occhi al cielo e manda un saluto al vecchio presentatore delle manifestazioni, Gianfranco Bianco, deceduto due anni fa.
Persona che ha fatto tanto, in questo campo artistico.

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Un Concerto stupendo, eseguito da professionisti della Musica.

Lauretta

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DUE INTERPRETAZIONI DEL TENORE EROICO MARIO DEL MONACO

  • Agosto 9, 2017 at 12:35 am

LOHENGRIN di Richard Wagner:

ENEA, ne “I TROIANI A CARTAGINE” di Hector Berlioz:

(NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI)

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21 luglio 2017: UN GRANDE CONCERTO DEDICATO AL TENORE MARIO DEL MONACO

  • Luglio 23, 2017 at 5:04 pm

21 luglio 2017: 


UN GRANDISSIMO CONCERTO!
UN BELLISSIMO CONCERTO!
UN GRANDISSIMO SUCCESSO! 

Il prossimo 27 luglio, MARIO DEL MONACO compirà 102 anni: è con grandissima commozione che dico “BUON COMPLEANNO, MAESTRO!”

Laura Rocatello

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Ritengo opportuno trasferire notizie e resoconto relativi al  Concerto emozionante tenuto Venerdì 21 luglio – ore 21.15
Auditorium “Mario Del Monaco” – p.zza Pinarello, Catena di Villorba (TV)

Titolo del concerto: “UNA SERATA COSI’ GRANDE”         

Appuntamento dedicato alla lirica e alla canzone popolare italiana della prima metà del Novecento.
Una serata da non perdere dove baritono e soprano, accompagnati al pianoforte, ripercorreranno arie di opere famose ed evergreen nell’Auditorium dedicato al grande tenore Mario Del Monaco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli Artisti:

Daniela Del Monaco, soprano (allieva del Maestro Claudio Del Monaco)

Ljubodrag Begovic, baritono del Teatro di Belgrado (allievo del Maestro Claudio Del Monaco)

Michele Bolla (del Teatro “LA SCALA” di Milano), Maestro al pianoforte

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Così, la redazione cultura e spettacoli dell’Ansa ha trasmesso nel tardo pomeriggio del 20 luglio 2017:

Musica: A Villorba, CONCERTO NEL SEGNO DI MARIO DEL MONACO

Protagonisti: due allievi del figlio Claudio, stimato in Serbia

(ANSA) – BELGRADO, 20 luglio 2017

La grande tradizione musicale legata al celeberrimo tenore Mario del Monaco verra’ riproposta in un concerto in programma domani sera a Villorba, in provincia di Treviso, all’Auditorium intitolato al grande Maestro italiano.

Protagonisti di “UNA SERATA COSI’ GRANDE”, appuntamento con la lirica e la canzone popolare italiana della prima meta’ del Novecento’ – questo il titolo dell’evento – saranno il  soprano Daniela del Monaco e il baritono Ljubodrag Begovic, entrambi allievi di Claudio del Monaco, figlio del grande Mario.
Con loro il pianista della Scala di Milano Michele Bolla.

Il programma prevede musiche di Verdi, Lehar, Donizetti, Ponchielli, Wagner, Bixio, Gastaldon.

Il concerto, del quale Claudio del Monaco e’ stato promotore, si tiene con il supporto della Provincia di Treviso e della Regione Veneto.
Regista e Maestro di canto, Claudio del Monaco e’ stato a lungo in passato protagonista della scena musicale e artistica in Serbia, con la direzione – negli anni novanta – del Teatro Nazionale di Belgrado e del Teatro Nazionale Serbo di Novi Sad, incarichi di successo che hanno suscitato ammirazione e larghi consensi da parte del pubblico, della critica e della stampa di quegli anni.

Claudio del Monaco e’ stato, anche in passato, Consigliere Personale del Ministro della Cultura Serbo, tutti incarichi finora mai ricoperti da uno straniero. (ANSA)

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L’auditorium è affollatissimo, tanto che si devono tenere aperte le porte d’entrata perché il pubblico non trova più posto, MA può ascoltare dall’esterno.

GRANDI EMOZIONI!!!

Inoltre, vengono eseguiti TRE BIS, mentre il pubblico CHIEDE ANCORA di ripetere!!!

 

 

PROGRAMMA DELLA SERATA:

DEDICATO A MARIO DEL MONACO e OMAGGIO ALLA LIRICA: UNA SERATA COSI’ GRANDE
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1. LA TRAVIATA,  Giuseppe Verdi: Di provenza il mar, il suol (Giorgio Germont)
Baritono Ljubodrag Begovic

2 . IL PAESE DEL SORRISO,  Franz Lehár: Tu che m’hai preso il cor,
Soprano Daniela del Monaco

3. L’ELISIR D’AMORE, Gaetano Donizetti: Come Paride vezzoso (Belcore)
Baritono Ljubodrag Begovic

4. LA GIOCONDA, Amilcare Ponchielli: Suicidio
Soprano Daniela del Monaco

5. SILENZIO CANTATORE, Gaetano Lama
(Baritono Ljubodrag Begovic)

6. LOHENGRIN, Richard Wagner: Entweihte Goetter (Ortruda)
Soprano Daniela del Monaco

7. INTERMEZZO MUSICALE eseguito dal Maestro al pianoforte Michele Bolla

8. MAMMA, Cesare Andrea Bixio
Baritono Ljubodrag Begovic

9. MUSICA PROIBITA, Stanislao Gastaldon
Soprano Daniela del Monaco

10. CHITARRA ROMANA, Bruno Cherubini/Eldo Di Lazzaro
Baritono Ljubodrag Begovic

11. DICITINCELLO VUIE, Rodolfo Falvo (testo di Enzo Fusco)
Soprano Daniela del Monaco


Resoconto battuto al computer da Laura Rocatello

 

 

 

 

CANTO D’AMORE INDIANO (da “ROSEMARIE” di Friml)

  • Luglio 2, 2017 at 12:16 pm

ANN BLYTH e FERNANDO LAMAS eseguono il “CANTO D’AMORE INDIANO” dall’operetta “ROSEMARIE” di FRIML:

Il dio GIOVE

  • Giugno 13, 2017 at 12:56 pm

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TRISTANO E ISOTTA di Richard Wagner

  • Giugno 9, 2017 at 9:05 pm
Tristano conduce Isotta alla volta della Cornovaglia, recandola in sposa a RE MARKE, dimenticando che Isotta, un giorno, gli ha salvato la vita.ISOTTA ordina alla sua ancella BRANGANIA di preparare un veleno per se e per TRISTANO.
L’ancella lo sostituisce con un filtro d’amore: quando essi bevono insieme il filtro, una passione li attrae l’un l’altro.

MA è risaputo che TRISTANO e ISOTTA SI AMAVANO GIA’ DA PRIMA perché avevano letto AMORE nei loro SGUARDI: infatti, quest’opera è definita anche “L’OPERA DEGLI SGUARDI”.

E’ definita l’opera più bella di Wagner.

 

Il 10 giugno 1865, al Teatro “KÖNIGLICHES HOF-UNS NATIONALTHEATER di Monaco di Baviera, veniva rappresentata per la PRIMA volta l’opera “TRISTANO E ISOTTA” di RICHARD WAGNER, diretta da HANS VON BÜLOW.

Lauretta 

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Un grande che ha diretto Tristano e Isotta è stato HERBERT VON KARAJAN:

 

MARIO DEL MONACO ATTORE con UGO TOGNAZZI e ORNELLA MUTI

  • Maggio 18, 2017 at 3:29 pm

Mario Del Monaco è qui intervistato dal giornalista RAI Paolo Cavallina a S.Pellegrino Terme (BG) nel 1978, sul set dell’ultimo film al quale aveva partecipato, “Primo amore”, con Ugo Tognazzi e Ornella Muti, Regìa di Dino Risi. Durante l’intervista, Mario Del Monaco espone il suo punto di vista sul termine “divo”, con il quale da molti anni veniva definito dalla stampa e dal pubblico. L’intervista è estesa anche a Ugo Tognazzi e a una giovanissima Ornella Muti, che esprimono giudizi positivi su Del Monaco attore. Il video, a disposizione di tutti, è un inedito come tanti altri pubblicati su questa pagina da diversi mesi.- (Purtroppo, non si riesce a trasferirli su questo mio blog).

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Teatro Comunale “MARIO DEL MONACO” di Treviso

  • Maggio 18, 2017 at 3:25 pm

2017: 

La Città di Treviso, il 27 aprile 2011 ha voluto onorare il suo illustre concittadino Mario Del Monaco intitolando a suo nome il rinnovato Teatro Comunale. All’inaugurazione furono invitati i famigliari del grande tenore e numerose personalità, anche straniere. Il Teatro era gremito in ogni ordine di posti e tutta la città ha festeggiato quell’evento davvero storico. Nell’occasione, vennero proiettati alcuni filmati sulla vita del grande tenore, e in questo video ne possiamo vedere una parte. –
(Purtroppo, non si possono trasferire in questo mio blog).

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Il tenore Mario Del Monaco canta “MUSICA PROIBITA”

  • Maggio 17, 2017 at 12:21 pm

https://youtu.be/VjxR7SnQPek?list=RDVjxR7SnQPek

Il tenore Mario Del Monaco canta “VIENNA, VIENNA” (O, DOLCE VIENNA, TU”)

  • Maggio 17, 2017 at 12:19 pm

Il tenore Mario Del Monaco canta “LOLITA”

  • Maggio 17, 2017 at 12:18 pm

https://youtu.be/XI44GD_sDTA

Il tenore Mario Del Monaco canta un brano dall’opera “LA VALCHIRIA” di Richard Wagner

  • Maggio 17, 2017 at 12:16 pm

Mario Del Monaco Die Walkure Live 1966 Concerto Audio

https://youtu.be/cDGPxzV8p9c

Il tenore Mario Del Monaco canta “PASSIONE”

  • Maggio 17, 2017 at 12:15 pm

https://youtu.be/t0PSr2dTAWc

Il tenore Mario Del Monaco canta “IL MIO PRIMO ANGELO”

  • Maggio 17, 2017 at 9:36 am

 

 

 

 

 

Mario Del Monaco. “Se tu non m’ami”

  • Maggio 10, 2017 at 3:29 pm

MARIO DEL MONACO: “IL DIO” – La sua pagina su FaceBook: Mario Del Monaco. “Se tu non m’ami”

  • Aprile 25, 2017 at 4:46 pm
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Auguriamo a tutti gli amici e ai frequentatori di questa pagina, dedicata alla Memoria di Mario Del Monaco, una lieta e serena Pasqua con questa immagine del grande tenore, che si adatta perfettamente alle parole pronunciate dal regista teatrale Sandro Bolchi: “Mario aveva una stupenda testa da antico romano che conquistava il pubblico. Nella maturità, ancora di più”. – nella foto, Mario Del Monaco ne “I Troiani” di Hector Berlioz, a Stoccarda nel marzo del 1967. In precedenza, con la stessa Opera andata in scena al Teatro alla Scala nel maggio 1960, Del Monaco ottenne un successo enorme in quanto, secondo la Critica del tempo, …”con voce squillante e sonora, trascinante nell’accento epico, Mario Del Monaco ha ricreato nello spirito virgiliano l’eroica figura di Enea.”-https://youtu.be/0q_CMR0963Q

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Il grande tenore MARIO DEL MONACO nel film “L’UOMO DAL GUANTO GRIGIO”

  • Aprile 11, 2017 at 10:06 pm

ALBERTO RUFFO, mio amico, mi ha omaggiato di una foto riguardante il film “L’UOMO DAL GUANTO GRIGIO” (anno 1948), con la regìa di CAMILLO MASTROCINQUE e con l’ACCONCIATURA DEI CAPELLI di MARIO DEL MONACO eseguita da parte di MIO PADRE (papà sarebbe veramente contento di rivedere il suo lavoro di parrucchiere e IL GRANDE MARIO).

Trasmetterò la fotografia del film a “retecapri” affinché (Canale 20), specializzato nella trasmissione di films in bianco e nero, lo trovi e lo possa trasmettere. (y)

Lauretta/Arridateci Piero Angela

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Copio e incollo:

Giallo con qualche divagazione sentimentale, si apre con un gruppo di esperti d’arte nell’appartamento di un burbero pittore; sono lì per ritirare “L’uomo dal guanto grigio”, un vecchio dipinto che lo specialista ha restaurato impeccabilmente.
Esposta presto a una mostra, l’opera si rivela però falsa e il naturale responsabile del furto si pensa sia il pittore, trovato tuttavia morto suicida nel suo studio.

Spunta a questo punto una copista di valore (Bach) che ammette di aver ridipinto l’opera e di averla consegnata al restauratore, il quale l’aveva evidentemente sostituita all’originale prima di restituirla al gruppo di esperti.
Dov’è quindi finito l’originale?
E’ possibile che sia ancora nascosto da qualche parte nell’appartamento del defunto?

La polizia non trova nulla e, lì, va a viverci un tenore di belle speranze (Del Monaco), che s’innamorerà della copista, certa anche lei di poter trovare l’originale nella casa.

Ci sarà un’altra vittima legata alla donna, mentre la polizia sembra sapere troppo poco per poter arrivare a una soluzione.

Si può dire che l’intero film ruoti intorno al mistero del quadro scomparso, che andrà trovato così come l’autore del delitto.
I sospetti non son molti e coerentemente non si cerca di allargarne il numero senza motivo.

Mastrocinque, una carriera dedicata principalmente alla commedia, affronta il genere con buona competenza, concedendo forse troppo spazio alle cantate del tenore, ma senza perder d’occhio la storia; al centro di essa sta comunque l’autrice del falso, bramata da tutti i personaggi maschili e che si concede al disinvolto tenore, il più spigliato e brillante del gruppo (nonché il più giovane, a dire il vero).

L’intreccio è semplice ma ben studiato e, per quanto chiuso un po’ rozzamente, il film si fa seguire nonostante gli anni passati e l’ovvia appartenenza a un cinema d’altri tempi.

Peccato per la scarsa resa generale dei personaggi e per la schematicità di alcune situazioni, per un clima da thriller che funziona a fasi alterne e per la recitazione un po’ troppo compassata di alcuni.

Tuttavia a suo modo il film ha un buon ritmo e si fa seguire grazie alla curiosità che suscita l’immaginare dove possa essere stata nascosta la preziosa tela.

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https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1814122625519361&set=gm.1825800120779300&type=3

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UN OMAGGIO a MAURIZIO SALTARIN, grande tenore.

  • Aprile 3, 2017 at 11:12 pm

 

https://youtu.be/jb71OMZmexg

 

 

 

28 marzo 2017: UN GRANDE AUGURIO, grandissimo Samuel, PER I TUOI 75 ANNI!

  • Aprile 1, 2017 at 10:04 pm
28 marzo 2017: UN GRANDE AUGURIO, grandissimo Samuel, PER I TUOI 75 ANNI!
Giuseppe Verdi – ATTILA “Mentre gonfiarsi l’anima…Oltre quel limite” aria e cabaletta (con bis…
YOUTUBE.COM
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Il basso SAMUEL RAMEY interpreta il canto di un negro che rappresentava i Negri dell’America di molti anni fa, Negri che – come gli Indiani – sono stati privati della loro libertà e della loro dignità: tale canto è stato immortalato da JEROME KERN nel suo “SHOWBOAT”.

https://youtu.be/-m82TO9chA0

5 marzo 2017: “AIDA” di GIUSEPPE VERDI (Canale 23 – RAI 5)

  • Marzo 5, 2017 at 7:13 pm

https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fyoutu.be%2FlhxxpYTT81k&h=ATOwJz0aVdhorO4EiYrJU-Rm_YOzQrK8Naf72M5X0TnDGD_I9nQfSPbQTtNCSh0vh9uYnGFJK8apxo8tWXgZCtcyrVcJafLWmTJxe900jjz5d9VktIMRe4qubbm73iJULMM

 

HO PIANTO.

Alle 12,45, su Canale 23 – RAI 5, è terminata la replica di “AIDA” nell’edizione del 7 dicembre 2006 – APERTURA DELLA STAGIONE LIRICA al Teatro “ALLA SCALA” di Milano.

HO PIANTO per la bellezza e la grandezza di quest’opera colossale di GIUSEPPE VERDI che, molto bene, ha reso “L’ANTICO EGITTO”.

HO PIANTO perché i cantanti (Carlo Guelfi, bravo baritono, non aveva ancora acquistato la corposità della sua voce odierna), il Direttore d’Orchestra (Riccardo Chailly), i ballerini (fra cui Liliana Savignano e Roberto Bolle) sono stati fantastici.

HO PIANTO perché ho provato un’emozione grandissima, ancora una volta, seguendo quest’opera meravigliosa che interessa la Potenza Religiosa e Militare, l’Amore per la Patria, l’Amore fortemente umano (Amneris NON riesce a salvare il suo amore, Radamès, il quale NON si fa corrompere e SCEGLIE di morire nella tomba con Aida che canta: “In questa tomba che per te s’apriva, io penetrai furtiva, e qui lontano d’ogni umano sguardo fra le tue braccia desiai morire”).

Lauretta/Arridateci piero Angela

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https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t34.0-12/17160996_1157995384297964_1413856850_n.jpg?oh=4f5c2442e5440da8152a74ebeabbbcd5&oe=58BE67F1

IL SOGNO nell’Opera Lirica

  • Marzo 4, 2017 at 2:31 am

Un commento da parte di Leopoldo Foggetti e mie risposte:  

4 febbraio 2012 · 23,42

Sublime,rilassante, e allo stesso tempo semplice e pulita come un fiore.
Nonostante sia un profano in materia,trovo bellissima questa composizione musicale.

MANON di Jules Massenet: “SOGNO” 

Giuseppe Di Stefano – O dolce incanto (Sogno) – r.1944

One more from the first recordings of the great Sicilian born Italian tenor Giuseppe Di Stefano. This was recorded in Switzerland in 1944 with…
YOUTUBE.COM

Laura Rocatello Questa romanza L’HAI DEFINITA ESATTAMENTE e io stessa te l’ho portata a conoscenza anni fa, evidenziando che il tenore Giuseppe Di Stefano aveva 23 anni, ma GIA’ DIMOSTRAVA UNA CERTA PERFEZIONE TECNICO-VOCALE.
L’accompagnamento pianistico è eccezionale.
5 febbraio 2017 alle ore 17:09

 

Laura Rocatello UN ALTRO IMPORTANTE “SOGNO” dell’Opera lirica è “IL SOGNO DI ELSA”, nel I atto di “LOHENGRIN” di RICHARD WAGNER, prima rappresentazione: 28 agosto 1850.

ENNESIMAMENTE TRAUMATIZZANTE BENEFICAMENTE, MARCELLA POBBE, “LA SIGNORA DELLA LIRICA.
Ascoltiamola in “Sola ne’ miei prim’anni, in preda a rio dolor …” dall’opera “LOHENGRIN” di RICHARD WAGNER, edizione in lingua italiana:
https://youtu.be/bh4h0Yd8b6Q
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TESTO DE “IL SOGNO DI ELSA”:
Sola, in tristi giorni,
io supplicai il Signore;
il più profondo lamento del cuore
versai nella preghiera…
Allora uscì dal mio gemito
un così alto lamento,
che in suono potente
lungi crebbe per l’aria:…
Io l’udii lontano, lontano risuonare,
finché appena lo colse il mio orecchio;
il mio occhio si chiuse,
e caddi in dolce sonno.
Nello splendore delle armi lucenti,
s’appressò un cavaliere;
di così virtuosa purezza
nessuno ancora mai vidi:
un corno d’oro ai fianchi,
poggiato sulla spada…
così m’apparve, aerea visione,
a me il valoroso eroe;
con gesto rispettoso
conforto ei m’ispirò;…
quel cavaliere io attendo,
egli sarà il mio campione!
Udite quel che al messo di Dio
io offro qual posta:…
che nelle terre dei miei padri
egli porti corona;
felice io mi chiamerò,
s’egli prenderà ogni mio avere…
se sua consorte mi vorrà chiamare,
a lui, quale io mi sia, mi dono!
Re mio caro, lascia ch’io ti preghi,
ancora un appello al mio cavaliere!
Se ne sta così lontano, e non l’ha udito!
Tu a lui hai portato il mio lamento,
per il tuo comando egli apparve a me:…
o Signore, di’ dunque al mio cavaliere,
ch’egli m’aiuti nel mio periglio!
Fa’ ch’io lo veda, come lo vidi,
come io lo vidi, così mi stia vicino!
Soprano – MARCELLA POBBE – Lohengrin – Sola ne’ miei…

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6 febbraio 2017 alle ore 13:51

 

Laura Rocatello Sempre, trattando l’argomento “SOGNO”, oltre alle opere liriche “LOHENGRIN” (Wagner) e “MANON” (Massenet), troviamo “ATTILA”, il cui “SOGNO DI ATTILA” è cantato dall’interprete dalla vocalità di basso: “Mentre gonfiarsi l’anima” = Ha la visione di Papa Leone che veste di bianco e lo ferma. Il sogno lo tormenta.
(In effetti, fra parentesi, sembra che, CHI lo ha fermato, sia stata la malaria o qualche altra malattia che decimava le popolazioni).
L’opera è guerriera e si svolge al termine del periodo dell’Impero Romano d’Occidente.
L’opera è stata musicata da uno dei massimi operisti: GIUSEPPE VERDI.
https://youtu.be/oekKMCYt0ag

Basso SAMUEL RAMEY – Attila “Mentre gonfiarsi l’anima…Oltre…

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7 febbraio 2017 alle ore 22:11

 

Laura Rocatello Di seguito, propongo “IL SOGNO DI RADAMèS”, dall’opera “AIDA” di GIUSEPPE VERDI.
“AIDA” è tratta da un lavoro dell’Egittologo AUGUSTE MARIETTE ambientata nell’ANTICO EGITTO ed era stata commissionata da ISMAIL PASCHA’ (allora, Kedivé d’Egitto) per i FESTEGGIAMENTI DELL’APERTURA DEL CANALE DI SUEZ, il cui PROGETTO era dell’Ingegnere italiano LUIGI NEGRELLI DI MOLDELBA.

Ecco la romanza “SE QUEL GUERRIER IO FOSSI”, da “AIDA”, cantata dal tenore MARIO DEL MONACO:

https://youtu.be/Oo-_JleAy_0

Se quel guerriero io fossi! … Celeste Aida – Mario del Monaco

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8 febbraio 2017 alle ore 14:24

Laura Rocatello Nell’opera “WERTHER” di JULES MASSENET (lo stesso compositore della sopracitata “MANON”), il protagonista canta un’aria celebre: “Io non so se son desto oppur se SOGNO ancor“.

Nell’opera “ISABEAU” di PIETRO MASCAGNI, esiste il seguente discorso: “Dormivi?” – “SOGNAVO”.

TERMINO QUI, quanto mi premeva esprimere riguardo al TEMA del “SOGNO” nell’Opera Lirica, lasciando un’incisione de “IL SOGNO” da “GUGLIELMO RATCLIFF” di PIETRO MASCAGNI.
Questo brano è struggente e bellissimo.
https://youtu.be/l-OExiDJoyw
Pietro Mascagni: Guglielmo Ratcliff, Intermezzo (1895)

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9 febbraio 2017 alle ore 0:20

 

 

 

 

AUGURONISSIMI A TUTTI per un Felice Anno Nuovo da Laura

  • Dicembre 29, 2016 at 7:55 pm

7 dicembre 2016: Apertura della STAGIONE LIRICA al Teatro “ALLA SCALA” di Milano con “MADAMA BUTTERFLY” di GIACOMO PUCCINI sotto la Direzione orchestrale del Maestro CHAILLY

  • Dicembre 11, 2016 at 1:38 pm

 

UN GRANDE SUCCESSO per quest’opera finissima CADUTA PER BOICOTTAGGIO alla sua PRIMA rappresentazione al pubblico, il 17 febbraio 1904 (sempre, al Teatro “ALLA SCALA”).

10 dicembre 2016: Attraverso “Canale 23”, ho rivisto, ancora con grande commozione, “MADAMA BUTTERFLY” diretta dal Maestro CHAILLY e con interprete MARIA JOSE’ SIRI (Uruguaiana, di origine napoletana) e il baritono Alvarez (ottimo Sharpless).

MARIA JOSE’ SIRI: DELICATE la sua buonissima recitazione e la sua voce da usignolo.

CREDO che questa rappresentazione, che – dopo 112 anni – ha dato RIVALSA a Giacomo Puccini, sia già entrata nella LEGGENDA dell’Opera Lirica.

Lauretta  

 

https://youtu.be/tSJGjDVARqQ

19 novembre 1970: CONCORREVO A “RISCHIATUTTO”, TRASMISSIONE CONDOTTA DA MIKE BONGIORNO

  • Novembre 19, 2016 at 3:12 pm

Oggi, ricorre il 46° anno dalla mia partecipazione alla trasmissione “RISCHIATUTTO” condotta da MIKE BONGIORNO, MA – ieri – erano 46 dalla sua registrazione (molto lunga).

Faccio presente che se ne parla nel libro scritto da PINO FRISOLI e da EDDY ANSELMI: è IL LIBRO dove si raccontano “STORIA, LEGGENDE E PROTAGONISTI DEL PROGRAMMA CHE HA CAMBIATO LA TELEVISIONE”.
( https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10209296024389010&set=gm.1300604439952392&type=3 )

Laura Rocatello
(Presidentessa e Amministratrice del Gruppo “Amici a cui piace Rischiatutto, il quiz e la sua storia”)

30 settembre 2016 – Una poesia di Omero Petrarca: LA TUA VOCE, LA TUA RISATA . . .

  • Ottobre 4, 2016 at 12:03 pm

 

È sempre un piacere sentirti ridere.

Oddio!
Quanto mi manca quella vocina squillante, rassicurante!
Quanto mi manca, specialmente, la tua risata: una vera e propria melodia . . .

Bellissimo risentire la tua voce: sembra la voce di una ragazzina.
È sempre un’emozione risentire la tua voce: mi tornano alla mente i bei tempi e mi commuovo un po’.

Ai sentimenti non si può comandare.

Mi è scesa la lacrimuccia.

OMERO PETRARCA

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Da “Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizetti, Joan Sutherland e Luciano Pavarotti cantano il duetto che chiude il I atto dell’opera:
.

Lucia, poi Edgardo:

Verranno a te sull’aure
i miei sospiri ardenti,
udrai nel mar che mormora
l’eco de‘ miei lamenti…
Pensando ch’io di gemiti
mi pasco e di dolor,
spargi un‘amara lagrima
su questo pegno allor!…
.
https://youtu.be/xToxhv_Y9nc

XXXV CONCERTO DI FERRAGOSTO: PARALOUP-RITTANA, PIANORO “QUIOT ROSA”

  • Settembre 23, 2016 at 3:36 pm

Viene tenuto “in diretta” a: PARALOUP-RITTANA, PIANORO “QUIOT ROSA” (a circa 1.500 metri presso la VALLE STURA).
Qui, c’è stata LA RESISTENZA ed è stata fondata la “BRIGATA PARADISO”, la PRIMA FORMAZIONE PARTIGIANA D’ITALIA.

Presentano: ALBERTO ZEDDA e PAOLA MAGGIONI

OSPITE: Signora MOSCA dell’orchestra.
Direttore dell’Orchestra “BARTOLOMEO BRUNI”: ANTONIO TAPPERO MERLO.

Presenziano:

. VALTER CESANA, il Sindaco che ha lavorato molto per questa manifestazione e che ringrazia tutti (R.A.I. e coloro che hanno lavorato).

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S’inizia con  Dimistri Shostakovich: MARCIA.

1) Vengono eseguite canzoni di anni fa, in differita, a causa del tempo piovoso:

. Danzi-Bracchi: SILENZIOSO SLOW (esegue la Maestra al Pianoforte)
(canta un quartetto formato da due donne e da due uomini).

2) Consiglio-Casiroli: IL PINGUINO INNAMORATO (canzone, idem, eseguita dal quartetto).

3) Dimitri Shostakovich: VALZER n. 2.

4) Manuel De Falla: DANZA RITUALE DEL FUOCO (da “L’AMORE STREGONE”).

A questo punto, il tempo è leggermente migliorato e ALBERTO ZEDDA intervista (da Paraloup) alcuni ragazzi che hanno aperto un rifugio e un bar.

 

5) A.A.V.V. MEDLEY TRIO LESCANO: è un mixage di canzoni degli anni ’40 di tale famoso TRIO:
. MARAMAO, PARLANO D’AMORE I TULIPANI-PIPPO NON LO SA.

Viene intervistata la Signora CATERINA: RICORDA I PARTIGIANI e il XXV APRILE: giorno in cui si ballava e si cantava.

 

6) Gerónimo Giménez: LA BODA DEL LUIS ALONSO.
7) Dimitri Shostakovich: DANZA n. 1 (Jazz-Suite n. 2).

Il Presidente della Regione Piemonte, SERGIO CHIAMPARINO, interviene ricordando che, 70 ANNI FA, QUI, È NATA LA RESISTENZA che, oggi, VIENE RICORDATA CON MUSICHE POPOLARI.
BORGATA PARALOUP: ALBERTO ZEDDA intervista il FIGLIO DI UN PARTIGIANO ( che è salito a Paraloup, a sua volta, con il proprio figlio e si sta preparando da mangiare).

 

8) Bixio-Neri: PARLAMI D’AMORE MARIÙ.
(Purtroppo, c’è una stonatura …).

 

9) Modugno-Rapetti (Mogol): NEL BLU, DIPINTO DI BLU.

Il pubblico viene informato che la VALLE GESSO si candida come PARCO DEL PIEMOTE.

 

10) Dimitri Shostakovich: FINALE DALLA DANZA n. 1 (Jazz-Suite n. 2).

Lauretta 

XXXVI CONCERTO SINFONICO DI FERRAGOSTO – SESTRIERE (TO)

  • Agosto 18, 2016 at 4:16 pm

Questo concerto è stato DEDICATO a GIANFRANCO BIANCO, il precedente presentatore che, per anni, aveva condotto questa trasmissione e che aveva contribuito a creare.
Bianco ci ha lasciato il 28 giugno 2016, dopo una dura battaglia di tre anni contro un carcinoma ai polmoni.
Nel 2014, si era ritirato dopo avere tenuto la “diretta” del Concerto di Ferragosto da Elva (CN).
Il 30 giugno 2015, all’età di 64 anni, era entrato in pensione a causa della malattia.
Ti sia lieve la terra, Gianfranco.

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photo (1)

SESTRIERE (TO)
Località “Monterotta”
Lunedì 15 agosto 2016
ore 13.00

Orchestra Sinfonica
“Bartolomeo Bruni”
della Città di Cuneo

direttore
Antonio Tappero Merlo

PROGRAMMA – DIRETTA TV:

G. VERDI – Sinfonia da “Giovanna d’Arco”
M. MUSORGSKIJ – Una notte sul monte Calvo
A. BORODIN – Nelle steppe dell’Asia centrale
B. SMETANA – Moldava
G. VERDI – Sinfonia da “Il finto Stanislao”

FUORI ONDA

J. BRAHMS – Danza ungherese n° 1

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NOTIZIE STORICHE:

Antonio Tappero Merlo inizia gli studi con Azio Corghi, proseguendoli presso il Conservatorio di Torino con Giorgio Ferrari (Composizione), Sergio Verdirame (Pianoforte) e Carlo Damevino (Direzione d’Orchestra).

Dopo gli esordi compositivi che ottengono positivi apprezzamenti di critica e pubblico (segnalazione del brano “Appunti per un divertimento” alla Rassegna Teatro da camera di Terni eseguito presso l’Auditorium del Foro Italico di Roma ed esecuzione di sue composizioni presso le più importanti Associazioni musicali torinesi) si rivolge progressivamente all’approfondimento del rapporto con l’esecuzione e l’interpretazione.

Dal 1982 al 1985 in qualità di assistente di Donato Renzetti cura la preparazione tecnica e musicale dell’Orchestra Internazionale Jeunesses Musicales con la quale partecipa, tra l’altro, all’edizione 1983 del Rossini Opera Festival di Pesaro per l’allestimento de “Il Turco in Italia”.
Nello stesso periodo, come Maestro Sostituto, collabora con i Festival Lirici di Susa e Torre del Lago Puccini.

Dirige varie formazioni: RAI Torino, Teatro Regio di Torino, Istituzione Sinfonica Abruzzese, Orchestra Regionale Ligure, Orchestra Internazionale F. Fenaroli di Lanciano, Orchestra da Camera e Orchestra del Teatro Sociale di Rovigo, Filarmonica Veneta, I complessi sinfonico-corali dell’Accademia Stefano Tempia di Torino, l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte, l’Orchestra B. Bruni di Cuneo, con la quale, oltre ad un’intensa attività concertistica, ha sostenuto le ultime cinque edizioni del tradizionale “concerto di ferragosto”, manifestazione di grande successo curata dalla sede Rai di Torino, con diretta televisiva, che unisce l’esecuzione di brani del repertorio lirico sinfonico alla conoscenza e divulgazione dell’ambiente e del territorio alpino piemontese.

Con queste motivazioni gli é stato assegnato il Premio Ambiente 2007 conferitogli dal ordine dei cultori e dalla rivista Mediapolis di Stresa.

Per il Teatro dirige: Don Pasquale ( Festival dei Colli Albani), La Traviata ( Teatro dell’Opera di Fiume), La Serva padrona di Pergolesi, L’impresario delle Canarie di Padre G.B. Martini, Wir bauen eine stadt di Hindemith, Lo scoiattolo in gamba di N. Rota, l’Impresario teatrale di W.A.Mozart, Il maestro di cappella di D.Cimarosa, musiche di giovani compositori torinesi al Teatro Nuovo di Torino e la prima esecuzione assoluta del balletto jazz Ragazzi Selvaggi di E. Rava, registrandolo per l’etichetta Ricordi.
Importante la prima rappresentazione in epoca moderna nel novembre 2007 al Teatro Toselli di Cuneo dell’opera “Toberne” di A.B.Bruni, allestita in occasione del 250.° anniversario della nascita del compositore cuneese.

Ha accompagnato solisti di fama internazionale come il clarinettista Pascal Moragues, il pianista Massimiliano Damerini e Mariusz Patyra, vincitore del Concorso Paganini edizione 2001.

Direttore titolare dell’Orchestra degli allievi del Conservatorio N. Paganini di Genova, ha guidato i giovani musicisti in numerosi concerti ed importanti manifestazioni, affrontando tra l’altro anche aspetti più curiosi e meno consueti del repertorio: La Canzone italiana anni 30-60, Piazzolla e il tango, (solista Hector Ulisses Passarella) e una serie di spettacoli con l’irriverente Banda Osiris, fra i quali il Concerto di capodanno 2005 (teatro A. Jovinelli Rai Roma).

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Orchestra Sinfonica “Bartolomeo Bruni” della Città di Cuneo

L’orchestra, intitolata al violinista e compositore cuneese Antonio Bartolomeo Bruni, é stata fondata nel 1953 dal Maestro Giovanni Mosca, suo infaticabile animatore e direttore per oltre mezzo secolo.
Nel 1986 essa si é legalmente costituita nell’associazione di promozione sociale “Orchestra Bruni di Cuneo”, senza fini di lucro, il cui scopo é di promuovere la divulgazione della cultura musicale e di favorire la formazione dei giovani musicisti per agevolarne l’accesso al mondo del lavoro.

Nei suoi quasi sessant’anni di attività l’Orchestra Bruni ha eseguito oltre 1.500 concerti, soprattutto in provincia di Cuneo ma anche nel resto del Piemonte e in altre regioni italiane.

Anche negli ultimi anni, nonostante il difficile momento congiunturale, intensa é stata l’attività svolta, con particolare riguardo ai luoghi spesso estranei ai circuiti più importanti. In tutte le occasioni l’Orchestra Bruni é attesa e ascoltata con interesse e riscuote sempre un vivo successo per la qualità delle proposte e per il livello artistico delle esecuzioni musicali.
Nei capoluoghi e nei centri minori l’orchestra propone abitualmente a migliaia di persone l’opportunità di ascoltare dal vivo alcune delle più importanti e belle pagine della musica classica. Questa concreta operatività consente, al tempo stesso, l’inserimento di giovani musicisti provenienti dai conservatori e dalle scuole musicali della provincia e della regione nel mondo del lavoro.

Nel corso degli anni nelle file dell’Orchestra sono passate decine di strumentisti, per molti dei quali tale esperienza ha costituito l’inizio di un’attività professionale che li vede ora impegnati negli organici delle maggiori istituzioni lirico-sinfoniche italiane.

Il repertorio dell’Orchestra Bruni spazia dal Barocco al Novecento, dalla musica cameristica a quella sinfonica e operistica. Negli ultimi anni interessanti sono state alcune produzioni anche al di fuori della musica “classica” propriamente detta, come quelle riguardanti musiche da film, canzoni italiane degli anni gloriosi della radio e collaborazioni con complessi jazz.

Fiore all’occhiello dell’attività concertistica é forse il celeberrimo Concerto di Ferragosto, che ormai da trentacinque anni promuove l’immagine culturale-turistica della nostra città e della nostra provincia in Italia e nel mondo, essendo trasmesso in diretta su tutto il territorio nazionale e in molti paesi esteri dalla RAI. L’edizione 2012 a Ferrere, Valle Stura, ha visto la partecipazione di oltre 12.000 spettatori e un eccellente share televisivo.

Accanto a questa intensa attività concertistica, l’Associazione Orchestra Bruni promuove e realizza annualmente, a favore della scuola primaria, il progetto didattico-musicale “ORCHEStraNOI”, iniziativa realizzata nell’ambito del Progetto DIDEROT della Fondazione CRT.
L’attività dell’associazione Orchestra B. Bruni é sostenuta grazie al contributo della Regione Piemonte, della Fondazione CRC, della Fondazione CRT, della Fondazione Live Piemonte dal Vivo e del Comune di Cuneo.

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I CONCERTI SINFONICI DI FERRAGOSTO
dell’ORCHESTRA “BARTOLOMEO BRUNI”
della Città di CUNEO
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2015 – Valle Stura. Rittana. Località “Quiot Rosa”.
2014 – Valle Maira. Elva. Località “Pian di Goria”.
2013 – Alta Valle Po. Pian del Re.
2012 – Valle Stura, Argentera. Fraz.Ferrere.
2011 – Torino. Basilica di Superga.
2010 – Valle Stura, Alto Vallone di S.Anna di Vinadio. Colle della Lombarda.
2009 – Valle Varaita, Chianale di Pontechianale. Località “La Baisa”.
2008 – Valle Vermenagna, Limone Piemonte. Colle di Tenda.
2007 – Valle Gesso, Entraque. Località “Chiotas”.
2006 – Valle Susa, Fenestrelle. Località “Pra Catinat”.
2005 – Val Chisone, Sestriere. Località “Grange Elp”.
2004 – Valle Susa, Forte di Exilles.
2003 – Valle Varaita, Ponte Chianale. Località “Le Conce”.
2002 – Valle Maira, Canosio. Rifugio della Gardetta.
2001 – Valle Po, Paesana. Pian Croesio.
2000 – Valle Stura, Vinadio, Vallone di Sant’Anna.
1999 – Valle Casotto, Pamparato. Monte Alpet.
1998 – Valle Vermenagna, Limone Piemonte. Pian del Sole.
1997 – Valle Varaita, Bellino. Pian Cheòl.
1996 – Vallone dell’Arma, Demonte. Località “Serour”.
1995 – Valle Maudagna, Frabosa. Monte Mondolé.
1994 – Valle Ellero, Lurisia. Monte Pigna.
1993 – Valle Tanaro, Ormea, Rifugio Mongioie.
1992 – Valle Gesso, Valdieri. Piana del Valasco.
1991 – Valle Pesio, Rifugio Garelli.
1990 – Valle Varaita, Colle dell’Agnello.
1989 – Valle Vermenagna, Limone Piemonte. Cross.
1988 – Valle Stura, Argentera. Puriac.
1987 – Valle Maira, Chiappera, Rocca Provenzale.
1986 – Valle Gesso della Barra, Rifugio “Dado Soria”.
1985 – Valle Stura, Iskiator, Rifugio “Migliorero”.
1984 – Valle Gesso, Entraque, Rifugio “Genova”.
1983 – Valle Pesio, Marguareis, Sorgenti del Pesio.
1982 – Valle Stura, Sant’Anna di Vinadio.
1981 – Valle Po, Monviso, Rifugio “Quintino Sella”.

 

Inserito il 28/07/2016 alle ore 10:36:06 da: [email protected]

17 luglio 2016: ” AIDA” all’ Arena di Verona

  • Luglio 21, 2016 at 12:09 pm

 


OPERA GRANDIOSA!!! 
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GRANDE SUCCESSO PER L’AIDA DI GIUSEPPE VERDI A VERONA

Redazionale
Grande successo per l’Aida di Giuseppe Verdi a Verona
Grandi consensi per l’Aida di Giuseppe Verdi, rappresentata all’Arena di Verona il 17 luglio scorso. Applausi a scena aperta per il cast vocale comprendente Nunzia Santodirocco nel ruolo di Aida, Luciana d’Intino (Amneris), Stefano La Colla (Radames), Alberto Mastromarino (Amonasro), Carlo Cigni (II Re dell’Egitto), Sergei Artomonov (Ramfis), Francesco Pittari (Un Messaggero), Elena Serra (Sacerdotessa).
Nell’occasione è stata proposta l’edizione integrale del capolavoro verdiano grazie alla esperta regia di Gianfranco de Bosio: riuscite coreografie, scene e costumi sfarzosi, atmosfere suggestive e prorompenti nel trionfo, con tanto di cavalli bianchi. 
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Alberto Mastromarino, Nunzia Santodirocco e Stefano La Colla. 
Ma la autentica rivelazione della serata è stata il soprano Nunzia Santodirocco, chiamata all’ultimo minuto a sostituire, nel ruolo di Aida, l’indisposta Monica Zanettin, a cui auguriamo pronta guarigione.
Al suo debutto in Arena, la Santodirocco ha dimostrato di essere perfettamente a suo agio nel complesso ruolo verdiano: raffinatissima interprete, autentica dominatrice della scena, dotata di grandi qualità musicali, splendida voce, tecnica perfetta e misurata emissione, il soprano è riuscita ad evidenziare ogni accento, ogni dinamica che il compositore ha scritto. L’abbandono lirico, l’intensità della cavata, il fraseggio commosso, l’accento screziato di una grazia tutta femminile, l’aerea perfezione degli attacchi, escono spontanei dal canto della Santodirocco. Incantava il pubblico in “Ritorna vincitor” dove sfoggiava tutto il suo repertorio espressivo, nel duetto del secondo atto (Amore!Amore!) con Amneris e nei duetti del terzo atto con Amonasro (Rivedrai le foreste imbalsamate) e Radames (Pur ti riveggo mia dolce Aida) e nel tragico finale (Morir! Si pura e bella!) e in “O terra addio!”, dove al magistero tecnico univa una straordinaria capacità di fusione timbrica ed espressiva col rispettivo partner. Veramente notevole.
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Foto di scena di Aida a Verona il 17/07/2016  
Ottima anche l’Amneris di Luciana D’Intino, che si conferma una grande interprete dalla voce solida e sicura sia nella zona acuta che nei gravi: energica la sua scena del giudizio, dove ha dato il meglio di se. Unico neo, una certa disomogeneità timbrica nei diversi registri.Convincente il Radames di Stefano La Colla. Dotato di buoni mezzi vocali, La Colla si imponeva subito al pubblico con Celesta Aida, risolta molto bene. Il giovane tenore dovrà ancora lavorare per la ricerca di maggiori colori ed intensità espressiva, ma la sua prova è stata comunque di tutto rispetto.Alberto Mastromarino non è apparso nella sua forma migliore, interpretando un Amonasro dalla voce un po’ usurata e a tratti sbiancata: tuttavia il fraseggio e l’interpretazione scenica risultavano convincenti, da veterano qual è.

Buono il Re di Carlo Cigni, mentre risultava poco incisivo il Ramfis di Sergey Artamov, con un registro grave davvero troppo flebile.

Buoni gli altri comprimari, il puntuale messaggero di Francesco Pittari e la Sacerdotessa di Elena Serra.

Molto bene anche il corpo di ballo coordinato dal M° Gaetano Petrosino, con coreografie di Susanna Egri: applausi scroscianti per i primi ballerini Amaya Ugarteche, Alessia Gelmetti, Evghenij Kurtsev e Antonio Russo.

Maestro concertatore e direttore d’orchestra era Julian Kovatchev, che si conferma un grande direttore dal gesto chiarissimo ed energico e dai tempi efficacissimi. Infine, ottimo anche il coro, diretto dal maestro Vito Lombardi.
Alla fine, forti applausi ed acclamazioni per tutti gli interpreti.

27 luglio 2015: BUON CENTENARIO, MAESTRO DEL MONACO!

  • Luglio 28, 2015 at 12:25 pm

 

foto di Sonia Richetti-Vérité.
MARIO DEL MONACO in “OTELLO” di Giuseppe Verdi
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Mario Del Monaco (Firenze, 27 luglio 1915 – Venezia, 16 ottobre 1982) è stato un tenore italiano.

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Biografia:

Nacque da padre napoletano e madre fiorentina.

Dopo aver studiato inizialmente violino come autodidatta, si rese conto che la sua reale passione era il canto.
Il maestro Raffaelli ne riconobbe il talento e lo aiutò negli inizi.

Frequentò il Liceo Musicale di Pesaro, dove studiò con il maestro Arturo Melocchi.

Successivamente fu allievo della scuola di perfezionamento del Teatro dell’Opera di Roma, dove però il metodo di insegnamento inadatto alle sue caratteristiche vocali gli procurò problemi, che il suo precedente maestro contribuì in seguito a risolvere.

Appassionato di pittura e scultura, si diplomò anche alla Scuola d’Arte di Pesaro.

Nel 1941, sposò Rina Fedora Filippini, conosciuta durante la scuola a Roma.

Debuttò a Cagli nel 1939 in Cavalleria rusticana, mentre il primo successo risale al 31 dicembre 1940 in Madama Butterfly al Teatro Puccini di Milano.

Dopo un periodo di attività irregolare a causa della guerra, dal 1945 la carriera decollò: nel 1946 vi fu il debutto internazionale a Londra (Tosca e Pagliacci), nel 1947 all’Opera di Roma (Carmen e Cavalleria rusticana) e nel 1949 quello alla Scala in Andrea Chénier.

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Una svolta della carriera fu il debutto, nel 1950 al Teatro Colón di Buenos Aires, nell’ Otello verdiano, ruolo a cui legò indissolubilmente il suo nome.
Da quel momento gli si aprirono le porte dei più prestigiosi teatri del mondo in spettacoli passati alla storia dell’opera, collaborando con i più grandi artisti dell’epoca: da ricordare il sodalizio con Renata Tebaldi, sua partner in numerosissime recite, particolarmente di Otello e Andrea Chénier.
Si esibì più volte anche con Maria Callas, in particolare in storiche rappresentazioni di Aida (Città del Messico 1951) e Norma (La Scala 1955).

Oltre alla frequente presenza alla Scala e negli altri principali teatri italiani (con una particolare affezione per Firenze), apparve regolarmente al Metropolitan di New York dal 1950 al 59 e fu il primo cantante italiano del dopoguerra ad esibirsi al Teatro Bol’šoj di Mosca, dove il fanatismo suscitato dalle sue interpretazioni di Carmen e Pagliacci indusse le autorità sovietiche a conferirgli l’Ordine di Lenin, massima onorificenza dello stato.

Interpretò l’Otello verdiano in 427 recite e fu protagonista di storiche edizioni di La Fanciulla del west (Firenze 1954), la già citata Norma alla Scala nel 1955, Ernani (Firenze 1957), Sansone e Dalila (Metropolitan, 1958), I Troiani (La Scala, 1960).

Fra i titoli più eseguiti figurò anche Aida.

Nel 1964 un grave incidente automobilistico lo costrinse a interrompere l’attività, che riprese comunque entro la fine di quell’anno, per proseguire poi fino agli anni settanta.

Lasciò le scene nel 1975 con alcune recite di Pagliacci.

Nel 1978 apparve ancora nel film di Dino Risi Primo amore, con Ugo Tognazzi e Ornella Muti.

Visse gli ultimi anni nella sua villa di Lancenigo, presso Treviso, dedicandosi all’insegnamento fino alla morte, avvenuta nel reparto di nefrologia dell’ospedale Umberto I di Mestre per un infarto, dopo un lungo periodo di dialisi renale.

La municipalità di Treviso gli ha dedicato il Teatro Comunale e un monumento nella centrale Piazza della Borsa.

È considerato, insieme a Giuseppe Di Stefano, il più popolare tenore italiano degli anni cinquanta e sessanta.

Le sue spoglie riposano nel cimitero centrale di Pesaro, avvolte nelle vesti di Otello da lui stesso disegnate.
Il monumento sepolcrale è opera dello scultore Giò Pomodoro.

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Vocalità e note artistiche:

Dotato dalla natura di mezzi vocali d’eccezione, possedeva una voce scura e di rara potenza, tipicamente di tenore drammatico, con inflessioni a tratti quasi baritonali, ma luminosa e facile anche nel registro superiore, potendo sfoggiare Si e Do di rara ricchezza e volume.
Il suo canto fu caratterizzato da un fraseggio prevalentemente declamatorio e da un impeto drammatico che ne esaltavano la potenza vocale e lo squillo, ma anche, grazie agli interminabili fiati, e contrariamente a quanto affermano i detrattori, dalla ricerca, pur non sempre riuscita, di mezze voci e talora persino di pianissimi, come è possibile rilevare soprattutto nelle registrazioni dal vivo.
In particolare Alfredo Kraus riteneva la sua tecnica molto vicina alla tradizione italiana di Beniamino Gigli ed Enrico Caruso, attribuendo la particolare vocalità più a ragioni stilistiche che tecniche.

È riconosciuto come uno dei maggiori interpreti di Otello del XX secolo e come un inevitabile termine di confronto per tutti gli interpreti successivi.
Il suo fu un personaggio scuro e violento, ricco di un’impetuosa drammaticità spesso elettrizzante (basti sentire ad esempio, in particolare nella prima incisione, l’ “Ah dannazione! Pria confessi il delitto”).
Di quest’opera ha lasciato, oltre a numerose registrazioni dal vivo, due incisioni ufficiali: la prima del 1954, al fianco di Renata Tebaldi e Aldo Protti sotto la direzione di Alberto Erede, e quella del 1960, con gli stessi interpreti principali e la direzione di Herbert von Karajan, in cui l’interpretazione appare più varia e sfumata.

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Musica leggera:

Del Monaco si dedicò spesso alla musica leggera e nel 1975, dalla collaborazione fra Levon Sayan (impresario), Ezio Scimè (promotore) e Detto Mariano (musicista), nacque un LP di successo mondiale, contenente, oltre a brani classici della canzone napoletana, un brano inedito, composto da Guido Maria Ferilli su testo di Antonella Maggio e arrangiamento di Detto Mariano, dal titolo Un amore così grande. Pubblicato anche su 45 giri dalla Love, il brano fu inciso in seguito anche da moltissimi altri artisti, tra cui Claudio Villa, Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli.

Successivamente registrò un nuovo LP contenente tre brani inediti: Via del Giglio 43 (Ferilli – Lo Vecchio),
Un mondo senza Dio (elaborazione di Detto Mariano dell’Ave Maria di Gounod, con testo di Andrea Lo Vecchio), e Il mio primo angelo (Detto – Lo Vecchio), anch’esso in seguito cantato da Claudio Villa e altri artisti.

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Repertorio:

Repertorio operistico –> Ruolo, Titolo, Autore:
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Pollione Norma
Bellini

Enea Les Troyens
Berlioz

Don José Carmen
Bizet

Faust Mefistofele
Boito

Giuseppe Hagenbach La Wally
Catalani

Maurizio di Sassonia Adriana Lecouvreur
Cilea

Andrea Chénier Andrea Chénier
Giordano

Loris Ipanov Fedora
Giordano

Canio Pagliacci
Leoncavallo

Turiddu Cavalleria rusticana
Mascagni

Enzo Grimaldo La Gioconda
Ponchielli

Renato Des Grieux Manon Lescaut
Puccini

Rodolfo La bohème
Puccini

Mario Cavaradossi Tosca
Puccini

F. B. Pinkerton Madama Butterfly
Puccini

Dick Johnson La fanciulla del West
Puccini

Luigi Il tabarro
Puccini

Calaf Turandot
Puccini

Samson Samson et Dalila
Saint-Saens

Ernani Ernani
Verdi

Stiffelio Stiffelio
Verdi

Duca di Mantova Rigoletto
Verdi

Manrico Il trovatore
Vedi

Riccardo Un ballo in maschera
Verdi

Don Alvaro La forza del destino
Verdi

Radames Aida
Verdi

Otello Otello
Verdi

Lohengrin Lohengrin
Wagner

Siegmund Die Walküre
Wagner

Paolo il bello Francesca da Rimini
Zandonai

.
Disco e Videografia:

– Incisioni in studio –> Anno, Titolo, Ruolo, Cast Direttore, Casa:

1952: Aida
Radames – Renata Tebaldi, Ebe Stignani, Aldo Protti
Alberto Erede
Decca

1953: Cavalleria rusticana
Turiddu – Elena Nicolai, Aldo Protti
Franco Ghione
Decca

I Pagliacci
Canio – Clara Petrella, Afro Poli, Aldo Protti, Piero De Palma
Franco Ghione Decca

Turandot
Calaf – Inge Borkh, Renata Tebaldi, Nicola Zaccaria
Alberto Erede Decca

1954: Manon Lescaut
Renato Des Grieux – Renata Tebaldi, Mario Boriello, Fernando Corena
Francesco Molinari-Pradelli
Decca

Otello,
Otello – Renata Tebaldi, Aldo Protti Alberto Erede Decca

Rigoletto
Duca di Mantov – Aldo Protti, Hilde Güden, Cesare Siepi, Giulietta Simionato
Alberto Erede Decca

1955 La forza del destino
Don Alvaro – Renata Tebaldi, Ettore Bastianini, Cesare Siepi, Giulietta Simionato Francesco Molinari-Pradelli Decca

1956: Andrea Chénier
Andrea Chénier – Renata Tebaldi, Ettore Bastianini Gianandrea Gavazzeni
Decca

Il trovatore
Manrico – Renata Tebaldi, Ugo Savarese, Giulietta Simionato, Giorgio Tozzi
Alberto Erede Decca

1957: La Gioconda
Enzo Grimaldo – Anita Cerquetti, Ettore Bastianini, Giulietta Simionato, Cesare Siepi Gianandrea Gavazzeni Decca

1958: La fanciulla del West
Dick Johnson – Renata Tebaldi, Cornell MacNeil
Franco Capuana
Decca

Mefistofele
Faust – Cesare Siepi, Renata Tebaldi, Floriana Cavalli Tullio Serafin
Decca

I Pagliacci
Canio – Gabriella Tucci, Cornell MacNeil, Renato Capecchi, Piero De Palma Francesco Molinari-Pradelli Decca

1959: Tosca
Mario Cavaradossi – Renata Tebaldi, George London
Francesco Molinari-Pradelli Decca

1960: Cavalleria rusticana
Turiddu – Giulietta Simionato, Cornell MacNeil Tullio Serafin Decca

1961: Adriana Lecouvreur
Maurizio di Sassonia – Renata Tebaldi, Giulietta Simionato, Giulio Fioravanti Franco Capuana Decca

Otello
Otello – Renata Tebaldi, Aldo Protti Herbert Von Karajan
Decca

1962: Il tabarro
Luigi – Renata Tebaldi, Robert Merrill
Lamberto Gardelli
Decca

1963: Carmen
Don José – Regina Resnik, Joan Sutherland, Tom Krause
Thomas Schippers
Decca

1966: Cavalleria rusticana
Turiddu – Elena Souliotis, Tito Gobbi
Silvio Varviso Decca

1967: Norma
Pollione – Elena Souliotis, Fiorenza Cossotto, Carlo Cava Silvio Varviso Decca

1968: La Wally
Giuseppe Hagenbach – Renata Tebaldi, Piero Cappuccilli
Fausto Cleva
Decca

1969: Fedora
Loris Ipanoff – Magda Olivero, Tito Gobbi
Lamberto Gardelli Decca

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Registrazioni dal vivo (selezione):

• Un ballo in maschera, con Carla Castellani, Piero Biasini, Giulietta Simionato, dir. Nino Sanzogno – Ginevra 1946 ed. Bongiovanni/Myto
• Andrea Chenier (selez.), con Renata Tebaldi, Paolo Silveri, dir. Victor De Sabata – La Scala 1949 ed. Cetra/Myto
• Otello, con Delia Rigal, Carlos Guichandut, dir. Antonino Votto – Buenos Aires 1950 ed. Myto/GOP
• Adriana Lecouvreur, con Clara Petrella, Oralia Dominguez, Giuseppe Taddei, dir. Oliviero De Fabritiis – Mexico City 1951 ed. Lyric Distribution/House of Opera
• Aida, con Maria Callas, Oralia Dominguez, Giuseppe Taddei, Roberto Silva, dir. Oliviero De Fabritiis – Mexico City 1951 ed. Melodram/SRO/EMI
• Aida, con Zinka Milanov, Nell Rankin, Leonard Warren, Jerome Hines, dir. Fausto Cleva – Met 1952 ed. Myto
• Pagliacci, con Delia Rigal, Paolo Silveri, Renato Capecchi, dir. Alberto Erede – Met 1953 ed. Bongiovanni/Opera Lovers
• La Wally, con Renata Tebaldi, Giangiacomo Guelfi, Renata Scotto, Giorgio Tozzi, dir. Carlo Maria Giulini – La Scala 1953 ed. IDIS/Legato
• La forza del destino, con Renata Tebaldi, Aldo Protti, Cesare Siepi, dir. Dimitri Mitropoulos – Firenze 1953 ed. Archipel/House of Opera
• La fanciulla del west, con Eleanor Steber, Giangiacomo Guelfi, dir. Dimitri Mitropoulos – Firenze 1954 ed. Cetra/Arkadia/Myto
• Otello, con Floriana Cavalli, Renato Capecchi, dir. Tullio Serafin – RAI-Milano 1954 ed. Myto
• Otello, con Renata Tebaldi, Leonard Warren, dir. Antonino Votto – La Scala 1954 ed. Melodram/Myto
• Andrea Chenier, con Maria Callas, Aldo Protti, dir. Antonino Votto – La Scala 1955 ed. Melodram/Opera d’Oro/EMI
• Norma, con Maria Callas, Giulietta Simionato, Nicola Zaccaria, dir. Antonino Votto – La Scala 1955 ed. Arkadia/IDIS/Myto
• Ernani, con Anita Cerquetti, Ettore Bastianini, Boris Christoff, dir. Dimitri Mitropoulos – Firenze 1957 ed. Myto/Opera D’Oro
• Carmen, con Risë Stevens, Lucine Amara, Frank Guarrera, dir. Dimitri Mitropoulos – Met 1957 ed. Nuova Era/Living Stage
• Otello, con Victoria de los Angeles, Leonard Warren, dir. Fausto Cleva – Met 1958 ed. Paragon/Myto
• Sansone e Dalila, con Rise Stevens, Giorgio Tozzi, dir. Fausto Cleva – Met 1958 ed. Myto
• Pagliacci, con Lucine Amara, Leonard Warren, Mario Sereni, dir. Dimitri Mitropoulos – Met 1959 ed. Melodram/Arkadia
• Francesca da Rimini, con Magda Olivero, Giampiero Malaspina, dir. Gianandrea Gavazzeni – La Scala 1959 ed. Legato Classics/Myto
• I troiani, con Fiorenza Cossotto, Giulietta Simionato, Lino Puglisi, Agostino Ferrin, Nell Rankin, dir. Rafael Kubelik – La Scala 1960 ed. Paragon/VAI/Myto

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Video:

• Andrea Chenier, con Antonietta Stella, Giuseppe Taddei, dir. Angelo Questa – video-RAI 1955 ed. BCS
• Il trovatore, con Leyla Gencer, Ettore Bastianini, Fedora Barbieri, Plinio Clabassi, dir. Fernando Previtali – video-RAI 1957 ed. Hardy Classic
• Otello, con Rosanna Carteri, Renato Capecchi, regia di Franco Enriquez, dir. Tullio Serafin – video-RAI 1958 ed. Hardy Classic
• Carmen (selez.), con Irina Arkhipova, Irina Maslennikova, Pavel Lisitsian, dir. Alexander Melik-Pasheyev – dal vivo Mosca 1959 ed. VAI
• Pagliacci (selez.), con Leokadiya Maslennikova, Aleksey Petrovich Ivanov, dir. Alexander Melik-Pasheyev – dal vivo Mosca 1959 ed. VAI
• Otello, con Gabriella Tucci, Tito Gobbi, dir. Alberto Erede – dal vivo Tokio 1959 ed. VAI
• Pagliacci, con Gabriella Tucci, Aldo Protti, Attilio D’Orazi, dir. Giuseppe Morelli – dal vivo Tokio 1961 ed. VAI
• Aida, con Gabriella Tucci, Giulietta Simionato, Aldo Protti, Paolo Washington, dir. Franco Capuana – dal vivo Tokio 1961 ed. VAI
• Andrea Chenier, con Renata Tebaldi, Aldo Protti, dir. Franco Capuana – dal vivo Tokio 1961 ed. VAI
• Norma, con Elinor Ross, Giovanna Vighi, Massimiliano Malaspina, dir. Ettore Gracis – dal vivo Berlino 1967 ed. Premiere Opera

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Musica leggera:

• 1959 O sole mio, Dicitencello vuje, Na sera ‘e maggio, Core ngrato, Tu ca nun chiagne – Orchestra diretta da Ernesto Nicelli – Decca
• 1976 Na sera e maggio, O paese do sole, O sole mio, Addio a Napoli, Core ‘ngrato, Dicitencello vuie, Guapparia, Mattinata, Parlami d’amore Mariù, Torna a Surriento, Tu ca nun chiagne, Un amore così grande – Arrangiamenti e direzione d’orchestra di Detto Mariano – (CLS LP 28016).
• 1976 Un amore così grande/Dicitencello vuje – Love 45 giri (LV 2001)
• 1980 Il mio primo angelo, Cavalieri del cielo, Lolita, Musica proibita, Non te ne andare via, Ti voglio tanto bene, Trobadorica, Tu che mi hai preso il cuor, Un mondo senza Dio, Wienna Wienna – Arrangiamenti e direzione d’orchestra di Detto Mariano – (CLS LP 28019).
• 1980 Il mio primo angelo/Wienna Wienna – CLS 45 giri (MD-F-025)

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Onorificenze:

Ordine di Lenin ( 1959)

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Note:

1. ^ Autobiografia: La mia arte, i miei successi 1981; il dato non è stato confermato in altre biografie
2. ^ RODOLFO CELLETTI: Voce di tenore, (Idea Libri 1989)
3. ^ ENRICO STINCHELLI. Le stelle della lirica.
4. ^ ALFREDO KRAUS. Masterclass

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Bibliografia:

• Gianni Gori, “Mario Del Monaco. Mille guerrier m’inseguono…”, con prologo di Marzio Pieri, coll. Grandi Voci 1, 2008, Zecchini Editore, pagg. 206 con discografia consigliata
• Mario Del Monaco, “La mia vita e i miei successi”, autobiografia 1981

Altri progetti
• http://upload.wikimedia.org/…/Com…/18px-Commons-logo.svg.png
Commons contiene immagini o altri file su Mario Del Monaco

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Collegamenti esterni:
• mariodelmonaco.net

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(Laura Rocatello ha ricavato dalla fonte: Wikipedia)

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https://youtu.be/fjRT_JUPv4w

Manrico – Mario Del Monaco Leonore – Leyla Gencer Count di Luna – Ettore Bastianini Azucena – Fedora Barbieri Ines – Laura Londi Ferrando – Plinio Cablassi

VORRESTI ESSERE COME LEI?

  • Novembre 16, 2014 at 4:44 pm

 

E’ LEI che vorrebbe essere come te!

TU SEI UNICA!

CHI ha avuto la fortuna di conoscerti non ti lascia più.
TU sei una cosa buona,
buona come i sentimenti puri,
buona come l’amore,
buona come l’amicizia, la generosità.

TU sembri come un fiore indifeso nella tempesta
ma, in realtà,
sei il maestrale che spazza via le nubi minacciose
e porta il sole e la fresca aria pulita.

TU sei PULITA.
TU sei un ANGELO!

         Omero Petrarca

CIAO, MAGDA!

  • Settembre 13, 2014 at 11:01 am


Comunico con dispiacere che, il 7 settembre scorso, il grande soprano MAGDA OLIVERO (104 anni) ci ha lasciato.

Le sia lieve la terra, cara Magda!

                                     Laura Rocatello 

 

15 AGOSTO 2014 – XXXIV CONCERTO DI FERRAGOSTO DA ELVA, VALLE MÀIRA, in Provincia di Cuneo

  • Agosto 23, 2014 at 11:52 am

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI


Purtroppo, non si sa per quale motivo le fotografie scattate da mio marito sono state bruciate dalla macchina fotografica digitale, per cui mi permetto di copiare e incollare l’indirizzo di una fotografia presente sul giornale “LA VOCE PINEROLESE”.

da Elva (CN): Antonio Chiera

Il concerto inizia alle ore 12,53 con l’apparizione del trombettista che esegue, in modo superlativo, “IL SILENZIO”.

Il presentatore, GIANFRANCO BIANCO, ricorda 37 nomi di famiglie del paese del 1921, segnate sulla lapide.

Come sempre, il Maestro dirige l’ORCHESTRA “BARTOLOMEO BRUNI”:

– ERMANNO WOLF-FERRARI, IL SEGRETO DI SUSANNA: OUVERTURE
Sullo sfondo, si vede la cima della montagna, “LA PIRAMIDE”.

– WOLFGANG-AMADEUS MOZART, IL FLAUTO MAGICO: OUVERTURE
(Qui, si ha l’intervento del presidente organizzatore)

– GIOACCHINO ROSSINI, SEMIRAMIDE: PUVERTURE
A mio parere, è una delle più belle sinfonie di Rossini.

– JOHANNES BRHMS, DANZA UNGHERESE n. 1 in sol minore
Dopo questa esecuzione, interviene il Cardiologo nato nella zona: durante il suo intervento, parla di un’attività nata a Elva moltissimi anni fa: LA RACCOLTA DEI CAPELLI, la cui lavorazione ha avuto diffusione anche a Londra.
Si trattava di una vera e propria “industria”.

– FELIX MENDELSSOHN-BARTHOLDY, LE EBRIDI (o “LA GROTTA DI FINGAL”): OUVERTURE op. 26
Al termine, Paolo Maggioni intervista due personaggi italiani (Paolo e Giancarlo), uno di cui arriva dal Brasile, oltre ad interpellare la Signora Teresa.
Giancarlo appartiene all’Orchestra Bruni.

– ANTON DVORÁK, DANZA SLAVA n. 7 op. 72
Interviene ORLANDO PEREIRA, IL PRIMO che HA RACCONTATO il CONCERTO DI FERRAGOSTO, durante l’EXPO del 1981.
Pereira è un esponente della R.A.I. ed esprime le sue lodi al presentatore, GIANFRANCO BIANCO.

Bella la foto finale di gruppo che, qui, purtroppo, non può risultare per un problema (detto più sopra) alla “digitale”.

            Laura Rocatello  

HO UNA MALEDETTA VOGLIA …

  • Agosto 18, 2014 at 12:44 pm

 

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI

 

Ho una maledetta voglia di averti vicino a me.

Qui.
Ora.

Vicino al mare in tempesta
e alle onde che urlano e si lamentano
quando si infrangono sugli scogli …

Urlano e si lamentano
come il mio cuore che non trova pace.

Omero Petrarca

CIAO, CAPITANO!

  • Agosto 13, 2014 at 8:22 pm

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI

ROBIN WILLIAMS

Aveva girato films di argomento serio, ma era il nostro EROE di “MORK & MINDY e di altri films.

Aveva aiutato CRISTOPHER REEVE, “SUPERMAN”, rimasto in difficoltà dopo la caduta da cavallo che lo aveva paralizzato.

GRANDISSIMO R O B I N !

Ciao, Capitano!
Ti sia lieve la terra.

Laura Rocatello

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UN PENSIERO anche ad un suo grande doppiatore italiano, ORESTE LIONELLO, deceduto alcuni anni fa per tumore.

 

UN SALUTO, MAESTRO BERGONZI!

  • Luglio 26, 2014 at 1:33 pm

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI

 
Il tenore CARLO BERGONZI canta “CELESTE AIDA”, dal I atto dell’opera “AIDA” di GIUSEPPE VERDI:
http://youtu.be/l52wH1RETrU    

 

Nato a Polesine Parmense il 13 luglio 1924 e morto a Milano il 25 luglio 2014, è stato un tenore italiano ed è considerato uno dei più prestigiosi interpreti del repertorio verdiano, tanto da essere definito: “IL TENORE VERDIANO DEL 1900”.

L’ho conosciuto al Teatro “LA SCALA di Milano, il 5 maggio 1963, in “AIDA”: qui, presenziava  – quale “vincitore degli Etiopi” – sopra un cavallo bianco.

Il cast si può senza dubbio definire “cosmico”: Fiorenza Cossotto, Leyla Gencer (sostituta di Leontyne Price, ammalata), Ivo Vinco e il basso russo Giurof) sotto la direzione di Gianandrea Gavazzeni e la regia di Franco Zeffirelli.
.
EMOZIONANTE!
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E’ stato un beniamino del pubblico statunitense newyorkese.

Debutti: al Covent Garden di Londra nel 1962 in una storica edizione di La forza del destino diretta da Georg Solti; alla Wiener Staatsoper nel 1959 in Aida; all’Arena di Verona (pur non essendo dotato di una voce particolarmente potente, è stato uno dei pochissimi cantanti che si potevano udire persino all’esterno del grande teatro all’aperto, grazie a un’emissione perfettamente impostata); varie volte al Teatro Colón di Buenos Aires; al Teatro Regio di Parma, il Teatro La Fenice di Venezia, Opera di Chicago, e in tutti i principali teatri italiani ed europei.

Bergonzi ha studiato al conservatorio di Parma, la cui provincia gli ha dato i natali.
Ha interpretato al Teatro Regio diversi ruoli baritonali e grandi ruoli verdiani come tenore in Un ballo in maschera, per due volte, Il trovatoreLa forza del destino, per due volte e Aida.

Ha cantato sotto le bacchette, di direttori d’orchestra quali Herbert von KarajanGeorg SoltiRiccardo MutiThomas SchippersTullio SerafinBruno WalterDimitri MitropoulosNello SantiJames LevineGianandrea GavazzeniGeorges PrêtreLorin MaazelBruno BartolettiLeonard BernsteinAntonino Votto.

Tra i suoi colleghe e colleghi, è da ricordare che ha cantato con tutti i più celebri soprani e mezzosoprani della sua epoca: Maria CallasRenata Tebaldi (con cui erano amici di famiglia), Montserrat CaballéLeontyne PriceMagda Olivero, Zinka Milanov, Birgit NilssonRenata ScottoJoan SutherlandRaina KabaivanskaGabriella TucciAntonietta StellaAnna Moffo, Giulietta Simionato, Marilyn HorneFiorenza CossottoFedora Barbieri, Grace Bumbry, Shirley Verrett, ma con la strana eccezione di Mirella Freni.

Ha cantato numerose recite con i baritoni Leonard WarrenDietrich Fischer-DieskauPiero CappuccilliRenato BrusonEttore BastianiniCornell MacNeilLeo NucciGiuseppe TaddeiTito Gobbi.

Tra i bassi vanno ricordati Boris ChristoffGiulio Neri, Nicolai Ghiaurov, Cesare Siepi, Fernando Corena, fino al suo allievo Michele Pertusi.

Nel corso della veloce carriera di baritono ha cantato accanto a colossi tenorili  quali Beniamino GigliAureliano PertileTito Schipa, Galliano Masini e Francesco Merli.

Carlo Bergonzi è stato un grande amico di Luciano Pavarotti, dal quale veniva affettuosamente chiamato “il campione”.
Il repertorio ha spaziato dai ruoli di tenore lirico o di grazia (come Nemorino nell’Elisir d’amore di Donizetti), fino alle parti di tenore lirico-spinto o drammatico (come Des Grieux nella Manon Lescaut, Il Principe Ignoto nella Turandot di Puccini, Enzo Grimaldo nella Gioconda di Ponchielli).
La fama e la carriera sono dovute principalmente all’interpretazione delle opere 
verdiane, che, rifacendosi scrupolosamente alle indicazioni scritte dall’autore, riusciva ad evidenziare aspetti inediti o dimenticati di molteplici personaggi.

E’ stato insignito di molti premi e riconoscimenti.

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Bergonzi è morto all’Istituto Auxologico di Milano, dove era ricoverato.
La salma sarà sepolta presso il cimitero di Vidalenzo, nel 
Polesine Parmense.

                                    Battuto al computer da Lauretta 

13 luglio 2014: ADDIO, GRANDE MAAZEL!

  • Luglio 16, 2014 at 10:19 am

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI
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Da LAURA ROCATELLO: GRANDE LORIN MAAZEL!

Addio a Maazel, scoperto a 11 anni da Toscanini.

Aveva 84 anni.

È morto in Virginia per le conseguenze di una polmonite.

Il suo nome è stato legato alla direzione delle più grandi orchestre del mondo.

Con Lorin Maazel se ne va uno dei protagonisti della musica del Ventesimo secolo, una leggenda, tra i maggiori direttori d’orchestra del nostro tempo che ha guidato le principali orchestre del mondo.

Morto in Virginia, a 84 anni, per una polmonite, Lorin Varencove Maazel era nato in Francia (Neuilly-sur-Seine, nei pressi di Parigi) da una famiglia statunitense di religione ebraica e origini russe.

Nel 1941, a undici anni, diresse, su invito di Arturo Toscanini, la NBC Symphony Orchestra (sono rimaste famose le parole “God bless you” pronunciate dal Maestro italiano dopo averlo ascoltato).

L’ARCANGELO SAN MICHELE ESISTE

  • Giugno 15, 2014 at 10:20 am

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI
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Pubblico un pensiero di Omero Petrarca.

 

L’ARCANGELO SAN MICHELE ESISTE

L’Arcangelo Michele esiste,
io l’ho conosciuto:
ha una voce celestiale e un viso bellissimo.

Credici! Esiste.
Se te lo dico io, da ateo, stai certa che esiste…
Altrimenti non vale la pena di vivere in questo mondo.

Omero Petrarca

 

L’Arcangelo Michele nel dipinto di Guido Reni:

TI SIA LIEVE LA TERRA, IVO VINCO!

  • Giugno 9, 2014 at 12:44 pm

 

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI


IVO VINCO, il grande basso lirico italiano, ci ha lasciati.

L’ho conosciuto assieme a sua moglie, il celeberrimo mezzosoprano FIORENZA COSSOTTO, durante la rappresentazione di “AIDA” di GIUSEPPE VERDI al Teatro “ALLA SCALA” del 5 maggio 1963 (ossia 51 anni fa).

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L’opera era diretta dal Maestro GIANANDREA GAVAZZENI e, fra il CAST D’ECCEZIONE, presenziavano:

– LEYLA GENCER (Aida, soprano)
– CARLO BERGONZI (Radamès, tenore)
– FIORENZA COSSOTTO (Amneris, mezzosoprano)
– IVO VINCO (Il Re-Faraone, basso)
– GIUROF (Ramfis, basso)

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Ivo Vinco era nato a Bosco Chiesanuova, l’8 novembre 1927.

Prima, aveva studiato al Liceo Musicale di Verona, quindi all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano con ETTORE CAMPOGALLIANI.

Aveva debuttato nel 1954 a Verona come “Ramfis” in “Aida”.

Successivamente, è apparso nei maggiori teatri italiani: Milano, Roma, Napoli, Torino, Venezia, Bologna, Palermo, Parma, Firenze.

Ha cantato all’Estero: Vienna, Monaco di Baviera, Berlino, Amburgo, Mosca, Parigi, Monte Carlo, Barcellona, Lisbona, Spalato, Città del Messico, Buenos Aires, New York (Metropolitan), Chicago, San Francisco.

Le sue esibizioni sono state, in gran parte, nei ruoli più importanti del repertorio dell’opera italiana: Don Basilio (Il barbiere di Siviglia), Oroveso (Norma), Raimondo (Lucia di Lammermoor), Sparafucile (Rigoletto), Ferrando (Il trovatore), Fiesco (Simon Boccanegra), Padre Guardiano (La forza del destino), Grande Inquisitore (Don Carlo), Alvise (La Gioconda).

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È stato sposato col mezzosoprano Fiorenza Cossotto, che gli ha dato il figlio Roberto.
Suo nipote Marco Vinco è, idem, cantante.

Lauretta
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Il basso IVO VINCO canta “SI’, MORIR ELLA DEE” da “LA GIOCONDA” di AMILCARE PONCHIELLI (su libretto di TOBIA GORRIO-ARRIGO BOITO):

http://youtu.be/7gJ3apRbbYM

22 maggio 1813: BUON 201° COMPLEANNO, WAGNER!

  • Maggio 21, 2014 at 9:22 pm

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI 
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22 maggio 1813: a Lipsia, in Germania, nasceva RICHARD WAGNER.

BUON 201° COMPLEANNO, WAGNER!

Lauretta

RICHARD WAGNER

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LOHENGRIN, atto III, “MARCIA NUZIALE”:

http://youtu.be/3cU35LFVAUw

MESSAGGIO-OMAGGIO ad UNA GRANDE DELL’OPERA LIRICA

  • Marzo 25, 2014 at 1:03 pm

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI 
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GRANDE MAGDA!!!

FELICISSIMO 104° COMPLEANNO!!!

Lauretta 
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Al mio computer è sparito il suono (non posso ascoltare il presente video musicale), però desidero presentare questo duetto dal II atto dell’opera “FEDORA” di UMBERTO GIORDANO cantato dal grande soprano col tenore MARIO DEL MONACO.
Il Maestro LAMBERTO GARDELLI DIRIGE l’Orchestre National de L’Opéra de Monte Carlo.

http://youtu.be/10GGgAPLhBQ

OTTAVIO GARAVENTA CI HA LASCIATO

  • Marzo 18, 2014 at 2:11 pm

(NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI)

 

 

 

 

 

 

18 marzo 2014

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Ho appreso la notizia attraverso “La barcaccia” radiofonica: sono rimasta di sasso.

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Ho conosciuto il Grande Tenore e Maestro Garaventa e ho avuto occasione di salutarlo anche presso il Teatro di Soresina e il Teatro “L’Arca” di Milano (qui, cantava come CALAF: http://youtu.be/0I7mK_Gk_I4 ).

Conservo sempre gelosamente la fotografia che mi ha regalato vent’anni fa che lo raffigura nei panni di Mario Cavaradossi.

NON HO PAROLE e NON SO DIRE ALTRO: “MI DISPIACE TANTO”.

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Sono commossa e mando un saluto e un abbraccio a Marina e alla Signora Lilli.

Laura Rocatello

2014: CONCERTO DI CAPODANNO al Teatro “LA FENICE” di Venezia

  • Marzo 17, 2014 at 1:05 am

La SALA del Teatro “LA FENICE” di Venezia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alle 12,20 il CONCERTO DI CAPODANNO inizia con le note della SINFONIA dell’opera “UN BALLO IN MASCHERA” di Giuseppe Verdi.

Sullo schermo televisivo appaiono inquadrature di VENEZIA con LA BALLERINA e L’UOMO MASCHERATO.
La VOCE NARRANTE è quella del celebre attore, doppiatore cinematografico e direttore di doppiaggio ROBERTO CHEVALIER.

 

Il direttore d’orchestra è il giovane DIEGO MATHEUZ: è il terzo anno che dirige presso “LA FENICE”.

I cantanti solisti che partecipano sono il soprano CARMEN GIANNATTASIO (molto richiesta in teatri d’opera come il “COMUNALE” di Bologna, lo “SFERISTERIO” di Macerata, “LA FENICE” di Venezia, l’ “ARENA” di Verona, il “METROPOLITAN OPERA” di New York, la “ROYAL OPERA HOUSE” inglese, il THÉÂTRE DES CHAMPS-ÉLYSÉES di Parigi, l’OPERNHAUS di Zurigo) e il tenore di colore LAWRENCE BROWNLEE (“rossiniano”, affronta davvero bene anche ruoli di lavori di altri musicisti: al momento è uno dei tenori più richiesti sullo scenario lirico internazionale ed è apprezzato in tutti i più importanti teatri del mondo).

Il soprano lirico CARMEN GIANNATTASIO

 

 

 

 

 

 

Il tenore lirico LAWRENCE BROWN

 

 

 

 

 

 

 

 

I brani che vengono eseguiti sono i seguenti:

1) GIOACCHINO ROSSINI, GUGLIELMO TELL: “ALLEGRO VIVACE” (seconda parte della sinfonia di quest’opera).

2) GIUSEPPE VERDI: “VALZER” dal film “IL GATTOPARDO” (è stato “trasformato” dal musicista NINO ROTA per tale film).

3) VINCENZO BELLINI, “CASTA DIVA”: canta il soprano CARMEN GIANNATTASIO.

4) GAETANO DONIZETTI, L’ELISIR D’AMORE: canta il  tenore LAWRENCE BROWNLEE.
(Sembra che Donizetti, quest’aria musicale, l’avesse pronta da tempo e che l’abbia inclusa nell’opera).

5) FUNICULI’ FUNICULA’: è una celebre canzone napoletana scritta nel 1880 dal giornalista Giuseppe Turco e musicata da Luigi Denza.
Il testo fu ispirato dall’inaugurazione della prima funicolare del Vesuvio, costruita nel 1879, per raggiungere la cima del Vesuvio.

È LA PRIMA VOLTA CHE UNA CANZONE NAPOLETANA VIENE INCLUSA NEL CONCERTO DI CAPODANNO a “LA FENICE”.
(Vedere più sotto).

6) GIACOMO PUCCINI, TOSCA, “VISSI D’ARTE, VISSI D’AMORE”: canta il soprano CARMEN GIANNATTASIO.
7) RUGGERO LEONCAVALLO, “MATTINATA”, celebre romanza da salotto: canta il tenore LAWRENCE BROWNLEE.

8) PIETRO MASCAGNI, CAVALLERIA RUSTICANA: “INTERMEZZO”.
Brano orchestrale fantastico, viene eseguito con i BALLERINI.

9) GIUSEPPE VERDI, LA TRAVIATA, “AMAMI, ALFREDO!”: cantano il soprano CARMEN GIANNATTASIO e il tenore LAWRENCE BROWNLEE.

Questo duetto dal secondo atto dell’opera è cantato da Violetta Valéry ed esprime la tremenda  disperazione della protagonista.

10) GIUSEPPE VERDI, NABUCCO, “VA’, PENSIERO …”: viene eseguito dal CORO e dall’ORCHESTRA.

A questo punto, inizia la PIOGGIA DI CORDIANDOLI fatta cadere dagli operatori, dopodiché iniziano le note di

11) GIUSEPPE VERDI, LA TRAVIATA: “BRINDISI”: cantano il soprano CARMEN GIANNATTASIO,  il tenore LAWRENCE BROWNLEE che BALLANO IL VALZER.
Sono accompagnati dal CORO, BATTENDO LE MANI.

Al termine, cadono ancora i CORIANDOLI, mentre il MAESTRO SALE SUL PALCO CON I CANTANTI.

12) BIS = GIOACCHINO ROSSINI, GUGLIELMO TELL: “ALLEGRO VIVACE” (seconda parte della sinfonia di quest’opera).

Qui, si manifesta il BIS DEGLI “APPLAUSISSIMI”.

                            Lauretta 


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GIUSEPPE TURCO-LUIGI DENZA: FUNICULI’ FUNICULA’
canta il tenore LUCIANO PAVAROTTI

http://youtu.be/yTSAZAHiOa8

Aissera, oje Nanniné, me ne sagliette,
tu saje addó, tu saje addó
Addó ‘stu core ‘ngrato cchiù dispietto
farme nun pò! Farme nun pò!
Addó lu fuoco coce, ma se fuje
te lassa sta! Te lassa sta!
E nun te corre appriesso, nun te struje
sulo a guardà, sulo a guardà.

Jamme, jamme ‘ncoppa, jamme jà,
Jamme, jamme ‘ncoppa, jamme jà,
funiculì, funiculà!
funiculì, funiculà!
‘ncoppa, jamme jà,
funiculì, funiculà!

Né, jamme da la terra a la montagna!
Nu passo nc’è! Nu passo nc’è!
Se vede Francia, Proceta e la Spagna…
Io veco a tte! Io veco a tte!
Tirato co la fune, ditto ‘nfatto,
‘ncielo se va, ‘ncielo se va.
Se va comm’ ‘a lu viento a l’intrasatto,
guè, saglie, sà!

Jamme, jamme …

Se n’è sagliuta, oje né, se n’è sagliuta,
la capa già! La capa già!
È gghiuta, po’ è turnata, po’ è venuta,
sta sempe ccà! Sta sempe ccà!
La capa vota, vota, attuorno, attuorno,
attuorno a tte! Attuorno a tte!
Stu core canta sempe nu taluorno:
Sposamme, oje né! Sposamme, oje né!

Jamme, jamme …

CLAUDIO ABBADO “SE NE’ ANDATO IN PUNTA DI PIEDI, MA NON E’ MORTO”

  • Gennaio 20, 2014 at 3:28 pm

20 gennaio 2014


Il Maestro CLAUDIO ABBADO

Questa mattina, all’età di ottant’anni, ci ha lasciato il Maestro CLAUDIO ABBADO e SENATORE A VITA.

UN SIGNORE, questo grande personaggio, che trasmetteva UMANITA’ nella vita, PRECISIONE  e “PERFEZIONE” attraverso le esecuzioni musicali da lui dirette. 



Ascoltiamo da  “LOHENGRIN” di Richard Wagner, sotto la direzione di Claudio Abbado:

http://youtu.be/92zOcbPfPjo

 

 

A U G U R I VIVISSIMI ! ! !

  • Dicembre 23, 2013 at 12:14 am

NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI
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BUONE FESTE E FELICE 2014!

Lauretta

22 dicembre 1858: a Lucca, nasceva GIACOMO PUCCINI

  • Dicembre 20, 2013 at 10:35 pm

Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria Puccini (Lucca22 dicembre 1858 – Bruxelles29 novembre 1924) è stato un compositore italiano, considerato uno dei massimi operisti della storia.

 

 

 

 

 

 

GIACOMO PUCCINI, MADAMA BUTTERFLY – dall’ATTO I, ascoltiamo la seconda parte del PIU’ BEL DUETTO D’AMORE DELL’OPERA LIRICA: http://youtu.be/eXKOEHtZmrw

RICORDANDO IL 150° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA di PIETRO MASCAGNI

  • Dicembre 5, 2013 at 3:33 pm


NON SI AUTORIZZANO CONDIVISIONI

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PIETRO MASCAGNI

 

 

Pietro Antonio Stefano Mascagni (Livorno, 7 dicembre 1863 – Roma, 2 agosto 1945) è stato un compositore e direttore d’orchestra italiano.

 

 

La biografia:

Mascagni visse a cavallo tra Ottocento e Novecento, occupando un posto di rilievo nel panorama musicale dell’epoca soprattutto grazie al successo immediato e popolare ottenuto nel 1890 con la sua prima opera, “Cavalleria rusticana”.
Tale trionfo non fu però eguagliato da nessuna delle sue opere seguenti, molte delle quali entrate stabilmente in repertorio, come ad esempio “Iris”.
Mascagni scrisse quindici opere, un’operetta e musica sia vocale che strumentale, tra cui canzoni, romanze e composizioni per pianoforte.

(Wikipedia: Questa voce o sezione sull’argomento musica classica è ritenuta da controllare.

Motivo: Il presunto plagio da parte di Verga è privo di fonti ed in aperto contrasto con quanto afferma la pagina sulla Cavalleria rusticana.

Partecipa alla discussione e/o correggi la voce. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento).

 

Pietro Mascagni nacque il 7 dicembre1863 aLivorno, in piazza delle Erbe.

Proveniva da una famiglia abbastanza rinomata nella città, ma di non agiate condizioni economiche, nonostante il padre fosse uno dei più facoltosi e conosciuti panettieri della città.

 

Dopo aver ultimato gli studi ginnasiali, ai quali affiancò anche lo studio del pianoforte e dell’organo, dal 1876 Mascagni si dedicò agli studi musicali – contro la volontà del padre – seguendo gli insegnamenti di Alfredo Soffredini, fondatore dell’Istituto Musicale Livornese (in seguito rinominato ‘Luigi Cherubini’) dove studiò anche violino, contrabbasso e alcuni strumenti a fiato; con Soffredini in particolare studiò armonia e contrappunto.

 

La sua prima composizione musicale risale al 1878, “Duolo eterno!”, seguita da altre come: “Elegia” per soprano, violino e pianoforte (1879), “Ave Maria” per soprano e pianoforte (1880), “Pater Noster” per soprano e quintetto d’archi (1880), Sinfonia in fa maggiore (1881).

Nello stesso 1881 compose la cantata “In filanda” a quattro voci soliste e, nel 1882. la cantata “Alla gioia”, sul testo di Friedrich Schiller.

Trasferitosi a Milano per studiare al conservatorio con Amilcare Ponchielli e Michele Saladino, Mascagni condivise una stanza in affitto con Giacomo Puccini, più anziano di lui di cinque anni.

In conservatorio, però, Mascagni si trovò presto in difficoltà: seguiva i corsi con irregolarità e diffidenza, assentandosi piuttosto a lungo.
La sua insofferenza verso i metodi e i contenuti della disciplina musicale impartita, crebbe fino al 1884, anno in cui entrò in forte contrasto con il suo maestro Amilcare Ponchielli.

Nel 1885 Mascagni abbandonò il Conservatorio di Milano e gli studi di musica, unendosi a compagnie d’operetta come direttore d’orchestra.

 

Nel dicembre1886, intournée con la compagnia di Luigi Maresca, fece tappa a Cerignola (FG), il cui sindaco invitò lui e la futura moglie, Argenide Marcellina Carbognani (Lina, che sposerà nel febbraio 1888), a fermarsi, offrendogli di dirigere la neonata Filarmonica locale.

Nella cittadina dauna Mascagni resterà sino al 1892, componendo la sua prima opera e dando lezioni di musica e canto.

 

Nel luglio del 1888 s’iscrisse ad un concorso, indetto dalla casa editrice Sonzogno, per un’opera in un singolo atto.

Mascagni chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti, poeta e professore di letteratura all’Accademia Navale di Livorno, di scrivere un libretto. Targioni-Tozzetti scelse “Cavalleria rusticana”, un dramma che Giovanni Verga aveva tratto dalla sua omonima novella come base per l’opera e si avvalse della collaborazione di Guido Menasci.

 

L’opera fu completata l’ultimo giorno valido per l’iscrizione al concorso. “Cavalleria rusticana” venne proclamata vincitrice del concorso (su 73 partecipanti) ed il 17 maggio 1890 debuttò al Teatro “Costanzi” di Roma, ottenendo un successo clamoroso di pubblico.

Il successo si ripeté in ogni teatro nel quale venne, da allora, rappresentata.

 

L’anno seguente, il 1891, vide il debutto di un’altra opera al “Costanzi” di Roma, “L’amico Fritz”.

 

Nel frattempo però, a turbare la gioia di Mascagni per i suoi primi successi, intervenne Giovanni Verga, il quale, non soddisfatto dell’offerta di Sonzogno per i diritti di adattamento della sua novella, aprì una causa per plagio, sostenendo fra l’altro di non aver mai concesso ufficialmente il permesso all’adattamento ma solo un generico assenso ad una informale richiesta del musicista.

La causa fu vinta da Verga: lo scrittore siciliano ottenne un lauto risarcimento (il 25% degli utili derivanti dalla rappresentazione dell’opera) che gli garantì per un certo tempo una discreta tranquillità finanziaria.

 

Negli anni successivi, Mascagni iniziò a collaborare con Luigi Illica per la stesura dell’ “Iris”, commissionata dall’editore Ricordi.

Gli stessi autori lavorarono insieme ad un altro progetto, “Le maschere”, per un’altra casa editrice, la Sonzogno.

 

Nel frattempo continuò col suo lavoro di direttore d’orchestra, dirigendo tra l’altro sei concerti alla “Scala” di Milano, tra cui la “Patetica” di Pëtr Il’ič Čajkovskij (inedita in Italia) e una propria composizione per orchestra e soprano, il poema sinfonico “A Giacomo Leopardi”, in occasione della celebrazione del centenario della nascita del poeta.

 

Nel novembre del 1898 fu di nuovo al Teatro “Costanzi” di Roma per dirigere la prima di “Iris”.

 

 

La fama mondiale:

 

Dal 1899 al 1900, le sue tournée in qualità di direttore d’orchestra lo portarono a Pietroburgo, a Vienna e negli Stati Uniti.

Dopo il debutto poco lusinghiero de “Le maschere”, che aveva esordito in contemporanea in sei città diverse (Roma, Milano, Venezia, Torino, Genova, Verona), andò a Vienna su invito di Gustav Mahler, dove, al Teatro “Imperiale”, diresse il “Requiem” di Giuseppe Verdi, per ricordare la scomparsa del musicista.

 

Seguirono altre tournées in Europa e negli Stati Uniti, fino a che, nel 1903, assunse la carica di Direttore della Scuola Nazionale di Musica di Roma, alla quale affiancò, a partire dal 1909, anche la direzione artistica del Teatro “Costanzi”.

Questo doppio incarico non impedì a Mascagni di continuare i suoi viaggi di lavoro pel mondo, comprese due tournée in Sud America, durate diversi mesi.

 

Nel 1927 Mascagni ricevette la delega dal Governo in qualità di rappresentante dell’Italia in occasione delle celebrazioni per il centenario della morte di Ludwig Van Beethoven, che ebbero luogo a Vienna.

 

Due anni dopo, nel 1929, alla fondazione della “Reale Accademia d’Italia”, Mascagni venne incluso tra gli Accademici, insieme, tra gli altri, a Luigi Pirandello, Guglielmo Marconi, Gabriele d’Annunzio ed Enrico Fermi.

 

Il 16 gennaio 1935 venne rappresentata alla “Scala” l’opera “Nerone”, l’ultima opera di Mascagni, col libretto di Targioni-Tozzetti.

 

In occasione del cinquantenario di Cavalleria rusticana l’opera fu incisa su disco.

L’anno successivo, il 1941, diresse le celebrazioni per il cinquantenario dell’ “Amico Fritz”, col tenore mascagnano Ferruccio Tagliavini.

 

Tra il 1943 e il 1944, Mascagni terminò la sua carriera di direttore al Teatro “Costanzi” di Roma.

 

 

La morte:

 

Pietro Mascagni morì nella camera del suo appartamento all’Hotel Plaza di Roma (sua residenza stabile dal 1927).

Ancora oggi si può visitare il suo sepolcro al Cimitero della Misericordia di Livorno, dove le sue spoglie furono trasferite nel 1951.

 

La musica:

 

Dal punto di vista stilistico, la musica di Mascagni è spesso definita esasperata per la propensione verso gli acuti e per il largo uso ch’egli fa del declamato nelle sue opere.

In realtà ciò riguarda una parte della sua produzione operistica (specialmente l’ultima fatica, il Nerone), quella finale, quando si era già in pieno clima espressionista.

 

Nei primi lavori (Cavalleria, Amico Fritz, Ratcliff, Iris, Maschere e Rantzau) è invece vivo uno stile fine ma decadente, che riaffiora similmente nella poesia e nella pittura di quel tempo.

L’unica vera e propria opera verista di Mascagni fu “Cavalleria”, il cui successo venne emulato poi da Ruggero Leoncavallo con “I Pagliacci”.

 

Quanto a Umberto Giordano che, spesso viene definito compositore verista (e giustamente, per opere minori come “Mala vita”), il suo stile è assai più vicino a Giacomo Puccini che a Mascagni.

 

L’opera italiana a cavallo fra i due secoli scorsi non fu infatti tutta verista: vi fu infatti il boom del “verismo” dopo “Cavalleria”, ma ben presto, già dal 1896, quest’ultimo cedette il posto all’ “opera decadente” e, più tardi, a quella “espressionista”, e di tutti e tre questi stili Mascagni si fece grande ambasciatore, anche se spesso mal compreso.

 

 

Mascagni e il cinema:

 

Parte della colonna sonora del terzo capitolo de  “Il Padrino” è tratta da “Cavalleria rusticana”.
Inoltre nel film il figlio di Michael Corleone debutta come tenore proprio nella parte di Turiddu al Teatro “Massimo” di Palermo e, durante lo svolgimento dell’opera, avviene la solita strage nella quale rimangono coinvolti più criminali e, all’uscita da teatro, persino la figlia di Michael.

 

L’intermezzo di “Cavalleria rusticana”, l’intermezzo di “Guglielmo Ratcliff” e il “notturno/barcarola” di Silvano sono stati ripresi da Martin Scorsese come colonna sonora del film “Toro scatenato”.

 

 

Pietro Mascagni venne anche nominato cittadino onorario della città di Pisa, per l’entusiasmo popolare che scatenavano le sue performance al Teatro “Nuovo” (poi, “Verdi”) e per l’impegno profuso nella diffusione della culturale musicale.

 

(Fonte: Wikipedia)

 

 

 

 

 

 

 

Facciata della casa che ospitò Mascagni durante il suo soggiorno a Cerignola

 

 


Onorificenze:

 

Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

 

             


Cavaliere di Gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia 

 

 

 

BRANI CELEBRI:


CAVALLERIA RUSTICANA, INTERMEZZO: http://youtu.be/MDAkIlZyWfw  

CAVALLERIA RUSTICANA, BRINDISI: http://youtu.be/Oiu9sUoywJo 

L’AMCO FRITZ, INTERMEZZO: http://youtu.be/kGEkFpJSepM      

L’AMICO FRITZ, ED ANCHE BEPPE AMO’: http://youtu.be/Ua4zjZhYIio  

GUGLIELMO RATCLIFF, “SOGNO” (INTERMEZZO): http://youtu.be/nKsSgkUycWI  

SILVANO, “BARCAROLA”: http://youtu.be/2bKabaEzkDg    

IRIS, “INNO DEL SOLE”: http://youtu.be/SL12oPB1wN4  

LE MASCHERE, SINFONIA: http://youtu.be/718I-mmEMTU  

RICORDANDO BENJAMIN BRITTEN, 1913-2013: NEL CENTENARIO DELLA NASCITA

  • Novembre 19, 2013 at 1:59 am

EDWARD BENJAMIN BRITTEN

Il Barone Edward Benjamin Britten (Lowestoft, 22 novembre 1913 – Aldeburgh, 4 dicembre 1976) è stato un compositore, direttore d’orchestra e pianista britannico.

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Vita:

Britten nacque a Lowestoft, nel Suffolk, figlio di un dentista, musicista amatoriale ma dotato di un certo talento.
Studiò al Gresham’s School.
Iniziò a comporre in modo alquanto prolifico già da bambino e, nel 1927, iniziò delle lezioni private con Frank Bridge.
Studiò anche, con minor entusiasmo, al Royal College of Music con John Ireland ed altri.
La sua prima composizione che attirò l’attenzione generale fu la variazione corale A Boy was Born, scritta nel 1934 per i BBC Singers.
L’anno successivo incontrò W. H. Auden col quale collaborò al ciclo di canzoni Our Hunting Fathers e anche in altri lavori, ambedue radicali sia per la visione politica, sia per le interpretazioni musicali.
Ancor più importante fu l’incontro nel 1936 con il tenore Peter Pears, che divenne un fedele collaboratore e compagno di vita.
All’inizio del 1939 i due seguirono Auden in America, dove Britten compose la sua prima opera su libretto di Auden e la prima delle sue numerose canzoni per Pears.

Lo stesso periodo è memorabile per il numero di opere per orchestra, tra cui numerosi concerti per pianoforte e violino e la Sinfonia da Requiem.
Nella Symphony Hall dell’American Academy of Music di Filadelfia, Eugène Ormandy dirige la prima esecuzione assoluta nel 1942 di “Diversions on a Theme” (op. 21 per pianoforte con la mano sinistra), di Britten.
Britten e Pears fecero ritorno in Inghilterra nel 1942 e Britten completò l’opera corale Inno a Santa Cecilia (la sua ultima collaborazione con Auden) e A Ceremony of Carols durante il lungo viaggio in mare.
Aveva già cominciato a lavorare alla sua opera Peter Grimes, e la première al Sadler’s Wells nel 1945 fu il suo, fino ad allora, maggior successo.
Nel settembre 1946, diresse The Rape of Lucretia al Glyndebourne Festival Opera con Pears e Kathleen Ferrier.
Britten, comunque, stava incontrando una certa opposizione in settori del mondo musicale inglese e, gradualmente, si ritirò dalla scena londinese fondando l’English Opera Groupnel 1947 e l’Aldeburgh Festival l’anno successivo, parzialmente anche se non solo per rappresentare i suoi stessi lavori.
Il 20 giugno 1947 diresse la prima esecuzione di Albert Herring con l’English Opera Group al Glyndebourne Festival Opera.
Nel 1949 avviene la prima esecuzione nel Berkshire Music Center di Tanglewood a Lenox (Massachusetts) di “Spring Symphony” op. 44 in 4 parti per soprano, contralto, tenore, coro, coro di voci bianche e orchestra di sua composizione diretta da Serge Kussevitzky.
Nel 1951 dirige l’Orchestra del Covent Garden nella prima esecuzione assoluta di Billy Budd (opera) con Pears al Royal Opera House di Londra.
Un’altra influenza fu la musica dell’Est, un interesse promosso dal viaggio con Pears nel 1957.
Britten fu molto colpito dalla musica di Bali e del Giappone.
I frutti di questo viaggio comprendono il balletto The Prince of the Pagodas (1º gennaio 1957) eseguito dal Royal Ballet al Royal Opera House diretto dallo stesso Britten e la serie di “Parables for Church Performance”: Curlew River (1964), The Burning Fiery Furnace (1966) e The Prodigal Son (1968).
Ad Aldeburgh nel 1950 avviene la prima esecuzione assoluta nella Jubilee Hall di “Lachymae, Reflections on a Song of John Dowland” di sua composizione con William Primrose e Britten al pianoforte e nel 1958 avviene la prima esecuzione assoluta nella Great Glemham House di “Songs from the Chinese” di sua composizione, con Pears e Julian Bream.
Nel 1952, diresse il concerto con Pears a Salisburgo.
Nel 1954, diresse Il giro di vite (opera) nella prima esecuzione assoluta al Teatro La Fenice di Venezia.
Il maggiore successo nella carriera di Britten fu il War Requiem, scritto per la riapertura della Cattedrale di Coventry nel 1962 con Dietrich Fischer-Dieskau, Peter Pears e Galina Višnevskaja come solisti e con lo stesso Britten alla guida della London Symphony Orchestra.
Di quest’opera esiste un’incisione della Decca Records registrata nel gennaio del 1963, in cui sono immortalate le prove e alcuni colloqui che Britten ebbe con il coro e l’orchestra.
Nel 1963 diresse l’English Opera Group ne L’opera del mendicante ad Edimburgo con Janet Baker, Pears e Heather Harper.
Nell’ultima decade della sua vita Britten soffrì di disturbi sempre più gravi e i suoi ultimi lavori divennero sempre più rarefatti e evanescenti.
Comprendono: l’opera Death in Venice(1973), la Suite on English Folk Tunes “A Time There Was” (1975) e la cantata drammatica Phaedra (1976), scritta per Janet Baker.

Britten morì per un attacco cardiaco a Aldeburgh, poco dopo essere stato nominato barone di Aldeburgh, nel 1976.

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Musica:

Una delle opere più note di Britten è The Young Person’s Guide to the Orchestra (1946), che venne composta per accompagnare Instruments of the Orchestra, un film educativo prodotto dal governo britannico.
L’opera ha come sottotitolo Variations and Fugue on a Theme of Purcell, ed usa come tema centrale una melodia tratta dall’Abdelazar di Henry Purcell.
Britten crea variazioni individuali per ognuno degli strumenti dell’orchestra, partendo dai legni, quindi gli archi, gli ottoni e infine le percussioni.
Britten riunisce quindi l’intera orchestra per una fuga, prima di riprendere il tema e concludere l’opera. Nel film originale era presente un commento parlato, ma questo viene spesso omesso nelle esibizioni concertistiche e nelle registrazioni.
Britten fu anche un affermato pianista, e talvolta si esibì con questo strumento nella musica da camera o accompagnando dei lieder.
Comunque, ad eccezione del Piano Concerto(1938) e delle Diversions per pianoforte e orchestra (scritte per Paul Wittgenstein nel 1940), scrisse poca musica per tale strumento, e in un’intervista del 1963 per la BBC disse che lo considerava come “uno strumento secondario”.
Britten è considerato pressoché unanimemente dalla critica come uno dei più grandi musicisti inglesi del XX secolo.
Negli anni trenta, egli compì uno sforzo cosciente per distaccarsi dalla corrente principale della scena musicale inglese, che considerava compiacente, isolana e dilettantesca.
Molti critici dell’epoca, in compenso, diffidavano della sua abilità, cosmopolitismo e ammirazione per compositori quali Mahler, Berg e Stravinsky, non considerandoli modelli appropriati per un giovane musicista inglese.
Per molti musicisti comunque, la sua tecnica impeccabile, la grande simpatia musicale e umana, e l’abilità a trattare le forme musicali più tradizionali con freschezza ed originalità, lo pongono a fianco dei principali compositori della sua generazione.
Alcune opere di Britten, prevalentemente composizioni per voci bianche, sono presenti nel repertorio della colonna sonora del film Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore.
(Wikipedia)

A cura di Lauretta

 

SEI LA VITTORIA E LA SPERANZA!

  • Novembre 1, 2013 at 12:24 am

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NIKE DI SAMOTRACIA


Hai vinto!

Hai vinto uno stupido cancro!
“Davide” ha ucciso “Golia”!

Una “piccola donna” che dà conforto e aiuta un “gigante”
a rialzarsi e ad incitarlo a vivere è una grande vittoria.

Vittoria della vita, Vittoria di un angelo travestito da bella donna:
donna bella come la Speranza, bella come la Vita!


Omero Petrarca 

 

 

OMAGGIO AL GRANDE TENORE STATUNITENSE RICHARD TUCKER NEL CENTENARIO DELLA SUA NASCITA

  • Ottobre 29, 2013 at 4:05 pm

 

 

 

 

 

 

 

 

RICHARD TUCKER  (1966)
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Richard Tucker (New York, 28 agosto 1913 – Kalamazoo, 8 gennaio 1975) è stato un tenore statunitense.

Tucker nacque col nome di Ruvn (Rubin) Ticker nel quartiere di Brooklyn.
Il suo talento musicale fu scoperto presto, e fu coltivato sotto la guida di Samuel Weisser alla sinagoga Tifereth Israel a Manhattan.
Gli interessi del Tucker adolescente variavano tra l’atletica, nella quale eccelleva durante gli anni della scuola superiore, e il canto a matrimoni e bar mitzvah come studente del coro. Col tempo passò da cantore a tempo parziale al tempio Emanuel di Passaic, New Jersey, ad un impiego a tempo pieno al tempio Adath Israel nel Bronx e, nel giugno 1943, al grande e prestigioso centro ebraico di Brooklyn. Fin’allora, gli introiti di Tucker provenivano soprattutto dalle sue commissioni settimanali come rappresentante per la Reliable Silk Company, nel distretto della moda di Manhattan.

L’11 febbraio 1936 Tucker sposò Sara Perelmuth, la figlia più giovane (e sola femmina) di Levi e Anna Perelmuth, proprietari della Grand Mansion, una sala per banchetti kosher nelLower East Side di Manhattan. Al tempo delle nozze di Tucker, il figlio maggiore dei Perelmuth, il musicalmente dotato Yakob, da violinista jazz e cantante lirico tenorile era già diventato una stella della radio nazionale, con previsioni per la propria carriera operistica. Egli, rinominatosi Jan Peerce, sotto la guida del maestro Sol Hurok, giunse al suo obiettivo quando il direttore generale della Metropolitan Opera Company, Edward Johnson, gli offrì un contratto dopo un’audizione. Quando Peerce fece il suo acclamato debutto al Teatro Metropolitan il 29 novembre 1941, la sorella e il cognato vivevano coi genitori di lei, mentre Tucker stava cercando di costruirsi una fortuna come unico proprietario (e solo impiegato) di un commercio di fodere di seta, continuando ad officiare al Tempio Adath Israel nel Bronx.

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Carriera artistica

Nonostante Peerce rimanesse scettico sulle abilità di Tucker e non incoraggiasse apertamente le sue ambizioni operistiche (cosa che portò, purtroppo, ad una rottura permanente tra i due cognati e le loro famiglie), Peerce ebbe un ruolo nel presentare Tucker al direttore d’orchestra e arrangiatore Zavel Zilberts, che fece esercitare Tucker finché egli non giunse all’attenzione di Paul Althouse, un notevole tenore la cui carriera operistica era iniziata durante gli ultimi anni del lungo regno di Enrico Caruso al Metropolitan. Althouse divenne il solo insegnante di Tucker. In un raro momento in cui l’allievo non seguì le indicazioni del maestro, Tucker entrò alle “Audizioni in onda” della Metropolitan Opera Company nel 1941, ma non vinse. Ad ogni modo, quando il direttore generale Edward Johnson, giunse inaspettatamente al centro ebraico di Brooklyn per sentir cantare Tucker, Johnson offerì al tenore un’altra audizione e presto gli concesse un contratto. Il 25 gennaio 1945, sotto la bacchetta di Emil Cooper, Tucker esordì come Enzo ne La Gioconda di Amilcare Ponchielli. Il debutto, uno dei più fortunati negli annali del Metropolitan, presagì la carriera trentennale di uno dei più importanti tenori americani dell’epoca postbellica.

Nel dicembre dello stesso anno sempre al Metropolitan Opera House di New York è Alfredo ne La traviata con Robert Merrill, nel novembre 1946 è Grigory inBoris Godunov con Ezio Pinza, nel febbraio 1947 è il Duca di Mantova in Rigoletto con Leonard Warren, nel marzo Pinkerton in Madama Butterfly con Dorothy Kirsten.

Nell’estate 1947, Tucker fu invitato a riprendere il suo personaggio ne La Gioconda all’Arena di Verona. Per quell’opera il tenore ritirato veronese Giovanni Zenatello, aveva ingaggiato anche una giovane e sconosciuta soprano greco-americana sovrappeso, di nome Maria Callas. Le recensioni del 1947 de La Gioconda fanno capire che il successo di Tucker fu considerevolmente maggiore di quello della Callas, un fatto messo poi in ombra dall’acclamazione mondiale del soprano.

Al “MET”, nel novembre 1947 è Rodolfo ne La bohème con Licia Albanese, in dicembre Riccardo in Un ballo in maschera con Stella Roman e Cloe Elmo e nel maggio 1948 è Turiddu in Cavalleria rusticana (opera) con Regina Resnik.

Nel 1949, la rapida ascesa della carriera di Tucker fu confermata quando Arturo Toscanini, il più celebre direttore d’orchestra italiano del XX secolo, ingaggiò Tucker nel ruolo di Radames per la trasmissione NBC di un’esecuzione completa dell’Aida. Il ruolo della protagonista era ricoperto da Herva Nelli. L’evento fu trasmesso per radio e per televisione e poi stampato su LP, CD, VHS e DVD.Questa fu la prima rappresentazione operistica completa ad essere trasmessa su un’emittente televisiva nazionale negli USA.

Al Metropolitan nel maggio 1949 è Edgardo in Lucia di Lammermoor, in novembre Gabriele Adorno in Simon Boccanegra con Astrid Varnay, in dicembre Des Grieux in Manon Lescaut, nel 1950 Tamino in Die Zauberflöte con Eleanor Steber e Don Carlo con Fedora Barbieri e Cesare Siepi, Alfred in Die Fledermaus con Eugene Ormandy, nel 1951 Faust (opera) con Fausto Cleva, Ferrando in Così fan tutte, nel 1952, Don José in Carmen (opera) con Risë Stevens diretto da Fritz Reiner, Don Alvaro ne La forza del destino con Zinka Milanov, Cavaradossi in Tosca (opera), nel 1954 Andrea Chénier con Rosalind Elias, nel 1955 Hoffmann in Les comtes d’Hoffmann con Roberta Peters diretto da Pierre Monteux, nel 1957 Lensky in Eugene Onegin con George London diretto da Dimitri Mitropoulos.

Negli anni seguenti, l’ampia voce lirica di Tucker si evolvé verso uno stile lirico-spinto di proporzioni quasi drammatiche. Se i suoi tipici tratti stilistici, specialmente la sua predilezione per i singhiozzi “all’italiana”, non furono sempre lodati dai critici, il timbro distinto della sua voce squillante, la sua tecnica senza incertezze, la sua dizione impeccabile e la pronuncia paragonabile a quella di un madrelingua furono sempre apprezzati in ogni ruolo che ricoprì. In un’epoca in cui arrivavano e partivano dal Metropolitan molti tenori di vaglia, tra i quali Jussi Björling, Giuseppe Di Stefano e Mario Del Monaco (ed eventualmente Jan Peerce) sotto la conduzione di sir Rudolf Bing, Tucker rimase un tenore tra i più considerati e accettò nuove sfide.

Al San Francisco Opera nel 1954 canta ne La forza del destino, Rigoletto e Tosca e nel 1955 Andrea Chénier.

All’Opera di Chicago nel 1956 canta ne La forza del destino ed in un concerto con Renata Tebaldi, Giulietta Simionato ed Ettore Bastianini diretto da Georg Solti, nel 1957 La Gioconda con Aldo Protti, Eileen Farrell e la Simionato diretto Tullio Serafin, nel 1959 Simon Boccanegra con Tito Gobbi, nel 1960 Don Carlo con Boris Christoff, La bohème con Renata Scotto, nel 1961 Lucia di Lammermoor con Joan Sutherland, nel 1962 Rigoletto con Ettore Bastianini, nel 1963 Un ballo in maschera con Grace Bumbry e Régine Crespin e nel 1964 Tosca.

Nel 1958 è Mario Cavaradossi in Tosca (opera) al Royal Opera House di Londra.

Al Wiener Staatsoper nel 1958 è Mario Cavaradossi in Tosca e Rodolfo ne La bohème.

Ancora per il “MET” nel 1961 è Lionel in Martha (opera) con Victoria de los Angeles, Dick Johnson ne La fanciulla del West con Leontyne Price, Calàf in Turandot con Birgit Nilsson, nel 1965 Radames in Aida e la Messa da requiem (Verdi) al Lewisohn Stadium di Manhattan, nel 1968 Rodolfo in Luisa Miller con Montserrat Caballé e Sherrill Milnes.

Nel Teatro Comunale di Firenze nel 1968 canta ne “Il trovatore” con Montserrat Caballé ed Ivo Vinco diretto da Thomas Schippers, nel 1971 canta in “Rigoletto” e “I Pagliacci” diretto da Riccardo Muti nel gennaio 1974 canta nella ripresa di “Un ballo in maschera” con Renato Bruson diretto da Muti.
Nel 1969 è Rodolfo nella prima rappresentazione di Luisa Miller al Teatro alla Scala di Milano con Adriana Lazzarini diretto da Francesco Molinari Pradelli.

Sebbene la sua presenza scenica non si notasse gran che durante la maggior parte della sua carriera, Tucker fece una grande impressione sui critici più anziani quando rielaborò il ruolo di Canio ne I Pagliacci sotto la regia di Franco Zeffirelli, nel gennaio 1970. Il tenore all’epoca si stava avvicinando alla sessantina.

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Prima e dopo ogni stagione operistica al Metropolitan, Tucker apparve in concerti da palcoscenico negli Stati Uniti.
Alla fine degli anni cinquanta e all’inizio dei sessanta le sue presenze in una serie di “Serate Puccini” all’aperto al Lewisohn Stadium di New York, sotto la direzione di Alfredo Antonini, attrassero spesso un pubblico di oltre 13.000 spettatori entusiasti. Durante la sua carriera operistica, Tucker continuò ad officiare come cantore negli Rosh Hashana, Yom Kippur e altri eventi del calendario liturgico ebraico.
Da capofamiglia devoto e severo Tucker guidò la formazione religiosa dei suoi tre figli (Berel Tucker detto Barry, nato nel 1938, David N. Tucker, nato nel 1941, e Henry R. Tucker, nato nel 1946), e organizzò un’esibizione assieme a loro in un popolare programma televisivo presentato da Sam Levenson nei primi anni cinquanta.

Nel 1971 canta nella ripresa nel Teatro Regio di Parma di “Il trovatore” con Renato Bruson.

Nel 1972 torna all’Arena di Verona come Riccardo in “Un ballo in maschera” e Radames in “Aida” con Fiorenza Cossotto.

Nel 1973 canta nella prima rappresentazione in concerto nel Royal Opera House, Covent Garden di Londra di “La Juive” di Jacques François Fromental Halévy.

La sua ultima rappresentazione al Metropolitan risale al 3 dicembre 1974 come Canio in I Pagliacci con Anna Moffo raggiungendo le 738 recite al “MET”.

Tucker ebbe un contratto a lungo termine con la Columbia Records, ed effettuò delle registrazioni anche con la RCA Victor. Ma al confronto con la lunghezza assoluta della sua carriera, le registrazioni commerciali di Tucker sono in proporzione frammentarie e, secondo il parere di molti dei suoi colleghi, non trasmettono adeguatamente la potenza e la rotondità della sua voce. Molte di esse, così come registrazioni private dei suoi concerti ed esibizioni trasmesse via radio, sono state rimasterizzate digitalmente e sono disponibili su CD e formati scaricabili on-line.
Un certo numero di sue apparizioni televisive a The Voice of Firestone e The Bell Telephone Hour furono conservate in kinescope e su nastro magnetico, e sono state rilasciate nei formati VHS e DVD.
Una completa esibizione del tenore nel ruolo di Canio ne I Pagliacci, con la regia di Zeffirelli, che doveva essere accoppiata con una di Cavalleria Rusticana col tenore Franco Corelli, amico e collega di Tucker, come Turiddu, non fu mai trasmessa in televisione e non è stata mai pubblicata per il commercio, per ragioni legali.

Sebbene l’immagine pubblica, ben architettata, di Tucker fosse quella di un interprete combattivo, irrefrenabilmente sicuro di sé, il suo comportamento fuori dal palcoscenico era quello di un uomo prevalentemente riservato ma immancabilmente pieno di riguardi, specialmente quando erano coinvolti ammiratori e colleghi. Mai incline a rivolgersi al passato, Tucker viveva sempre alla giornata e manteneva una visione giovanile della vita.
Mostrava anche una propensione per giocare dei tiri a qualcuno dei cantanti suoi colleghi, spesso provocando un sorriso in un momento inopportuno della rappresentazione; una volta, durante una trasmissione de La forza del destino col baritono Robert Merrill, Tucker aveva nascosto una fotografia di nudo in un bauletto che Merrill avrebbe dovuto aprire sulla scena. Anni dopo, Merrill descrisse il tenore come un originale, spuntato fuori dalle pagine di una storia di Damon Runyan.

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La morte

Ironicamente, Merrill era in tour con Tucker per una serie di concerti insieme, quando, l’8 gennaio 1975, Richard Tucker morì per infarto mentre riposava prima di un’esibizione serale a Kalamazoo, Michigan.
È la sola persona il cui funerale si sia tenuto sulla scena del Metropolitan.
Come tributo al suo lascito al teatro, la città di New York ha rinominato il parco adiacente al Lincoln Center Richard Tucker Square.

Poco dopo la sua morte, si costituì la Fondazione Musicale Richard Tucker ad opera della vedova, dei figli, dei colleghi e degli amici, “per perpetuare la memoria del più grande tenore d’America attraverso progetti in aiuto di giovani cantanti di talento.”
Nei decenni successivi la fondazione, i cui concerti annuali, trasmessi in televisione, sono stati presentati da Luciano Pavarotti e altre grandi stelle della lirica del passato e del presente, ha consegnato premi e borse di studio molto consistenti per la musica vocale ad artisti come Renée Fleming, Deborah Voigt, e molti altri cantanti d’opera affermatisi poi in ambito internazionale.
(Fonte: Wikipedia)

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RICHARD TUCKER in “RIGOLETTO”, a New York, al Teatro “METROPOLITAN” (1971):


 

 

 

 

 

 

 

 

 

RICORDANDO GIUSEPPE VERDI NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA (III PUNTATA)

  • Ottobre 21, 2013 at 8:44 pm

(Le Roncole di Busseto, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)

 

 

 

 

 

 

 

 

Milano: statua di Giuseppe Verdi in piazza Michelangelo Buonarroti, opera di Enrico Butti

III PUNTATA:

Verdi ebbe indole semplice e retta e una personalità potente.
Poteva essere brusco e ruvido, talvolta intrattabile e scortese, ma la sua intuitiva comprensione umana ebbe un fondo basilare di intensa vibrazione, di calda e cordiale simpatia.

Iniziò la sua attività di compositore senza molte preoccupazioni estetiche.
Possedeva un senso istintivo per il teatro e non trovava difficoltà nel raggiungere gli effetti voluti.
Le agitazioni politiche del tempo e le aspirazioni all’indipendenza nazionale si impadronirono del suo spirito e colorirono la sua musica.
Divenne un compositore nazionale forse, quasi, inconsapevolmente.

Ma l’anelito dell’artista andò oltre: la sua musica ricercò e rivestì le passioni umane.
Il suo insistente appassionato accostarsi a Shakespeare, in vari stadi della sua vita, va considerato sotto l’angolo visuale dell’affinità elettiva.

Possedette una inestimabile, meravigliosa ricchezza melodica; la sua musica è calda, traboccante di vitalità, appassionata, onesta e diretta.
Egli non si curò che apparisse talvolta volgare, purché fosse intensa e pregna di carattere.

La sua evoluzione, come compositore, è stata interpretata nei modi più vari.
Egli si irritava quando sentiva dire che era stato influenzato da Wagner: ammirò la musica di Wagner, ma si guardò bene dal servirsi delle sue teorie che egli considerava dannose all’opera italiana.

Il 7 aprile 1892, in una lettera a Verdi da Amburgo, Hans Von Bülow faceva ammenda di un giudizio sfavorevole sulla musica verdiana, da lui pubblicato anni prima sulla “Allgemeine Zeitung”:

« Illustre Maestro, degnatevi ascoltare la confessione di un peccatore contrito! Diciotto anni or sono il sottoscritto si è fatto reo di una grande bestialità … verso l’ultimo dei cinque Re della musica italiana. Se n’è pentito, se n’è vergognato amaramente, oh quante volte! Ebbi la mente accecata da fanatismo [wagneriano] …

« Ho principiato a studiare le vostre ultime opere, Aida, Otello e il Requiem (che mi ha commosso fino alle lacrime). Volete perdonarmi, valervi dei privilegi dei sovrani di graziare?

« Fedele al motto prussiano, Suum cuique, esclamo vivamente: “Evviva Verdi, il Wagner degli Italiani! » .

Verdi così rispondeva, compostamente e forse non senza una punta di umorismo:

« Illustre Maestro Bülow, non vi è ombra di peccato in voi, e non è il caso di parlare di pentimenti e di assoluzioni!

« Se le vostre opinioni di una volta erano diverse da quelle d’oggi, avete fatto benissimo a manifestarle: né io avrei mai osato lagnarmene. Del resto, chi sa …, forse avevate ragione allora.

« … Se gli artisti del Nord e del Sud hanno tendenze diverse, è bene che siano diverse! Tutti dovrebbero mantenere i caratteri propri della loro nazione, come disse benissimo Wagner. » .

Vi sono senza dubbio dei punti di contatto fra i drammi musicali di Wagner e le ultime opere di Verdi, che non contengono più arie o pezzi d’insieme a forma chiusa: i brani vi si susseguono « senza interruzioni per applausi », il testo è trattato con maggior cura e l’orchestra con più ricca immaginazione.

Ma le basi della composizione di Verdi sono essenzialmente differenti da quelle delle opere di Wagner: per Wagner l’orchestra era il centro dell’interesse, per Verdi l’elemento fondamentale per la voce.
Verdi affida alla voce del cantante la melodia, il più potente mezzo di espressione per lui.
In Wagner, la voce è solo una parte del tutto, sullo stesso piano degli altri elementi.
Perciò, in Verdi, la soluzione del problema operistico è completamente diversa da quella di Wagner: come Wagner trovò una soluzione tedesca, così Verdi ne trovò una italiana, nuova, ma basata sulla tradizione.

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Il cosiddetto mutamento fra le prime e le ultime opere verdiane è, in realtà, inesistente.

Francis Toye ha scritto:

« Il suo magistero tecnico si accrebbe in grande misura, la raffinatezza e sottigliezza di espressione pure in misura ragguardevole, ma le caratteristiche fondamentali della sua personalità musicale mutarono ben poco.
In un certo senso, noi ritroviamo nel compositore di “NABUCCO” gli stessi lineamenti, potenti, intensi, diretti, la stessa sostanza emotiva del compositore di “OTELLO”.
Nei mezzi con cui si esprimono è intervenuta un’evoluzione stupefacente, un mutamento radicale; ma i tratti caratteristici sono rimasti gi stessi. ».

E. Percy M. Young:

« Fu l’erede delle grandi tradizioni della melodia e del bel canto italiano, degli splendori della tecnica, della valorizzazione del colore; e fu originale. ».
(Il Mondo della Musica) 

                                      Battuto al computer da Lauretta 


RICORDANDO GIUSEPPE VERDI NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA (II PUNTATA)

  • Ottobre 18, 2013 at 10:17 pm

(Le Roncole di Busseto, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)

GIUSEPPE VERDI: ritratto eseguito da Giovanni Boldini

 


 


FIRMA di GIUSEPPE VERDI

 

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II PUNTATA:

Seguirono “NABUCCO”:  “I LOMBARDI ALLA PRIMA CROCIATA”, “ERNANI” (da VICTOR HUGO), “I DUE FOSCARI”.

Durante i fermenti politici del 1840, Verdi si manifestò fervente patriota.
Condividendo l’aspirazione di indipendenza degli Italiani e l’avversione contro l’oppressore austriaco, ebbe fede nell’Italia libera e le sue opere sono piene di richiami a questi sentimenti.
Come argomento di esse, egli dette la preferenza a significativi avvenimenti storici: così, “LA BATTAGLIA DI LEGNANO” (evocante la lotta contro il BARBAROSSA) , “GIOVANNA D’ARCO”, “ALZIRA” (episodio della rivolta degli Incas contro gli Spagnoli), “I MASNADIERI” (dal dramma di SCHILLER), “IL CORSARO” (dal poema di BYRON”) e DIVERSI CORI DI QUELLE OPERE divennero, per gli Italiani, INNI PATRIOTTICI DELLA LIBERTA’.

Questi successi gli permisero di acquistare la villa e il podere di Sant’Agata, presso Busseto, dove spesso soggiornava in tranquillità, occupandosi dei lavori della fattoria (che lo interessavano moltissimo), di poesia e filosofia.

Si unì alla cantante GIUSEPPINA STREPPONI – che sposò solamente il 29 agosto 1859 – la quale fu per lui una moglie ideale.

Nonostante le assai floride condizioni finanziarie, Verdi non divenne mai uomo di mondo; amava la semplicità ed era felice quando poteva vivere a contatto della natura.
Dopo un soggiorno del 1848, a Parigi, scriveva:

« E’ un fatto che ho vissuto per un anno e mezzo a Parigi dove si dice che ogni cosa acquisti una certa raffinatezza. Ma confesso di esservi divenuto più orso che mai. Ho scritto delle opere, ho vagato da un posto all’altro per sei anni, ma non ho mai scambiato una parola con un giornalista col proposito di coltivare il successo; non ho mai chiesto favori ad amici o fatto la corte ai ricchi. Mai, mai, in vita mia! E sempre disprezzerò tale sorta di cose. Scrivo le mie opere meglio che posso, e poi lascio andare le cose come vogliono, senza  cercare di influenzare la pubblica opinione ».

Negli anni 1851-1853, compose  “RIGOLETTO”, “IL TROVATORE”, “LA TRAVIATA”.

Sebbene “IL TROVATORE” fosse ancora un’opera essenzialmente vocale (nel vecchio stile), queste tre opere si possono considerare d’avanguardia, come drammi psicologici nei quali sono fortemente caratterizzate le opposte tendenze  dei personaggi.

Quanto “RIGOLETTO” e “LA TRAVIATA” fossero diverse dalle altre opere di quel tempo, si può arguire dalle reazioni sui giornali dell’epoca.

Di “RIGOLETTO” un critico scrisse:
« Un’opera come questa  non può essere giudicata in una sola sera. Ieri, infatti, noi fummo sopraffatti da tutte le novità che contiene: novità o, meglio, originalità del soggetto, novità della musica, dello stile, della stessa forma nelle diverse parti. ».

“LA TRAVIATA”, così profusa di melodia, raccolse insistentemente l’appunto di essere “priva di arie”.
E gli abituali cantanti verdiani (uomini e donne) sollevarono obiezioni sulla difficoltà della musica (l’opera cadde, a causa della mediocrità dei cantanti e per incomprensione del pubblico, alla prima rappresentazione, al Teatro “LA FENICE” di Venezia, il 6 marzo 1853).
Ma, in materia artistica, Verdi era irremovibile: « Non mi lascerò mai imporre dai cantanti, nemmeno dalla Malibran, se resuscitasse. », ebbe a dire.

Nel 1859, la sua terra natale entrò a far parte del Regno d’Italia.
Verdi era divenuto una specie di eroe popolare; il suo nome stesso era stato innalzato come simbolo di libertà, aveva significato , per i patrioti: “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”.

Fu fatto cittadino onorario di molte città e membro del Parlamento.

Seguì un periodo di calma, nel quale il Maestro fu sempre più assorbito dalle cure delle sue terre di Sant’Agata, mentre le opere si seguivano ad intervalli sempre più lunghi.
Nel 1857, finì “SIMON BOCCANEGRA”; a due anni di distanza, “UN BALLO IN MASCHERA”; a tre, “LA FORZA DEL DESTINO”; a cinque, “DON CARLO”.

Verdi considerava ormai finita la sua carriera di compositore ma, quando, nel 1869, gli venne proposto di scrivere un’opera per celebrare l’inaugurazione del Canale di Suez, trovatone interessante il libretto, accettò l’offerta e si mise al lavoro per la composizione di “AIDA”, che venne rappresentata al “NUOVO TEATRO” de Il Cairo il 24 dicembre 1871, con un successo colossale.

Deciso ad abbandonare l’Opera, il Maestro si dedicò, in seguito, alla “MESSA DA REQUIEM” per commemorare la morte di Manzoni.
Nel 1873, scrisse un “QUARTETTO PER ARCHI” di cui, per molto tempo, non permise la pubblicazione, né l’esecuzione, considerandolo un semplice passatempo.

Aveva, allora, oltre sessant’anni e pensava di meritare il riposo.
Trascorreva l’inverno a Genova, a Palazzo Doria, il resto dell’anno a Sant’Agata, occupandosi dei suoi cani e cavalli; quando si trovava in viaggio, scriveva dando minuziose istruzioni per la cura dei suoi animali.
A Sant’Agata, consigliava i coltivatori vicini nei lavori delle loro fattorie, e si recava regolarmente sui mercati di Parma e di Cremona a comperare il bestiame.

« Quanto a me, ho ben poco da dire, davvero quasi  nulla. Non faccio niente e non sono al corrente di niente. Cammino per i campi finché sono esausto, poi mangio e vado a letto. Ecco tutto. Che vita!, direte. È vero, non vi è nulla di poetico ma, alla mia età, è un modo come un altro di passare il tempo e, forse, ce n’è di peggiori. ».

Ma la sua potenza creativa non gli lasciò pace: a settantatre  anni scrisse “OTELLO” e, a ottanta, “FALSTAFF”.

Nel 1897, gli morì la moglie e la salute di ferro di Verdi cominciò ad indebolirsi.
Il cuore era fiacco e il medico gli proibì qualsiasi occupazione.
Nel Natale del 1900, si recò a Milano per trascorrervi le feste con degli amici, ma fu uno sforzo: colpito da attacco cardiaco, vi moriva il 27 gennaio 1901.

Lasciò larga parte delle sue sostanze, con i diritti delle opere, alla Casa di Riposo per i musicisti da lui fondata a Milano.
(Il Mondo della Musica) 

Battuto al computer da Lauretta

RICORDANDO GIUSEPPE VERDI NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA (I PUNTATA)

  • Ottobre 6, 2013 at 12:24 am

 

 

 

 

 

 

 

GIUSEPPE FORTUNINO FRANCESCO VERDI

(Le Roncole di Busseto, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901)

E’ stato un compositore italiano autore di melodrammi che fanno parte del repertorio operistico dei teatri di tutto il mondo.

È considerato il più celebre compositore italiano di tutti i tempi.

 

PRIMA PUNTATA:

VERDI è di discendenza contadina.
Suo padre (CARLO VERDI) aveva una bottega di generi diversi nel villaggio di Le Roncole presso Busseto, nel Parmense, al tempo della sua nascita ancora sotto la dominazione francese.
Alcuni mesi dopo, il distretto veniva conquistato dagli Austriaci e saccheggiato da distaccamenti di cavalleria; una lapide, a Le Roncole, ricorda che la madre di Verdi fu costretta a cercare rifugio dalla sacrestia della chiesa fin nel campanile.

Il piccolo Giuseppe mostrava tale passione per la musica che il padre gli comprò una sgangherata spinetta, permettendogli di studiare col vecchio organista BAISTROCCHI.

Il ragazzo fece rapidi progressi e, a dodici anni, ebbe l’incarico di sostituire questi nella chiesa del villaggio.
Il compenso (di circa quaranta lire l’anno) veniva speso per pagargli la scuola in Busseto, dove imparò a leggere, a scrivere e a far di conto.

Per due anni, Verdi visse a Busseto, recandosi ogni domenica a Le Roncole per suonare l’organo in chiesa.

A Busseto, un commerciante di nome BAREZZI, appassionato di musica, notate le doti eccezionali del ragazzo, lo impiegò presso di sé, permettendogli di suonare il pianoforte con la propria figliola MARGHERITA.
Verdi scrisse più tardi:
« Ho conosciuto molta gente, ma nessuno migliore di Barezzi. Mi amò come un figlio e io l’amai come un padre ».

Quando Verdi ebbe diciotto anni, Barezzi ottenne per lui una borsa di studio, che gli avrebbe permesso di frequentare i corsi presso il Conservatorio di Milano; ma, per l’età e la scarsa preparazione, il giovane non potè esservi ammesso.
Peraltro, rimase a Milano due anni, prendendo lezioni di armonia, contrappunto e fuga dal LAVIGNA, esercitandosi nella direzione d’orchestra e nella composizione.
La sua tecnica pianistica lasciò sempre a desiderare e Rossini si divertiva, più innanzi, a inviargli lettere così indirizzate: “Al Maestro Verdi, pianista di quinto corso”.

Qualche tempo dopo, moriva l’organista di Busseto e, il fatto che Verdi non fosse stato scelto come successore, suscitò contrarietà fra i suoi sostenitori.
Per aiutarlo, il Barezzi gli fece ottenere l’incarico di dirigere la banda cittadina.

Nel 1836, Verdi sposava Margherita, la figlia di Barezzi.

Nel 1838, si stabilì a Milano e, nel 1839, fece rappresentare a “LA SCALA” la sua prima opera, “OBERTO, CONTE DI SAN BONIFACIO”.
Il successo fu tale che l’impresario del teatro, MERELLI, gli offrì un contratto per tre nuove opere.

Ancor più importante per il giovane compositore fu la conoscenza di GIOVANNI RICORDI, il quale, da copista de “LA SCALA”, si era  affermato come editore acquistando i diritti di pubblicazione delle opere di ROSSINI.
Ricordi comperò la prima opera verdiana, iniziando col Maestro rapporti che dovevano durare per tutta la vita.

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La vita privata di Verdi, in quel tempo, fu colpita da un seguito di dolorose sciagure: perdette i due figli bambini e, nel 1840, gli morì la moglie beneamata.

Frattanto, andava in scena l’opera “UN GIORNO DI REGNO”: fu un insuccesso.
Quali le cause?
Le recenti disgrazie familiari influirono certo, negativamente, sulla capacità creativa del Maestro; ma vi sono altre (e, forse più valide) ragioni che giustificano l’infelice esito di questo spartito.

Con “OBERTO”, Verdi aveva scritto un’opera decisamente mediocre, con uno strumentale greve e derivato dalla pratica della banda.
Da spirito acuto e da inflessibile autocritico qual era, egli comprese perfettamente il suo errore ma, nell’opera seguente (“UN GIORNO DI REGNO”), cadde nell’eccesso opposto.
Accolto un libretto di gusto sorpassato, tentò un’imitazione cimarosiana che, in quel tempo, era più che mai priva di senso.

Queste due opposte esperienze furono fondamentali per il Maestro che trovò poi, con “NABUCCO” la sua giusta maniera.
Dopo l’insuccesso di “UN GIORNO DI REGNO”, decise di abbandonare la composizione e il Merelli dovette usare tenacia ed astuzia per indurlo a riprendere il lavoro.
Gli chiese di dare una scorsa al libretto “NABUCODONOSOR”  e, avendo ricevuto un rifiuto, glielo pose in tasca.
Arrivato a casa, Verdi fu vivamente interessato dai primi versi che gli caddero sott’occhio e lo lesse per intero.
Comunque, rimase nella determinazione di non scrivere più musica ma, ben presto, la natura dell’artista ebbe il sopravvento e, il 9 marzo 1842, l’opera dal titolo “NABUCCO” veniva rappresentata a “LA SCALA” con enorme successo.
(Il Mondo della Musica)

                                      Battuto al computer da Lauretta

 


NABUCCO, 
INIZIO  dell’opera a “LA SCALA” di Milano: http://youtu.be/jjBlsfCZOKI

NABUCCO, “DIO DI GIUDA”; canta il baritono RENATO BRUSON: http://youtu.be/wbwfnL1DWqg

 

I PESCATORI DI PERLE di GEORGES BIZET

  • Settembre 27, 2013 at 12:46 am

 

 

 

 

 

 

 

 

Maurice Renaud interpreta Zurga   

 

 

Titolo originale

Les Pêcheurs de perles

Lingua originale

francese

Musica

Georges Bizet

Libretto

Michel CarréEugène Cormon

Atti

tre

Epoca di composizione

1863 (terminata all’inizio di agosto)

Prima rappr.

29 settembre 1863

Teatro

Parigi, Théâtre Lyrique

Personaggi

  • Léïla, sacerdotessa di Brahma (soprano)
  • Nadir, un pescatore (tenore)
  • Zurga, capo dei pescatori (baritono)
  • Nourabad, gran sacerdote di Brahma (basso)
  • Pescatori, fachiri, sacerdoti (coro)

 

 

I pescatori di perle (Les Pêcheurs de perles) è un’opera lirica in tre atti di GEORGES BIZET, su libretto di MICHEL CARRÉ e ÈUGENE CORMON.

È oggi considerata il primo capolavoro operistico di Bizet, che all’epoca non aveva ancora compiuto i 25 anni.

L’opera, di ambientazione esotica, gli fu commissionata da LÉON CARVALHO, il direttore del Théâtre-Lyrique di Parigi.

Alla PRIMA – il 29 settembre 1863 – ottenne un discreto successo di pubblico ma una fredda accoglienza da parte della critica, nonostante in favore del giovane compositore si fossero levate le voci autorevoli di LUDOVIC HALÉVY e HECTOR BERLIOZ.

Restò in cartellone fino alla fine di novembre, per un totale di 18 repliche ma, da allora, scomparve dai teatri francesi.
Lo stesso compositore apportò in seguito alcune modifiche alla partitura, ma non ebbe mai la possibilità di rivedere l’opera in scena.

I pescatori di perle fu ripresa solo molti anni dopo la morte dell’autore, nel 1893, durante l’Esposizione Universale di Parigi, presentata in lingua italiana dall’editore SONZOGNO nella traduzione di ANGELO ZANARDINI e con un finale posticcio.

In seguito la fama dell’opera, in Italia, fu legata soprattutto alla romanza del tenore “Je crois entendre encore” che, nella traduzione italiana (“Mi par d’udire ancor”), diventò il cavallo di battaglia dei più grandi tenori lirico-leggeri, da TITO SCHIPA a BENIAMINO GIGLI.

Col tempo, tuttavia, Les Pêcheurs de perles ha conosciuto una piena riabilitazione ed è oggi entrata in repertorio, eseguita anche in Italia in lingua francese.
Il limite dell’opera è in genere individuato nel libretto, piuttosto sgangherato, ma la partitura musicale ha l’espressiva morbida, elegante e sensuale del miglior Bizet ed è orchestrata magistralmente.
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L’azione si svolge nell’isola di Ceylon.

Atto I

Un gruppo di pescatori di perle danza e brinda sulla spiaggia.
Hanno deciso di scegliere un capo che li guidi e li protegga e la scelta cade su Zurga (baritono), a cui tutti giurano obbedienza.

Sopraggiunge il pescatore Nadir (tenore), amico di gioventù di Zurga.
Rimasti soli, i due amici rievocano un misterioso episodio, che ancora li turba, accaduto una sera di molti anni prima alle porte di Candi: l’apparizione di una donna velata, un’affascinante sacerdotessa al cui passaggio la folla si chinava.
Da allora quella visione è rimasta nei loro cuori, ma entrambi giurano che nessun sentimento d’amore per una donna potrà mai dividerli.

Una piroga attracca sull’isola. Ne scende una fanciulla velata, Léïla (soprano), accompagnata dal sacerdote Nourabad (basso).

I pescatori danno il benvenuto all’ospite e la invitano a cantare per allontanare gli spiriti delle onde.

La vergine consacrata pronuncia un giuramento di fedeltà e castità e promette di non togliersi mai il velo, pena la morte.
Dovrà attendere su una roccia, sola, tutta la notte, affrontando se necessario anche la tempesta.

Quando Nadir, impietosito dal pericolo che incombe sulla sacerdotessa, le si avvicina, Léïla riconosce in lui il giovane incontrato a Candi e mai dimenticato.
Nasconde però il suo turbamento e, dopo aver rinnovato le sue promesse, si avvia verso il tempio con Nourabad.

Si fa sera: i sacerdoti accendono i fuochi, Nadir pensa all’affascinante creatura di cui sente ancora aleggiare nell’aria la voce e si assopisce su una stuoia.
Finché viene svegliato dal canto di Léïla che, attorniata dai fachiri, invoca il dio Brahma.
Nadir scivola verso la roccia, si avvicina alla fanciulla e la chiama.
Nel chinarsi verso di lui, Léïla fa cadere il velo: i due finalmente si riconoscono.

Atto II

È notte.
Leila incontra Nourabad presso le rovine di un tempio e gli narra di essersi imbattuta da bambina in un uomo inseguito da una turba di nemici, di averlo salvato e di aver ricevuto da lui in segno di gratitudine una collana (più tardi si scoprirà che quest’uomo è Zurga).

Poi, rimasta sola, vince la paura pensando al giovane che ama e di cui le sembra di sentire la presenza calda e rassicurante accanto a sé.
Ma non è una suggestione: cantando una canzone malinconica, Nadir le si avvicina e i due giovani finalmente si dichiarano, decidendo di sfidare il destino pur di non rinunciare al loro amore.

È in arrivo un pauroso temporale. Gli innamorati si separano ma Nourabad, che li ha scorti, ordina alle guardie di arrestare Nadir.
Sopraggiunge tuttavia Zurga che, forte del suo potere, ordina ai pescatori di liberare i prigionieri.
Ma quando Nourabad strappa il velo a Léïla ed egli riconosce la fanciulla del tempio, credendosi tradito dall’amico, ordina che i due vengano tratti a morte.

 

Atto III

È ancora notte, il temporale sta per cessare. Zurga, passato il primo momento di furore, è pentito di aver condannato a morte l’amico e la donna amata; ma quando Léïla si reca da lui supplicandolo di uccidere solo lei e di salvare Nadir, egli cade preda di una furiosa gelosia e cambia nuovamente parere: morranno entrambi.

Ormai rassegnata a morire, Léïla consegna ad un giovane pescatore la collana ricevuta dallo sconosciuto, pregandolo di consegnarla a sua madre.
Zurga riconosce l’oggetto: è lui il fuggiasco che l’ha donato alla bambina, a cui deve la vita.

La scena cambia: Nadir è in catene accanto al rogo, già approntato per il supplizio.
Attorno a lui gli indiani bevono e danzano freneticamente.

Quando Nourabad e i fachiri stanno per dare inizio all’esecuzione un violento bagliore rosso illumina il fondo della scena.
Gli indiani corrono atterriti alle loro tende e Zurga – che ha attizzato l’incendio per favorire la fuga dei prigionieri – spezza le loro catene.
Quindi rimane solo nella foresta in attesa che si compia il suo destino.

(Fonte: Wikipedia)

Battuto al computer da Lauretta

 

 

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BRANI CELEBRI:

Dal tempio il limitar  (duetto tra Zurga e Nadir) – atto I: http://youtu.be/oV3LTi0yXAY  

Mi par d’udire ancora  (romanza di Nadir) – atto I: http://youtu.be/GdztwXczDw8

Brahma, Gran Dio …  (romanza con coro di Léïla) – atto I: http://youtu.be/F9NPjHGuMZA

Non hai compreso un cor fedele (duetto tra Léïla e Nadir) – atto II: http://youtu.be/ULh92_c9CIY 

 

NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL BARITONO TITO GOBBI

  • Settembre 19, 2013 at 9:18 pm


 

 

TITO GOBBI

 

TITO GOBBI (Bassano del Grappa24 ottobre 1913 – Roma5 marzo 1984) è stato un baritonoattore e regista italiano, anche scenografo, costumista, disegnatore e insegnante.

Origini (1913-1935)

Il giovane Tito studiò giurisprudenza all’Università di Padova.

Durante lo studio, il suo talento venne scoperto da un amico di famiglia, il barone Agostino Zanchetta che gli suggerì di studiare canto lirico, come baritono.
E, così, nel 1932, Gobbi si trasferì a Roma per studiare canto con Giulio Crimitenore siciliano che fu il primo interprete del Trittico di Puccini e di Francesca da Rimini di Zandonai. Ad accompagnarlo al pianoforte alla prima audizione fu Tilde De Rensis, figlia del musicologo Raffaello, che nel 1937 divenne sua moglie.
Dal matrimonio nacque un’unica figlia, Cecilia, che si occupa dell'”Associazione Tito Gobbi”, un sito per onorare la memoria del baritono scomparso.

Carriera (1935-1979)

La prima esperienza per Tito Gobbi su un palcoscenico fu nel 1935, a Gubbio, interpretando il Conte Rodolfo in La sonnambula di Vincenzo Bellini.

Successivamente vinse il Concorso Internazionale di Canto a Vienna, cui seguì Condottieri, il primo dei suoi 26 film, e una borsa di studio al Teatro alla Scala di Milano.

Nel 1937 debuttò come Giorgio Germont in La traviata di Giuseppe Verdi al Teatro Adriano di Roma.
Sotto la guida e direzione di Tullio Serafin, preparò molti ruoli, fra cui alcuni che sarebbero stati fondamentali per la sua carriera, come Scarpia (Tosca), Rigoletto e Simon Boccanegra.

Per il Teatro dell’Opera di Roma nel 1938 è Metifio nelle riprese di L’Arlesiana (opera) di Francesco Cilea con Licia Albanese, Esaù nelle riprese di “Lo straniero” di Ildebrando Pizzetti diretto da Serafin, Tito Schipa e Gino Bechi, nel 1939 Sharpless in Madama Butterfly diretto da Victor de Sabata, vescovo/1° soldato nella ripresa di “Fra Gherardo” di Pizzetti con Giuseppe Taddei diretto da Serafin, Don Ottavio nella prima rappresentazione di “Il finto Arlecchino” di Gian Francesco Malipiero diretto da Serafin, Pietro nella ripresa di Hänsel e Gretel (opera) di Engelbert Humperdinck diretto da Serafin, Melot nella ripresa di “Tristan und Isolde” diretto da De Sabata, Silvio nella repliche nelle Terme di Caracalla di Pagliacci (opera), il guardiano nella ripresa di “I maestri cantori di Norimberga” diretto da Serafin e Terpulòv nella première nel Teatro Reale dell’Opera di “Monte Ivnòr” di Lodovico Rocca, diretto da Tullio Serafin con Ines Adami-Corradetti e Bechi, nel 1943 Il Barone Scarpia in Tosca con Maria Caniglia e Beniamino Gigli, Ahmed nella première scenica di “Le nozze di Haura” di Adriano Lualdi ed Ismet nella ripresa di “Emiral” di Bruno Barilli, nel 1944 Figaro nella replica di Il barbiere di Siviglia (Rossini), nel 1947 Tonio-Taddeo nella ripresa nel Teatro dell’Opera di “Pagliacci” e Jokanaan nella ripresa di Salomè (opera), nel 1953 Guglielmo Tell (opera) nella prima rappresentazione nelle Terme di Caracalla con Antonietta Stella, nel 1954 Nabucodonosor nella prima rappresentazione nelle Terme di Caracalla di “Nabucco” con Gabriella TucciMiriam Pirazzini e Boris Christoff, nel 1955 Macbeth (opera), nel 1957 Amonasro nella ripresa nelle Terme di Caracalla di “Aida” e nel 1963 John Falstaff (Verdi) con Renato Capecchi e Fedora Barbieri diretto da Carlo Maria Giulini.

Al Teatro dell’Opera di Roma, egli interpretò nel corso di una trentina di stagioni 67 ruoli diversi in 400 rappresentazioni.

Al Teatro La Fenice di Venezia, nel 1941, è Marcello ne La bohème con Mafalda Favero, nel 1942 Sharpless in Madama Butterfly, nel 1948 Renato in Un ballo in maschera con Mario Del Monaco e la Pirazzini, nel 1960 Jago in Otello (Verdi) nel Cortile di Palazzo Ducale (Venezia) con Del Monaco, nel 1961 Sir John Falstaff con Capecchi, Alfredo Kraus e la Barbieri, nel 1962 Guglielmo Tell con Angelo Nosotti e nel 1971 Il barone Scarpia e la regia in Tosca.

Al Teatro Comunale di Firenze nel 1941 è Idraote nella prima rappresentazione di “Armida” di Christoph Willibald Gluck con la Barbieri e Ferruccio Tagliavini, nel 1954 Nabucodonosor nella ripresa di “Nabucco” diretto da Serafin, con Anita Cerquetti, la Pirazzini e Christoff, nel 1969 Gianni Schicchi nelle riprese di “Gianni Schicchi” con Angelo Nosotti curando anche la regia.

Al Teatro Verdi (Trieste) nel 1942 è Cristo ne La risurrezione di Cristo di Lorenzo Perosi, nel 1943 Orfeo ne L’Orfeo, nel 1951 Figaro ne Il barbiere di Siviglia (Rossini) con Fernando Corena, nel 1954 Marcello ne La bohème ed Il Barone Scarpia in Tosca con la Caniglia, nel 1959 Macbeth e nel 1960 Sir John Falstaff con Piero Cappuccilli e la Barbieri.

Nel 1942, sempre alla Scala, è Falstaff con la Barbieri diretto da de Sabata e fu protagonista della prima italiana del Wozzeck di Alban Berg (nel ruolo del titolo), uno dei suoi capolavori, che in seguito canterà ancora a Napoli e a Vienna con il maestro Karl Böhm, alla Scala con Dimitri Mitropoulos nella prima rappresentazione del 1952.

La sua ultima recita di Wozzeck sarà registrata per la R.A.I., a Roma nel 1954, con la direzione del maestro Nino Sanzogno.

Oltre al Wozzeck, cantò Nebbie di Ottorino Respighi (contemporaneo di Berg), accompagnato dal pianista Gerald Moore.

Verso la fine degli anni quaranta doppiò l’attore Dennis King per la canzone “Fra Diavolo” e altre parti musicali nel film omonimo con Stanlio & Ollio, tratto dall’opera di Daniel Auber.

Andando avanti con gli anni, il suo repertorio cominciò a diventare molto vasto, fino a comprendere oltre 136 personaggi in più di 100 opere liriche di epoche diverse, da Claudio Monteverdi ai contemporanei (PizzettiWolf-FerrariBergWeillRespighi, ecc.); poi, anche i personaggi di Verdi e dei compositori veristi (i suoi cavalli di battaglia), tra cui Ford (Falstaff), il Sergente Belcore (L’elisir d’amore), Marcello (La bohème), Giovanni De Siriex (Fedora), il primo Doge di Genova ossia Simone Boccanegra, il marchese di Posa ossia Rodrigo (Don Carlo), Rigoletto, Gianni Schicchi e tanti altri, sia in teatri italiani sia in quelli esteri.

Nel 1946, è Figaro nella ripresa nel Teatro Regio di Parma di “Il barbiere di Siviglia”.

Nel 1947 tornò alla Scala per cantare La dannazione di Faust di Hector Berlioz in lingua italiana. Sempre nello stesso anno, con Rigoletto a Stoccolma cominciò la carriera internazionale, che lo portò in tutto il mondo, in un arco di tempo così vasto da avere come partners molti dei maggiori interpreti del teatro lirico del XX secolo.
Con Maria Callas cantò molte recite di Tosca, due in studio e molte dal vivo.

Al San Francisco Opera debutta nell’ottobre 1948 come Figaro ne Il barbiere di Siviglia, poi Marcello ne La bohème con la Albanese e Jussi Bjoerling e Belcore ne L’elisir d’amore con Bidu Sayão e Ferruccio Tagliavini, nel 1960 Jack Rance ne La fanciulla del West, Simon Boccanegra ed il Barone Scarpia in Tosca, nel 1962 Jago in Otello con Victoria de los Angeles e Raina Kabaivanska e nel 1964 Gianni Schicchi e Nabucco.

La sua voce divenne, verso gli anni cinquanta, più scura e potente, tale da consentirgli di cimentarsi anche nelle opere di Richard Wagner: interpretò l’Araldo del Re nel Lohengrin, Melot nel Tristan und Isolde e Gunther nella tetralogia di Wagner L’anello del Nibelungo (per esattezza, nell’ultima delle quattro giornate, ossia Il crepuscolo degli dei).

Fu interprete, poi, di Christoph Willibald Gluck, come il sommo sacerdote d’Apollo nell’Alceste, Idraote nell’Armide e Orfeo in Orfeo ed Euridice, tutte e tre di Gluck, e perfino Shchelkalov nel Boris Godunov di Modest Mussorgsky, sotto Oliviero De Fabritiis.
Il suo repertorio comprendeva anche la musica rinascimentale e la musica barocca, per esempio L’Orfeo e il testo Il combattimento di Tancredi e Clorinda, entrambe di Claudio MonteverdiIl Pompeo di Alessandro Scarlatti, canzoni di Giacomo CarissimiAlessandro ScarlattiGiuseppe GiordaniAntonio VivaldiFrancesco Cavalli e canzoni napoletane.

Inoltre si ricorda come grande Figaro in Il barbiere di Siviglia e come protagonista in Guglielmo Tell, opere entrambe di Rossini, e Lord Enrico in Lucia di Lammermoor di Donizetti.
Cantò poi musica del classicismo, di Carl Maria von Weber e Wolfgang Amadeus Mozart.
Si presentò al Teatro dell’Opera di Roma per cantare Il franco cacciatore di Weber nel1940 (nessuna registrazione) e al Festival di Salisburgo nel 1950, come Don Giovanni nell’omonima opera di Mozart diretto da Wilhelm Furtwängler con i Wiener Philharmoniker, affiancato alla Donna Elvira di Elisabeth Schwarzkopf e al Leporello di Erich Kunz (solo disco); nello stesso anno fu Don Giovanni anche a Stoccolma.

Da giovane, Tito Gobbi fu anche Figaro in Le nozze di Figaro di Mozart, poi verso la fine degli anni cinquanta fu anche il Conte d’Almaviva nella stessa opera.

Dal 1952 al 1964 cominciò a fare molte incisioni in studio, soprattutto al Teatro alla Scala, tra cui Tosca (De Sabata1953, e Prêtre1964), Don Carlos (Santini1954), Aida (Serafin, 1955), Falstaff (Karajan1956), Il barbiere di Siviglia (Galliera1957), Otello (Serafin, 1960) e tante altre ancora.
Poi, oltre che con Galliera, fu Figaro nella prima di Il barbiere di Siviglia nel 1956 con Luigi Alva e Maria Meneghini Callas sotto Carlo Maria Giulini, dal vivo alla Scala, poi Rodrigo nel Don Carlos di Verdi sempre diretto da Giulini, con la regia di Luchino ViscontiTosca con Maria Callas e Renato Cioni al Covent Garden nel 1964 sotto Carlo Felice Cillario, con la regia di Franco Zeffirelli, e alla Lyric Opera di Chicago, subito dopo Londra, nel Simon Boccanegra, dove fece anche il suo debutto nella regia sotto la direzione di Bruno Bartoletti.
Inoltre, sempre con la direzione del maestro Herbert von Karajan, esistono due versioni discografiche di Falstaff, in studio nel 1956 e dal vivo, a Salisburgo, nel 1957 con Rolando PaneraiElisabeth SchwarzkopfAnna Moffo, Giulietta Simionato e la Barbieri diretto da Karajan.
Celebre anche il suo Falstaff del 1958 dal vivo a Chicago diretto da Tullio Serafin.
Poi, verso la fine della sua carriera, fu Don Giovanni sotto Colin Davis a Londra nel 1967, sotto Ferdinand Leitner a Chicago nel 1969 e sotto Oliviero De Fabritiis a Lisbona nel 1971.

All’Arena di Verona debutta nel 1954 come Amonasro in Aida con Del Monaco diretto da Fausto Cleva.

Al Royal Opera House, Covent Garden di Londra nel 1955 è il Barone Scarpia in Tosca con Tagliavini e Renata Tebaldi, nel 1956 Rigoletto, nel 1958 Rodrigo in Don Carlos con Jon Vickers, Christoff e la Barbieri diretto da Giulini, nel 1960 Macbeth con Amy Shuard, nel 1961 Sir John Falstaff con Mirella Freni, nel 1962 Iago in Otello con Del Monaco e la Kabaivanska diretto da Georg Solti, nel 1963 Don Giovanni con la Freni ed il Conte Almaviva ne Le nozze di Figaro con la Freni e Teresa Berganza diretto da Solti e nel 1965 Michele ne Il tabarro, Gianni Schicchi e Simon Boccanegra del quale è anche produttore.
Fino al 1974 egli prese parte a 48 rappresentazioni londinesi.

Ancora alla Scala nel 1956 è Lord Inferno – Paradiso nella prima assoluta de L’ipocrita felice di Giorgio Federico Ghedini con Graziella Sciutti e Jack Rance nella prima di La fanciulla del West con Franco Corelli, nel 1957 Sir John Falstaff nella prima con Panerai, la Schwarzkopf, la Moffo e la Barbieri diretto da Karajan, nel 1959 Marcello ne La bohème e Gianni Schicchi con Renata Scotto, Iago nella serata di gala per l’apertura della stagione con Otello con Del Monaco e Scarpia nella prima di Tosca con la Tebaldi e Di Stefano, nel 1961 Rodrigo in Don Carlos con Boris ChristovNicolai Ghiaurov e Christa Ludwig e nel 1962 Michele nella prima di Il tabarro con Clara Petrella.

All’Opera di Chicago nel 1955 è Amonasro in Aida con Doro Antonioli, Astrid Varnay e la Tebaldi diretto da Tullio Serafin, Marcello ne La bohème con Giuseppe Di Stefano e la Tebaldi diretto da Serafin, Rigoletto con Björling e Michele ne Il tabarro con Carlo Bergonzi, nel 1956 Jack Rance ne La fanciulla del West con Del Monaco diretto da Mitropoulos, Carlo Gérard in Andrea Chénier con Del Monaco ed il Barone Scarpia in Tosca con Björling e la Tebaldi, nel 1957 Iago in Otello con Del Monaco e la Tebaldi diretto da Serafin, Tonio in I Pagliacci con Del Monaco e Cornell MacNeil, il Conte Almaviva ne Le nozze di Figaro con Walter Berry, la Moffo, la Simionato diretto da Solti, Michonnet in Adriana Lecouvreur con la Tebaldi, Di Stefano e la Simionato diretto da Serafin, Rodrigo in Don Carlo con Björling, Anita Cerquetti e Christoff diretto da Solti, nel 1958 Sir John Falstaff con la Tebaldi, la Simionato e la Moffo diretto da Serafin, Gianni Schicchi diretto da Serafin e Figaro ne Il barbiere di Siviglia, nel 1959 Simon Boccanegra con Richard Tucker e Renato in Un ballo in maschera con Di Stefano e Birgit Nilsson, nel 1960 De Siriex in Fedora (opera), nel 1963 Nabucco, nel 1965 Simon Boccanegra nel quale è anche il regista, nel 1966 Iago in Otello del quale cura anche la regia, nel 1968 Falstaff nel quale è anche il regista, nel 1969 Don Giovanni nel quale è anche regista e cura la regia de Il barbiere di Siviglia, nel 1970 Gianni Schicchi nel quale è anche regista, nel 1971 il Barone Scarpia e la regia in Tosca, nel 1972 la regia di Un ballo in maschera e nel 1979 la regia in Andrea Chénier.

Al Metropolitan Opera House di New York debutta nel 1956 come Scarpia in Tosca con Di Stefano e Corena diretto da Mitropoulos e poi è Rigoletto diretto da Cleva, nel 1958 Iago in Otello con Del Monaco e la Tebaldi e nel 1966 Sir John Falstaff. Sempre al Met nel 1978 debutta nella regia nella Tosca con Shirley VerrettLuciano PavarottiCornell MacNeil e Corena diretta da James Conlon.

Al Wiener Staatsoper debutta nel 1957 come Sir John Falstaff con Panerai, Alva, la Schwarzkopf, la Moffo e la Simionato diretto da Karajan, nel 1958 con la Tebaldi diretto da Karajan il Barone Scarpia in Tosca e Jago in Otello e nel 1959 Amonasro in Aida con la Tebaldi, la Simionato diretto da Karajan.

Ancora a Salisburgo nel 1961 è Simon Boccanegra con Panerai.

Al Grand Théâtre di Ginevra nel 1963 è Scarpia in Tosca con Régine Crespin e Di Stefano e nel 1966 Iago in Otello con Josè van Dam e Gwyneth Jones.

Al King’s Theatre di Edimburgo è Gianni Schicchi ed il regista nella trasferta del Teatro Comunale di Firenze nel 1969 con Anna Di Stasio.

La sua notorietà è rimasta legata a molti ruoli: oltre quelli già citati, vanno ricordati almeno Renato in Un ballo in maschera, Cinna in La Vestale di Gaspare SpontiniNabucco, il Dottor Malatesta nel Don Pasquale, il Messaggero degli spiriti in La donna senz’ombra e Jokhanaan in Salomè (entrambe di Richard Strauss), Michele ne Il tabarro, Peter nell’Hänsel e Gretel di Engelbert Humperdinck, Rigoletto nel Rigoletto di Verdi (più di 400 recite; fin da ragazzo era appassionato di quest’opera, debuttò come l’Usciere di corte nel 1937, una parte di una sola battuta; ma il vero debutto da protagonista fu a Pisa nel 1945). Nel 1955 fu eseguita un’incisione, diretta da Tullio Serafin con Maria Callas e Giuseppe Di Stefano.), ecc.
Ma il ruolo da lui più frequentato è stato quello del Barone Scarpia (circa 900 recite) nella Tosca di Giacomo Puccini, a fianco di Renata Tebaldi, Maria Callas, ecc.

Altro ruolo fu Jago nell’Otello di Verdi (circa 500 recite) assieme a Ramón VinayJon Vickers e Mario Del Monaco. Con quest’ultimo negli anni cinquanta raggiunse, sotto la direzione di Alberto Erede, un grande successo, registrato da un filmato, disponibile in DVD.

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Dell’arte di Tito Gobbi restano molti documenti: incisioni in studio di arie e di due opere complete, oltre a moltissime registrazioni “live”; restano anche alcuni film, in particolare quelli d’opera degli anni quaranta-cinquanta: Il barbiere di SivigliaRigolettoLa forza del destinoI Pagliacci – Amore tragico (con Gina Lollobrigida), L’elisir d’amoreCavalleria rusticana, ecc.
In quell’epoca questi e altri film musicali contribuivano molto alla popolarità dei cantanti lirici.
Rimane anche un recital-intervista, dove egli canta tutti i suoi cavalli di battaglia, diretto da Armando Gatto, e alcuni video di arie d’opera pubblicati dalla BBC.
Arrivò a cantare fino a 65 anni con il Gianni Schicchi di Puccini, diretto da Lorin Maazel, nel1978 e l’anno dopo come “il narratore” in Le Villi.

Tito Gobbi incise dischi esclusivamente per la Decca e per la EMI, con l’aggiunta di Le Villi e Gianni Schicchi diretti da Lorin Maazel per la CBSOtello diretto da Tullio Serafin e Cavalleria rusticana diretta da Silvio Varviso per l’RCA e La bohème diretta da Antonino Votto per la Deutsche Grammophon.
Il suo ultimo ruolo in teatro è stato il Narratore in Le Villi nel 1979, con la sua regia e con il direttore Lorin Maazel (incisione che ha vinto il Grammy Award).
Il suo ultimo debutto in quanto alla regia è stato di Ernani, a Napoli nel 1982.

L’album Tosca, con Maria Callas, Giuseppe Di Stefano, Tito Gobbi, l’Orchestra e Coro del Teatro alla Scala, direttore Victor De Sabata per la Columbia/EMI del 1953 è stato premiato con il Grammy Hall of Fame Award 1987.

Ultimi anni (1979-1984)

Il suo studio del personaggio aveva una forte connotazione visiva: disegnava le caratteristiche fisiche di ogni personaggio con un po’ di caricature, realizzando poi sempre da sé i trucchi. La realizzazione del personaggio partiva dal libretto completo, cioè il personaggio inserito nel contesto, in relazione con gli altri, dalle eventuali fonti letterarie, dallo studio del periodo storico.
Questo tipo di visione del teatro lo portò con facilità alla regia e all’insegnamento: la prima regia è del 1965 (Simon Boccanegra) e fino al 1979 continuò a cantare nelle sue stesse produzioni.
In più di un’occasione disegnò anche le scene e i costumi delle sue produzioni.
A tutto questo si affiancò, dal 1973, l’insegnamento: varie masterclass live, in America (Rosary College e Juilliard School) e in vari paesi d’Europa, anche in Italia a Firenze (Villa Schifanoia) e ad Asolo, formando un gran numero di artisti.
Egli stesso desiderava che i giovani amassero l’opera, come testimoniano queste frasi:

« Io penso e credo che sia mio dovere trasferire alle giovani generazioni quello che io ho avuto la fortuna di apprendere in più di quarant’anni di carriera. Non credo che il patrimonio d’esperienza che ho accumulato debba sparire con me. »

 

« Il mio obiettivo è di affinare il talento dei giovani cantanti per farne degli interpreti, i cantanti-attori che voleva Verdi. Io insegno lasciando spazio allo sviluppo della personalità artistica degli allievi e alla loro interpretazione. »

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Delle sue lezioni esistono registrazioni edite dall'”Associazione Musicale Tito Gobbi”.
Scrisse anche due libri: My life (1979) (“La mia vita”, 1985) e Tito Gobbi on His World of Italian Opera (1984).

Fra i suoi hobby, il disegno e la pittura, coi soggetti e le tecniche più vari: unendo questa abilità a un fine senso dell’umorismo, faceva anche divertenti caricature; amava la cucina, le automobili e gli animali: fra i suoi “animaletti da compagnia” ci fu anche un leone.

(Fonte: Wikipedia, l’enciclopedia libera)

Il baritono TITO GOBBI canta la romanza “QUELL’UOM DAL FIERO ASPETTO …” dal film “FRA’ DIAVOLO” (brano tratto dall’opera omonima musicata da DANIEL FRANçOIS AUBER):

http://youtu.be/aJGegcfqqg0

NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DI GINO BECHI

  • Settembre 14, 2013 at 12:55 pm

Gino Bechi (Firenze16 ottobre 1913 – Firenze2 febbraio 1993) è stato un baritono e attore italiano.

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GINO BECHI  

 

Biografia

Si avvicinò alla musica a diciassette anni con i maestri Frazzi e De Giorgi, debuttando nel 1936 a Empoli, nella parte di Germont ne La traviata di Giuseppe Verdi.

Ben presto divenne uno dei più importanti cantanti lirici italiani, venendo chiamato, tra gli altri, al Teatro alla Scala di Milano, all’Opera di Roma, a Lisbona e nei maggiori teatri del Sudamerica.
Sono rimaste memorabili alcune interpretazioni in opere verdiane quali OtelloRigoletto e Nabucco.

Nel 1950, in seguito alla rappresentazione di Falstaff al Covent Garden di Londra con i complessi della Scala, la critica non ebbe per lui parole di elogio, probabilmente anche per una certa nota “allergia” dei critici inglesi alle voci molto timbrate di scuola italiana, che oltretutto una discutibile tradizione vorrebbe estranee all’ultimo personaggio verdiano.
Nel1958 ritornò a Londra, al Drury Lane, nel Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, questa volta con grande successo.

Si ritirò dalle scene nel 1965. Negli anni successivi, gestì una scuola di perfezionamento per giovani cantanti lirici a Firenze.
È stato presidente, a Siena, del Concorso Internazionale di canto intitolato a Ettore Bastianini.
Bechi fu uno dei più famosi cantanti lirici tra gli anni quaranta e cinquanta, formando con Maria Caniglia e Beniamino Gigli un trio di artisti la cui fama travalicò l’ambito del pubblico d’opera (vennero soprannominati scherzosamente il “Trio Lescano“).
La voce di grande ampiezza, estesa e di pregevole timbro, mal si prestava tuttavia alle incisioni discografiche del tempo, tanto che oggi se ne può avere solo una vaga idea, mentre filmati di epoca più recente non ne rendono appieno le qualità.
Venne scritturato più volte in film di carattere musicale, sia basati su opere liriche che non, e la sua popolarità presso il grande pubblico rimane particolarmente legata alla canzone di Cesare Andrea BixioLa strada nel bosco, colonna sonora del film Fuga a due voci, divenuta un suo cavallo di battaglia.
(Fonte: Wikipedia, l’enciclopedia libera)


BRANO TRATTO DALL’ARCHIVIO DEL SITO “ILDISCOBOLO.net”

Nel 1943 mentre l’Italia veniva scossa dal suono delle bombe inglesi, l’Otto Settembre era ormai alle porte e la popolazione era esausta per la ferocia e l’inusitata violenza di una guerra che pareva ai più interminabile, un film e una voce accompagnò gli italiani intenti nella maggioranza ad abbandonare definitivamente le proprie case alla ricerca di rifugio e cibo nei tanti piccoli paesi di campagna.
Il film si intitolava, ironia della sorte,”Fuga a due voci” e la voce che ne cantava la colonna sonora era quella inconfondibile del baritono Gino Bechi.
Nel cast della pellicola che ottenne compatibilmente con il drammatico periodo che si stava vivendo, un grosso successo figuravano tra gli altri: Guglielmo Barnabò, Adriana Benetti, Carlo Campanini, Irasema Dilián, Enrico Luzi, oltre allo stesso Bechi.
La regia era firmata da Carlo Ludovico Bragaglia.
Fu proprio da quel film che La Voce del Padrone che aveva sotto contratto l’importante baritono trasse diversi 78 giri tutti di grande popolarità.
Oggi, noi del “Discobolo”, vi proponiamo probabilmente il più famoso perchè conteneva un brano che fece realmente da colonna sonora ai momenti più drammatici e per quanto riguarda l’Italia di quella scellerata guerra.
“La strada nel bosco” cantata alla radio anche da Albertone Rabagliati (che ne fece un suo personale successo) era nella versione di Gino Bechi pubblicata su disco contrassegnato dal numero di catalogo DA 5434 e presentava sull’altro lato ancora una canzone di grande appeal come “Soli soli nella notte” (anch’essa firmata dalla coppia Bixio-Nisa).
Ad accompagnare Bechi in questa sua memorabile interpretazione è l’inarrivabile Orchestra del Microfono della Voce del Padrone diretta dal grande Dino Olivieri.

Cosa possiamo aggiungere…
Che a suffragio di quanto da noi affermato circa che cosa abbia rappresentato questo motivo per chi ha vissuto quei drammatici momenti, ci piace citare il grande Vittorio De Sica .
Ebbene quando nel 1960 girò “La Ciociara”, film ambientato proprio in questo contesto storico, in una delle sequenze finali della pellicola fece cantare “La strada nel bosco” a Salvadori mentre questi nel ruolo di un camionista riaccompagna a Roma le due protagoniste (madre e figlia) di quel drammatico ritorno alla normalità.



GINO BECHI CANTA LA CANZONE “LA STRADA NEL BOSCO”: 

http://youtu.be/G9v_eKFnZ58

 

FERRAGOSTO 2013: CONCERTO A PIAN DEL RE-MONVISO

  • Agosto 25, 2013 at 4:45 pm



Ore 12,55: su RAITRE inizia il “NOSTRO” CONCERTO DI FERRAGOSTO 2013, concerto a cui siamo affezionatissimi e diretto dall’ormai  “NOSTRO” Maestro.

Come sempre, le riprese sono anche effettuate a mezzo dell’elicottero (specialmente nella parte finale del concerto), mentre abbiamo modo di vedere le nostre Alpi e, addirittura, la nebbiolina immortalata durante le riprese di prova effettuate di mattina presto.

Qui, nasce il Fiume PO (l’antico ERIDANO), il più lungo d’Italia che, attraverso il suo delta, si getta nel Mare Adriatico, sotto la provincia di Venezia e sopra la provincia di Ferrara.

Il luogo si trova a 3.800 metri sul livello del mare e l’aria che vi  si respira è finissima, mentre vediamo la STRADA che porta al RIFUGIO “QUINTINO SELLA”.

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Ascoltiamo i brani in programma:
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– GIUSEPPE VERDI, I VESPRI SICILIANI: “LE QUATTRO STAGIONI” (prima parte).

– PIOTR ILIJČ TCIAIKOVSKIJ, LA BELLA ADDORMENTATA: “VALZER” (è UNA BELLISSIMA FAVOLA).

– GIOACCHINO ROSSINI, GUGLIELMO TELL: BALLETTO “PASSO A TRE” (marcia e coro).

– JOHANN STRAUSS figlio, POLKA 373.

– CORO POPOLARE: “DIO DEL CIEL, DIO DELLE CIME”.

– JOHANN STRAUSS figlio, “BANDITEN GALOP” (polka veloce 378).

– ÉMIL WALDTEUFEL, I PATTINATORI: VALZER (op. 183).

– GIOACCHINO ROSSINI, GUGLIELMO TELL: BALLETTO “PASSO A SEI” (“ Quell’agil pie’ ”).

– GIUSEPPE VERDI, I VESPRI SICILIANI: “LE QUATTRO STAGIONI” (seconda parte).

                            Laura Rocatello

ÉMIL WALDTEUFEL, I PATTINATORI: VALZER (op. 183)
http://youtu.be/zirn3M3ewQc

27 luglio 2013: BUON 98° COMPLEANNO, MAESTRO DEL MONACO!

  • Luglio 26, 2013 at 10:05 pm

 

 

 

 

 

 

 

 

 
MARIO DEL MONACO

Mario Del Monaco (Firenze, 27 luglio 1915 – Venezia, 16 ottobre 1982) è stato un tenore italiano.

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Biografia:

Nacque da padre napoletano e madre fiorentina.

Dopo aver studiato inizialmente violino come autodidatta, si rese conto che la sua reale passione era il canto.
Il maestro Raffaelli ne riconobbe il talento e lo aiutò negli inizi.

Frequentò il Liceo Musicale di Pesaro, dove studiò con il maestro Arturo Melocchi.

Successivamente fu allievo della scuola di perfezionamento del Teatro dell’Opera di Roma, dove però il metodo di insegnamento inadatto alle sue caratteristiche vocali gli procurò problemi, che il suo precedente maestro contribuì in seguito a risolvere.

Appassionato di pittura e scultura, si diplomò anche alla Scuola d’Arte di Pesaro.

Nel 1941, sposò Rina Fedora Filippini, conosciuta durante la scuola a Roma.

Debuttò a Cagli nel 1939 in Cavalleria rusticana, mentre il primo successo risale al 31 dicembre 1940 in Madama Butterfly al Teatro Puccini di Milano.

Dopo un periodo di attività irregolare a causa della guerra, dal 1945 la carriera decollò: nel 1946 vi fu il debutto internazionale a Londra (Tosca e Pagliacci), nel 1947 all’Opera di Roma (Carmen e Cavalleria rusticana) e nel 1949 quello alla Scala in Andrea Chénier.

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Una svolta della carriera fu il debutto, nel 1950 al Teatro Colón di Buenos Aires, nell’ Otello verdiano, ruolo a cui legò indissolubilmente il suo nome.
Da quel momento gli si aprirono le porte dei più prestigiosi teatri del mondo in spettacoli passati alla storia dell’opera, collaborando con i più grandi artisti dell’epoca: da ricordare il sodalizio con Renata Tebaldi, sua partner in numerosissime recite, particolarmente di Otello e Andrea Chénier.
Si esibì più volte anche con Maria Callas, in particolare in storiche rappresentazioni di Aida (Città del Messico 1951) e Norma (La Scala 1955).

Oltre alla frequente presenza alla Scala e negli altri principali teatri italiani (con una particolare affezione per Firenze), apparve regolarmente al Metropolitan di New York dal 1950 al 59 e fu il primo cantante italiano del dopoguerra ad esibirsi al Teatro Bol’šoj di Mosca, dove il fanatismo suscitato dalle sue interpretazioni di Carmen e Pagliacci indusse le autorità sovietiche a conferirgli l’Ordine di Lenin, massima onorificenza dello stato.

Interpretò l’Otello verdiano in 427 recite e fu protagonista di storiche edizioni di La Fanciulla del west (Firenze 1954), la già citata Norma alla Scala nel 1955, Ernani (Firenze 1957), Sansone e Dalila (Metropolitan, 1958), I Troiani (La Scala, 1960).

Fra i titoli più eseguiti figurò anche Aida.

Nel 1964 un grave incidente automobilistico lo costrinse a interrompere l’attività, che riprese comunque entro la fine di quell’anno, per proseguire poi fino agli anni settanta.

Lasciò le scene nel 1975 con alcune recite di Pagliacci.

Nel 1978 apparve ancora nel film di Dino Risi Primo amore, con Ugo Tognazzi e Ornella Muti.

Visse gli ultimi anni nella sua villa di Lancenigo, presso Treviso, dedicandosi all’insegnamento fino alla morte, avvenuta nel reparto di nefrologia dell’ospedale Umberto I di Mestre per un infarto, dopo un lungo periodo di dialisi renale.

La municipalità di Treviso gli ha dedicato il Teatro Comunale e un monumento nella centrale Piazza della Borsa.

È considerato, insieme a Giuseppe Di Stefano, il più popolare tenore italiano degli anni cinquanta e sessanta.

Le sue spoglie riposano nel cimitero centrale di Pesaro, avvolte nelle vesti di Otello da lui stesso disegnate.
Il monumento sepolcrale è opera dello scultore Giò Pomodoro.

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Vocalità e note artistiche:

Dotato dalla natura di mezzi vocali d’eccezione, possedeva una voce scura e di rara potenza, tipicamente di tenore drammatico, con inflessioni a tratti quasi baritonali, ma luminosa e facile anche nel registro superiore, potendo sfoggiare Si e Do di rara ricchezza e volume.
Il suo canto fu caratterizzato da un fraseggio prevalentemente declamatorio e da un impeto drammatico che ne esaltavano la potenza vocale e lo squillo, ma anche, grazie agli interminabili fiati, e contrariamente a quanto affermano i detrattori, dalla ricerca, pur non sempre riuscita, di mezze voci e talora persino di pianissimi, come è possibile rilevare soprattutto nelle registrazioni dal vivo.
In particolare Alfredo Kraus riteneva la sua tecnica molto vicina alla tradizione italiana di Beniamino Gigli ed Enrico Caruso, attribuendo la particolare vocalità più a ragioni stilistiche che tecniche.

È riconosciuto come uno dei maggiori interpreti di Otello del XX secolo e come un inevitabile termine di confronto per tutti gli interpreti successivi.
Il suo fu un personaggio scuro e violento, ricco di un’impetuosa drammaticità spesso elettrizzante (basti sentire ad esempio, in particolare nella prima incisione, l’ “Ah dannazione! Pria confessi il delitto”).
Di quest’opera ha lasciato, oltre a numerose registrazioni dal vivo, due incisioni ufficiali: la prima del 1954, al fianco di Renata Tebaldi e Aldo Protti sotto la direzione di Alberto Erede, e quella del 1960, con gli stessi interpreti principali e la direzione di Herbert von Karajan, in cui l’interpretazione appare più varia e sfumata.

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Musica leggera:

Del Monaco si dedicò spesso alla musica leggera e nel 1975, dalla collaborazione fra Levon Sayan (impresario), Ezio Scimè (promotore) e Detto Mariano (musicista), nacque un LP di successo mondiale, contenente, oltre a brani classici della canzone napoletana, un brano inedito, composto da Guido Maria Ferilli su testo di Antonella Maggio e arrangiamento di Detto Mariano, dal titolo Un amore così grande. Pubblicato anche su 45 giri dalla Love, il brano fu inciso in seguito anche da moltissimi altri artisti, tra cui Claudio Villa, Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli.

Successivamente registrò un nuovo LP contenente tre brani inediti: Via del Giglio 43 (Ferilli – Lo Vecchio),
Un mondo senza Dio (elaborazione di Detto Mariano dell’Ave Maria di Gounod, con testo di Andrea Lo Vecchio), e Il mio primo angelo (Detto – Lo Vecchio), anch’esso in seguito cantato da Claudio Villa e altri artisti.

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Repertorio:

Repertorio operistico –> Ruolo, Titolo, Autore:
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Pollione Norma
Bellini

Enea Les Troyens
Berlioz

Don José Carmen
Bizet

Faust Mefistofele
Boito

Giuseppe Hagenbach La Wally
Catalani

Maurizio di Sassonia Adriana Lecouvreur
Cilea

Andrea Chénier Andrea Chénier
Giordano

Loris Ipanov Fedora
Giordano

Canio Pagliacci
Leoncavallo

Turiddu Cavalleria rusticana
Mascagni

Enzo Grimaldo La Gioconda
Ponchielli

Renato Des Grieux Manon Lescaut
Puccini

Rodolfo La bohème
Puccini

Mario Cavaradossi Tosca
Puccini

F. B. Pinkerton Madama Butterfly
Puccini

Dick Johnson La fanciulla del West
Puccini

Luigi Il tabarro
Puccini

Calaf Turandot
Puccini

Samson Samson et Dalila
Saint-Saens

Ernani Ernani
Verdi

Stiffelio Stiffelio
Verdi

Duca di Mantova Rigoletto
Verdi

Manrico Il trovatore
Vedi

Riccardo Un ballo in maschera
Verdi

Don Alvaro La forza del destino
Verdi

Radames Aida
Verdi

Otello Otello
Verdi

Lohengrin Lohengrin
Wagner

Siegmund Die Walküre
Wagner

Paolo il bello Francesca da Rimini
Zandonai

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Disco e Videografia:

– Incisioni in studio –> Anno, Titolo, Ruolo, Cast Direttore, Casa:

1952: Aida
Radames – Renata Tebaldi, Ebe Stignani, Aldo Protti
Alberto Erede
Decca

1953: Cavalleria rusticana
Turiddu – Elena Nicolai, Aldo Protti
Franco Ghione
Decca

I Pagliacci
Canio – Clara Petrella, Afro Poli, Aldo Protti, Piero De Palma
Franco Ghione Decca

Turandot
Calaf – Inge Borkh, Renata Tebaldi, Nicola Zaccaria
Alberto Erede Decca

1954: Manon Lescaut
Renato Des Grieux – Renata Tebaldi, Mario Boriello, Fernando Corena
Francesco Molinari-Pradelli
Decca

Otello,
Otello – Renata Tebaldi, Aldo Protti Alberto Erede Decca

Rigoletto
Duca di Mantov – Aldo Protti, Hilde Güden, Cesare Siepi, Giulietta Simionato
Alberto Erede Decca

1955 La forza del destino
Don Alvaro – Renata Tebaldi, Ettore Bastianini, Cesare Siepi, Giulietta Simionato Francesco Molinari-Pradelli Decca

1956: Andrea Chénier
Andrea Chénier – Renata Tebaldi, Ettore Bastianini Gianandrea Gavazzeni
Decca

Il trovatore
Manrico – Renata Tebaldi, Ugo Savarese, Giulietta Simionato, Giorgio Tozzi
Alberto Erede Decca

1957: La Gioconda
Enzo Grimaldo – Anita Cerquetti, Ettore Bastianini, Giulietta Simionato, Cesare Siepi Gianandrea Gavazzeni Decca

1958: La fanciulla del West
Dick Johnson – Renata Tebaldi, Cornell MacNeil
Franco Capuana
Decca

Mefistofele
Faust – Cesare Siepi, Renata Tebaldi, Floriana Cavalli Tullio Serafin
Decca

I Pagliacci
Canio – Gabriella Tucci, Cornell MacNeil, Renato Capecchi, Piero De Palma Francesco Molinari-Pradelli Decca

1959: Tosca
Mario Cavaradossi – Renata Tebaldi, George London
Francesco Molinari-Pradelli Decca

1960: Cavalleria rusticana
Turiddu – Giulietta Simionato, Cornell MacNeil Tullio Serafin Decca

1961: Adriana Lecouvreur
Maurizio di Sassonia – Renata Tebaldi, Giulietta Simionato, Giulio Fioravanti Franco Capuana Decca

Otello
Otello – Renata Tebaldi, Aldo Protti Herbert Von Karajan
Decca

1962: Il tabarro
Luigi – Renata Tebaldi, Robert Merrill
Lamberto Gardelli
Decca

1963: Carmen
Don José – Regina Resnik, Joan Sutherland, Tom Krause
Thomas Schippers
Decca

1966: Cavalleria rusticana
Turiddu – Elena Souliotis, Tito Gobbi
Silvio Varviso Decca

1967: Norma
Pollione – Elena Souliotis, Fiorenza Cossotto, Carlo Cava Silvio Varviso Decca

1968: La Wally
Giuseppe Hagenbach – Renata Tebaldi, Piero Cappuccilli
Fausto Cleva
Decca

1969: Fedora
Loris Ipanoff – Magda Olivero, Tito Gobbi
Lamberto Gardelli Decca

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Registrazioni dal vivo (selezione):

• Un ballo in maschera, con Carla Castellani, Piero Biasini, Giulietta Simionato, dir. Nino Sanzogno – Ginevra 1946 ed. Bongiovanni/Myto
• Andrea Chenier (selez.), con Renata Tebaldi, Paolo Silveri, dir. Victor De Sabata – La Scala 1949 ed. Cetra/Myto
• Otello, con Delia Rigal, Carlos Guichandut, dir. Antonino Votto – Buenos Aires 1950 ed. Myto/GOP
• Adriana Lecouvreur, con Clara Petrella, Oralia Dominguez, Giuseppe Taddei, dir. Oliviero De Fabritiis – Mexico City 1951 ed. Lyric Distribution/House of Opera
• Aida, con Maria Callas, Oralia Dominguez, Giuseppe Taddei, Roberto Silva, dir. Oliviero De Fabritiis – Mexico City 1951 ed. Melodram/SRO/EMI
• Aida, con Zinka Milanov, Nell Rankin, Leonard Warren, Jerome Hines, dir. Fausto Cleva – Met 1952 ed. Myto
• Pagliacci, con Delia Rigal, Paolo Silveri, Renato Capecchi, dir. Alberto Erede – Met 1953 ed. Bongiovanni/Opera Lovers
• La Wally, con Renata Tebaldi, Giangiacomo Guelfi, Renata Scotto, Giorgio Tozzi, dir. Carlo Maria Giulini – La Scala 1953 ed. IDIS/Legato
• La forza del destino, con Renata Tebaldi, Aldo Protti, Cesare Siepi, dir. Dimitri Mitropoulos – Firenze 1953 ed. Archipel/House of Opera
• La fanciulla del west, con Eleanor Steber, Giangiacomo Guelfi, dir. Dimitri Mitropoulos – Firenze 1954 ed. Cetra/Arkadia/Myto
• Otello, con Floriana Cavalli, Renato Capecchi, dir. Tullio Serafin – RAI-Milano 1954 ed. Myto
• Otello, con Renata Tebaldi, Leonard Warren, dir. Antonino Votto – La Scala 1954 ed. Melodram/Myto
• Andrea Chenier, con Maria Callas, Aldo Protti, dir. Antonino Votto – La Scala 1955 ed. Melodram/Opera d’Oro/EMI
• Norma, con Maria Callas, Giulietta Simionato, Nicola Zaccaria, dir. Antonino Votto – La Scala 1955 ed. Arkadia/IDIS/Myto
• Ernani, con Anita Cerquetti, Ettore Bastianini, Boris Christoff, dir. Dimitri Mitropoulos – Firenze 1957 ed. Myto/Opera D’Oro
• Carmen, con Risë Stevens, Lucine Amara, Frank Guarrera, dir. Dimitri Mitropoulos – Met 1957 ed. Nuova Era/Living Stage
• Otello, con Victoria de los Angeles, Leonard Warren, dir. Fausto Cleva – Met 1958 ed. Paragon/Myto
• Sansone e Dalila, con Rise Stevens, Giorgio Tozzi, dir. Fausto Cleva – Met 1958 ed. Myto
• Pagliacci, con Lucine Amara, Leonard Warren, Mario Sereni, dir. Dimitri Mitropoulos – Met 1959 ed. Melodram/Arkadia
• Francesca da Rimini, con Magda Olivero, Giampiero Malaspina, dir. Gianandrea Gavazzeni – La Scala 1959 ed. Legato Classics/Myto
• I troiani, con Fiorenza Cossotto, Giulietta Simionato, Lino Puglisi, Agostino Ferrin, Nell Rankin, dir. Rafael Kubelik – La Scala 1960 ed. Paragon/VAI/Myto

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Video:

• Andrea Chenier, con Antonietta Stella, Giuseppe Taddei, dir. Angelo Questa – video-RAI 1955 ed. BCS
• Il trovatore, con Leyla Gencer, Ettore Bastianini, Fedora Barbieri, Plinio Clabassi, dir. Fernando Previtali – video-RAI 1957 ed. Hardy Classic
• Otello, con Rosanna Carteri, Renato Capecchi, regia di Franco Enriquez, dir. Tullio Serafin – video-RAI 1958 ed. Hardy Classic
• Carmen (selez.), con Irina Arkhipova, Irina Maslennikova, Pavel Lisitsian, dir. Alexander Melik-Pasheyev – dal vivo Mosca 1959 ed. VAI
• Pagliacci (selez.), con Leokadiya Maslennikova, Aleksey Petrovich Ivanov, dir. Alexander Melik-Pasheyev – dal vivo Mosca 1959 ed. VAI
• Otello, con Gabriella Tucci, Tito Gobbi, dir. Alberto Erede – dal vivo Tokio 1959 ed. VAI
• Pagliacci, con Gabriella Tucci, Aldo Protti, Attilio D’Orazi, dir. Giuseppe Morelli – dal vivo Tokio 1961 ed. VAI
• Aida, con Gabriella Tucci, Giulietta Simionato, Aldo Protti, Paolo Washington, dir. Franco Capuana – dal vivo Tokio 1961 ed. VAI
• Andrea Chenier, con Renata Tebaldi, Aldo Protti, dir. Franco Capuana – dal vivo Tokio 1961 ed. VAI
• Norma, con Elinor Ross, Giovanna Vighi, Massimiliano Malaspina, dir. Ettore Gracis – dal vivo Berlino 1967 ed. Premiere Opera

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Musica leggera:

• 1959 O sole mio, Dicitencello vuje, Na sera ‘e maggio, Core ngrato, Tu ca nun chiagne – Orchestra diretta da Ernesto Nicelli – Decca
• 1976 Na sera e maggio, O paese do sole, O sole mio, Addio a Napoli, Core ‘ngrato, Dicitencello vuie, Guapparia, Mattinata, Parlami d’amore Mariù, Torna a Surriento, Tu ca nun chiagne, Un amore così grande – Arrangiamenti e direzione d’orchestra di Detto Mariano – (CLS LP 28016).
• 1976 Un amore così grande/Dicitencello vuje – Love 45 giri (LV 2001)
• 1980 Il mio primo angelo, Cavalieri del cielo, Lolita, Musica proibita, Non te ne andare via, Ti voglio tanto bene, Trobadorica, Tu che mi hai preso il cuor, Un mondo senza Dio, Wienna Wienna – Arrangiamenti e direzione d’orchestra di Detto Mariano – (CLS LP 28019).
• 1980 Il mio primo angelo/Wienna Wienna – CLS 45 giri (MD-F-025)

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Onorificenze:


Ordine di Lenin ( 1959)

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Note:

1. ^ Autobiografia: La mia arte, i miei successi 1981; il dato non è stato confermato in altre biografie
2. ^ RODOLFO CELLETTI: Voce di tenore, (Idea Libri 1989)
3. ^ ENRICO STINCHELLI. Le stelle della lirica.
4. ^ ALFREDO KRAUS. Masterclass

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Bibliografia:

• Gianni Gori, “Mario Del Monaco. Mille guerrier m’inseguono…”, con prologo di Marzio Pieri, coll. Grandi Voci 1, 2008, Zecchini Editore, pagg. 206 con discografia consigliata
• Mario Del Monaco, “La mia vita e i miei successi”, autobiografia 1981

Altri progetti
• http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/4a/Commons-logo.svg/18px-Commons-logo.svg.png
Commons contiene immagini o altri file su Mario Del Monaco

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Collegamenti esterni:
• mariodelmonaco.net

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(Laura Rocatello ha ricavato dalla fonte: Wikipedia)

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IVANA PANIZZO: RITRATTO DI MARIO DEL MONACO

 

 

 

 

 

 

ADDIO, MARGHERITA HACK, LA SIGNORA DELLE STELLE

  • Giugno 30, 2013 at 8:56 pm
ADDIO, MARGHERITA HACK!

RIPOSA SERENA FRA LE STELLE A TE TANTO CARE!

Lauretta
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da BLITZ QUOTIDIANO:

Margherita Hack è morta all’età di 91 anni.
Addio alla scienziata delle stelle e storica attivista

FIRENZE – Addio a Margherita Hack la scienziata fiorentina e prima donna direttore dell’Osservatorio astronomico di Trieste.

Lo scorso 12 giugno, l’astrofisica aveva appena compiuto 91 anni.
E’ morta venerdì notte all’ospedale di Cattinara dove era ricoverata da una settimana.

Senza figli, donna impegnata socialmente, vegetariana da sempre, grande divulgatrice, la Hack era anche una appassionata animalista: aveva otto gatti e un cane.

Il suo ricovero era stato tenuto segreto per sua volontà, così come è sua la volontà di essere sepolta nel cimitero di Trieste senza alcuna funzione né rito ma con una cerimonia esclusivamente privata.
Le persone che gli sono state vicine fino alla fine hanno riferito che per rispettare le sue decisione non saranno resi noti né giorno né orario della sepoltura.

La Hack è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha svolto un’importante attività di divulgazione e dato un considerevole contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle.
Hack è membro dell’Accademia dei Lincei, dell’Unione Internazionale Astronomi e della Royal Astronomical Society.

E’ stata anche candidata di sinistra alle elezioni regionali, nel 2005 in Lombardia e nel 2010 nel Lazio, mentre nel 2006 e alle ultime elezioni si è candidata a quelle politiche.

Nata da padre protestante e madre cattolica Hack si è laureata nel 1945, con una tesi di astrofisica relativa a una ricerca sulle cefeidi, una classe di stelle variabili.

Il lavoro viene condotto presso l’Osservatorio astronomico di Arcetri, luogo presso il quale inizia a occuparsi di spettroscopia stellare, che diventerà il suo principale campo di ricerca.

Enorme lo sviluppo delle attività didattiche e di ricerca che Margherita Hack ha promosso all’università di Trieste, dove ha dato vita nel 1980 a un “Istituto di Astronomia” che è stato poi sostituito nel 1985 da un “Dipartimento di Astronomia” che la scienziata ha diretto fino al 1990.

Dal 1982, Margherita Hack ha inoltre curato una stretta collaborazione con la sezione astrofisica della ‘Scuola internazionale superiore di studi avanzati’ (Sissa).

Margherita Hack è molto nota anche e soprattutto per le sue attività non strettamente scientifiche e in campo sociale e politico.

Atea, non credeva in nessuna religione o forma di soprannaturalismo. Riteneva inoltre che l’etica non potesse derivare dalla religione, ma da “principi di coscienza” che permettono a chiunque di avere una visione laica della vita, ovvero rispettosa del prossimo, della sua individualità e della sua libertà.

Si è spesa per la ricerca sul nucleare ma anche per i diritti civili così come per quelli degli animali.

Margherita Hack era una convinta vegetariana sin da bambina.

CIAO, GRANDE ALIDA!

  • Giugno 27, 2013 at 1:08 pm

Il Soprano ALIDA FERRARINI

Ieri sera, 26 giugno 2013

NON SAPEVO.

Conoscevo ALIDA, anche se non ci sentivamo telefonicamente da un po’.

Come “GILDA”, la ricordo nel “RIGOLETTO” con LEO NUCCI al Teatro “CARLO FELICE” di Genova, nel pomeriggio di domenica 31 gennaio 1993.

Aveva ancora la febbre, ma aveva cantato e recitato benissimo, tanto che le avevo scritto definendola “LEONESSA”: era contentissima che io l’avessi chiamata così.

Ero andata a Genova con mio marito e con il nostro Gruppo “Amici della Lirica RENATA TEBALDI” di Soresina.

Il presidente era FRANCO FROSI.
Ricordo che, con sua moglie ELIDE e con ALIDA, quando c’incontravamo nel palchetto del Teatro di Soresina, chiacchieravamo volentieri e, ad Alida e alla Signora Elide Frosi piacevano i maglioni che mi creavo io, ai ferri.

Ricordo Alida anche come una splendida MICAELA di “CARMEN e un altrettanto stupenda AMINA de “LA SONNAMBULA”.
Da non dimenticare OSCAR di “UN BALLO IN MASCHERA”, NANNETTA di “FALSTAFF”, . . .

Fra le sue celebri allieve, spicca il soprano SERENA GAMBERONI, moglie del tenore FRANCESCO MELI.

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Ciao, ALIDA: ERI, SEI, E SARAI UNA “GRANDISSIMA”!

TI SIA LIEVE LA TERRA!

Laura

10 giugno 1865: “TRISTANO E ISOTTA”

  • Giugno 10, 2013 at 3:09 pm

 

ISOTTA ordina alla sua ancella BRANGANIA di preparare un veleno per se e per TRISTANO: Tristano conduce Isotta alla volta della Cornovaglia, recandola in sposa a RE MARKE, dimenticando che Isotta, un giorno, gli ha salvato la vita.

L’ancella lo sostituisce con un filtro d’amore: quando essi bevono insieme il filtro, una passione li attrae l’un l’altro.

MA è risaputo che TRISTANO e ISOTTA SI AMAVANO GIA’ DA PRIMA perché avevano letto AMORE nei loro SGUARDI: infatti, quest’opera è definita anche “L’OPERA DEGLI SGUARDI”.

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Il 10 giugno 1865, al Teatro “KÖNIGLICHES HOF-UNS NATIONALTHEATER di Monaco di Baviera, veniva rappresentata per la PRIMA volta l’opera “TRISTANO E ISOTTA” di RICHARD WAGNER, diretta da HANS VON BÜLOW.

E’ definita l’opera più bella di Wagner.

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Ascoltiamo una selezione di brani vari dall’opera fra cui il PRELUDIO e la MORTE DI ISOTTA.
Sul podio: HERBERT VON KARAJAN

http://youtu.be/L44Ml8K_mDg

22 maggio: BUON COMPLEANNO, WAGNER!

  • Maggio 21, 2013 at 9:03 pm

 

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Sono 200 i tuoi anni, ma sei sempre immortale!

VIVA WAGNER!

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Il 17 agosto 1876, al Teatro “FESTSPIELHAUS” di Bayreuth, viene rappresentata la “TERZA GIORNATA”, ossia la QUARTA OPERA della “TETRALOGIA”: “IL CREPUSCOLO DEGLI DEI”.
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Da quest’opera, ascoltiamo LA “MARCIA FUNEBRE DI SIGFRIDO”, brano ripreso anche nel film “EXCALIBUR”.

Laura Rocatello

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http://youtu.be/ZGkuOmXUc3I

RICORDANDO RICHARD WAGNER NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA (Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883)

  • Maggio 15, 2013 at 10:14 pm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lohengrin in una cartolina di inizio ‘900

 

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QUARTA PUNTATA: 


Le opinioni sul carattere di Wagner sono quanto mai discordi.

Un suo ammiratore è arrivato al punto di chiamarlo “uno tra i geni più nobili e più potenti della razza umana” (Gerhard Schjelderup), ma molti, oggi, sarebbero disposti a confutare il primo qualificativo.

Deems Taylor tenne alla radio una famosa conferenza su Wagner , intitolandola “Un mostro”:

“Per sé, egli non era soltanto la persona più importante di questo mondo; ai propri occhi, era l’unica persona esistente. Si riteneva uno dei più grandi drammaturghi mai esistiti, uno dei più grandi pensatori e uno dei più grandi musicisti …
“Era convinto che il mondo avesse l’obbligo di mantenerlo. E, a sostegno di tale convinzione, si faceva prestare denaro da chiunque fosse disposto a dargliene: uomini, donne, amici, oppure estranei …
Non mi risulta che egli abbia mai restituito soldi a chi non avesse i mezzi legali per costringerlo.

“La sia esistenza è attraversata da un interminabile corteo di donne.
La sua prima moglie trascorse vent’anni a sopportare e a perdonargli le infedentà.
La seconda moglie era stata prima la consorte del suo più devoto amico e ammiratore: ed egli gliela rubò.
E già, mentre cercava di convincere la donna ad abbandonare il marito, Wagner scriveva ad un amico per chiedere se potesse indicargli una donna ricca – qualunque donna ricca – da poter sposare per interesse.”

“Eppure – conclude Deems Taylor – tutto questo ha poca importanza perché Wagner ebbe il Diritto di essere quello che fu:

Fu veramente uno dei più grandi drammaturghi del mondo.

Fu veramente un grande pensatore.

Fu veramente uno dei geni musicali più stupendi che, sino ad oggi, il mondo abbia mai visto.

Il mondo aveva veramente l’obbligo di mantenerlo … Che importava che fosse infedele agli amici e alle mogli?

Ad un’Amante rimase fedele sino al giorno della morte: la Musica …

Non c’è una riga, nella sua musica, che avrebbe potuto essere concepita da una mente mediocre …

Anche nei suoi sbagli peggiori, c’è grandezza …

Il miracolo è che quanto egli compì nel breve spazio di settant’anni sia potuto avvenire, sia pure per opera di un genio.

E c’è, allora, da meravigliarsi che non abbia avuto il tempo di essere un uomo?”

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Pochi musicisti hanno suscitato tante polemiche come Wagner e i giudizi sulla sua arte hanno oscillato da un estremo all’altro.

Negli anni di lotta egli si trovò completamente solo e trovò comprensione solo in pochi, rari amici che, per lui, combatterono strenuamente.

 

Ma, quando il Teatro di Bayreuth divenne una realtà, l’arte wagneriana prese a dominare la vita musicale di tutto il mondo.

L’ammirazione per la sua opera fu così travolgente da provocare la revisione dei valori di tutta la lirica precedente.
Dopo di che le vecchie, onorate opere ricevettero, a mala pena, l’attenzione che meritavano o, quanto meno, prese piede l’abitudine di affidarle ai direttori sostituti dei grandi teatri.

La reazione era inevitabile e insorse subito la svolta del secolo ad opera degli IMPRESSIONISTI francesi capeggiati da DEBUSSY, prima, e – poi – dei compositori che, come STRAVINSKIJ e MILHAUD, assunsero davanti alla musica un atteggiamento antiromantico e “pratico”.

Questi antiwagneriani convinti provocarono un rinnovamento d’interesse per le opere tradizionali precedenti quelle del Maestro.

Alfred Einstein, saggiamente, afferma che non si dovrebbe giudicare Wagner solo come compositore: “Questo grande poeta-musicista fu, ancor più di BEETHOVEN, un profeta, un artista missionario: aveva il dramma nel sangue; e doveva diventare dramma musicale, giacché la musica era per lui la suprema arte redentrice.”

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Ecco come Edward Dannreuther ha definito la nuova funzione attribuita da Wagner alla musica nelle sue opere:

“Finita la stesura poetica, Wagner passava a comporre la musica o, meglio, iniziava a scrivere materialmente la musica giacché è evidente che, essendo nel suo caso drammaturgo e musicista un’unica persona, la concezione musicale procedeva di pari passo con quella poetica e, anzi, forse, la precedeva.

La concezione dei personaggi e delle situazioni esistendo già all’inizio dell’elaborazione, certe frasi musicali si insinuavano logicamente.
Queste frasi o temi (o “Leitmotive”) sono per il musicista l’equivalente delle caratteristiche delle “dramatis personae”.”

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Cercando di riassumere il valore speciale del contributo dato da Wagner alla musica, Edwin John Stringham scrisse:

“Nel tentativo di far esprimere all’orchestra tutte le passioni dei personaggi – amore, odio, disperazione, vendetta – nonché gli aspetti pittorici e scenici dei miti su cui egli costruiva i suoi drammi – la tempesta, le fiamme, la magìa della foresta, la meraviglia dell’arcobaleno, il luccichìo del Reno – Wagner offrì il contributo più ricco al linguaggio sinfonico del movimento romantico.
Attraverso l’impiego di nuove combinazioni orchestrali, in particolar modo degli ottoni e dei legni, attraverso nuove progressioni armoniche e l’uso di un irrequieto linguaggio cromatico e contrappuntistico che modulava senza posa da una tonalità ad un’altra, egli ampliò immensamente la capacità di espressione emotiva e di colore sonoro dell’arte musicale.”
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Sopite le polemiche e i giudizi dettati dal fanatismo del tempo, potremo concludere dicendo che Wagner rappresenta la sintesi dell’epoca romantica con le sue qualità eccezionali e il suo assolutistico individualismo.

 

(Il Mondo della Musica)

 

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APPENDICE ALLA QUARTA PUNTATA:

 

SIEGFRIED WAGNER (Triebschen, Lucerna 1869 – Bayreuth, 1930).

Direttore d’orchestra e compositore, figlio di Richard.

Iniziò lo studio dell’Architettura, ma passò ben presto alla musica, avendo a maestri HUMPERDINCK e KNIESE.

Diresse in Italia, Austria, Inghilterra e, dal 1896, a Bayreuth, i festival wagneriani.

Scrisse il poema sinfonico “SEHNSUCHT”, “CONCERTO” per flauto e piccola orchestra, “CONCERTO” per violino e orchestra, la cantata “FAHNENSCHWUR” per coro e orchestra, una DOZZINA DI OPERE TEATRALI, quasi tutte rappresentate.

Pubblicò le sue memorie, “ERINNERUNGEN” (Stoccarda, 1923).

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I suoi figli WIELAND (Bayreuth, 1917) e WOLFGANG (Bayreuth, 1919) si sono occupati della DIREZIONE ARTISTICA E ORGANIZZATIVA del “FESTSPIELHAUS”.

 

( “Il Mondo della Musica”)

                                               Battuto al computer da Lauretta

 

 

R. WAGNER, LOHENGRIN: CORO E MARCIA NUZIALE

http://youtu.be/2n54QkTCMP4


 

RICORDANDO RICHARD WAGNER NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA (Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883)

  • Maggio 1, 2013 at 5:46 pm

 

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TERZA PUNTATA:

Negli anni di permanenza a Vienna, gli affari privati di Wagner andarono di male in peggio.
Nel 1863, pubblicava il poema

“L’ANELLO DEL NIBELUNGO” come opera letteraria.

“Sarà già difficile che trovi del tempo libero per completare la musica, e ho abbandonato ogni speranza di vederlo rappresentato.”

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Più di una volta, il pensiero del suicidio attraversò la mente del musicista.
In una lettera a Liszt, scriveva:

“Credetemi, se sono ancora vivo è solo perché sento un impulso irresistibile a completare le creazioni d’arte che vivono in me e che mi danno la forza di vivere.”

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Quando i creditori si facevano insistenti, li sfuggiva e, quando il bisogno bussava alla porta, si immergeva ancor più nel lavoro.
E quanto più le sue opere si facevano singolari dal punto di vista artistico, tanto più si accrescevano le sue esigenze nei confronti del pubblico.
Era convinto che gli altri avessero il dovere di portare alla vita le sue creazioni.

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Nella premessa a “L’ANELLO DEL NIBELUNGO”, così egli riassume il costo enorme che la messa in scena della “TETRALOGIA” avrebbe comportato:

“Solo un principe avrebbe i mezzi per farlo. Si troverà mai questo principe?”
La risposta fu affermativa: il re Luigi II di Baviera si rivelò l’uomo che Wagner cercava.

Salito al trono, uno dei suoi primi atti fu di inviare un segretario privato a chiamare il musicista.
Egli diede a Wagner piena assistenza finanziaria e morale finché non intervenne a impedirglielo il governo; fu lui a rendere possibile il programma di Bayreuth. “Io porto la corona per voi”, scriveva al maestro. “Ditemi i vostri desideri e io ubbidirò”.

Per alcuni mesi, il re e il compositore furono molto vicini e progettarono la messa in scena de “L’ANELLO DEL NIBELUNGO”.

“Quando saremo morti da lungo tempo” (sono altre parole scritte da Luigi II) “il nostro lavoro sarà per i posteri un esempio luminoso.”

Per sei anni, Wagner visse a Triebschen, nei pressi di Lucerna, con uno stipendio fisso passatogli dal re.
Egli completò “TRISTANO”  e si mise all’opera per “I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
RICHARD WAGNER e COSIMA LISZT

 

In quel periodo gli furono vicini per lunghi tratti di tempo il maestro HANS VON BÜLOW, suo amico e protettore, e la moglie di questi, COSIMA, figlia di LISZT e della contessa Marie d’Agoult.

Il 10 giugno 1865 fu uno fra i giorni più belli della vita di Wagner, quando “TRISTANO E ISOTTA” venne rappresentata per la prima volta al Teatro di Corte di Monaco e, per la prima volta, il maestro ebbe la possibilità di assistere al compimento di un suo sogno.
Negli inviti, egli scrisse:

“Considera queste esecuzioni come festival artistici, ai quali invito gli amici lontani e vicini della mia arte. Essi saranno liberi dall’atmosfera che circonda le consuete esecuzioni teatrali … Non si tratta, questa volta, di quel piacere o non piacere che sta al centro della moderna partita d’azzardo teatrale. Si tratterà soltanto di vedere se opere di questo genere, sostenute da un’esecuzione eccellente, abbiano la capacità di esercitare i giusti effetti sulla mente umana.”

La manifestazione fu un trionfo e, negli anni successivi, Von Bülow diresse “TANNHÄUSER” (1866), “LOHENGRIN” (1867) e, nel 1868, “I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA” che Wagner aveva completato a Triebschen.

Ma, nel frattempo, tra Wagner e Von Bülow era avvenuta una rottura personale.
L’attaccamento crescente tra Wagner e Cosima portò al divorzio i coniugi Bülow, dopo il quale gli amanti ebbero un figlio (SIEGFRIED) e si sposarono.

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Cosima, donna di spirito potente, intelligente e decisa, divenne la collaboratrice instancabile del marito, lo aiutò a tradurre in atto il più grande dei suoi scopi: il progetto di un teatro, tempio della sua arte, nel quale “L’ANELLO DEL NIBELUNGO” (e le altre opere di Wagner) potessero avere la messa in scena ideale.
Grazie al re Luigi II, il progetto divenne realtà, e il giorno del cinquantanovesimo compleanno di Wagner, a Bayreuth, fu posta la prima pietra del TEATRO DI BAYREUTH.
Terminato nel 1876, fu inaugurato con l’esecuzione completa della TETRALOGIA (13-17 agosto).

Una cronaca del tempo ci fornisce un quadro vivace di quei giorni, a Bayreuth:

“I ritratti del maestro sono esposti nelle vetrine di tutti i negozi, stampati sulle scatole di sigari e riprodotti sui boccali di birra. “Wahnfried”, la sua residenza, è diventata il centro della città e, per tutto il giorno, una folla di gente si dirige alla villa.
Vi è Liszt e, di tanto in tanto, lo si vede uscire in carrozza verso la città, con la figlia.
E anche Wagner, a volte, percorre le vie in carrozza: al suo passaggio,  la gente si scopre ed egli restituisce i saluti con affabilità.
A mezzogiorno, chi si soffermi per qualche minuto nella piazza centrale della città, si trova nel cuore di una scena meravigliosa.
In mezzo a questa folla festosa, potete ritrovare i più celebri cantanti della Germania e numerose personalità musicali di primo piano di tutto il mondo: Wotan chiacchiera con le altre autorità del Valhalla, mentre Walchirie e Figlie del Reno fanno cerchio all’intorno”.

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Re Luigi II era presente ogni giorno alle prove e l’imperatore e diversi principi intervennero alla cerimonia di inaugurazione.

Ecco come un orchestrale definì l’acustica  del teatro: “In questa sala, l’ottone si trasforma in oro”.

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Nonostante il successo conseguito dalle rappresentazioni, Wagner restò con un forte disavanzo e fu solo la speranza di guadagnare il necessario per coprire i debiti a indurlo a dare alla ROYAL ALBERT HALL di Londra, nel maggio 1877, sei programmi di brani tolti dalle sue opere.
Ma, anche questa manifestazione, dal punto di vista finanziario, fu una delusione.
Il Teatro di Bayreuth restò chiuso dal 1876 al 1882, quando vi fu rappresentato “PARSIFAL”, l’ultima opera di Wagner.

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Il Maestro morì l’anno dopo, a Venezia, e fu sepolto a Bayreuth.

(Il Mondo della Musica)

 

                                    Battuto al computer da Lauretta 

RICORDANDO RICHARD WAGNER NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA

  • Aprile 18, 2013 at 9:27 am

RICORDANDO RICHARD WAGNER NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA

(Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883) 

 

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SECONDA PUNTATA:

I tre anni successivi furono tra i più difficili e amari nella vita del musicista.

Arrivato a Parigi, sicuro di una brillante affermazione, non rifuggì da alcun mezzo per assicurarsi conoscenze preziose.
In precedenza, aveva già scritto a MEYERBEER, il più celebre operista del tempo, in termini di umiltà e di ammirazione; il musicista lo aiutò in tutto quel che potè.
(Il che non impedì a Wagner di scagliarsi in un meschino attacco personale contro di lui, tredici anni dopo, nel suo libro “OPER UND DRAMA”).

Tutti questi sforzi, però, diedero risultati ben magri e, per tutto il tempo trascorso a Parigi, Wagner dovette lottare con le unghie e coi denti per sopravvivere: per sfamare se stesso e la moglie, fu costretto ad accettare ogni sorta di lavoro sporadico, dalla riduzione di opere popolari all’arrangiamento di musiche allora in voga.

Ma, a dispetto dello squallore e della povertà della sua vita quotidiana, a dispetto dei creditori implacabili, della fame e del bisogno (egli e Minna furono costretti a impegnare persino le fedi nuziali), come artista, Wagner continuò incessantemente a progredire.
Si addentrò in un mondo nuovo di fantasie, si immerse nello studio dei miti e delle leggende germaniche, meditando sul modo di farne la base di una nuova poesia musicale.

Il “RIENZI” era ormai ultimato: esso rivela poco dell’autentico Wagner, ma la fatica compiuta attorno a questa “opera grandiosa” servì molto allo sviluppo della tecnica scenica del musicista.

Nella primavera del 1841, Wagner si accingeva alla composizione de “IL VASCELLO FANTASMA”, la prima opera che rechi l’impronta del suo nuovo stile.
Tuttavia, le sue condizioni finanziarie erano così disperate che si vide obbligato a cedere lo sfruttamento del libretto a un operista francese.

Le prospettive cominciarono nel 1842.
A Dresda, “RIENZI” conseguì un successo brillante e Wagner fu nominato Maestro del Coro dell’Opera di Corte “a vita”.

Seguì, poi, la prima rappresentazione de “IL VASCELLO FANTASMA”: questa opera fu l’assaggio delle future difficoltà perché l’opera fece fiasco ed ebbe solo quattro repliche.
Essendo, essa, priva dello splendore e degli elementi di richiamo del “RIENZI”, il pubblico si ribellò a un’opera poeticamente e musicalmente nuova e insolita , ispirata a ideali artistici del tutto diversi da quelli del tempo.

Wagner non si lasciò abbattere dalla sconfitta: deciso a non scostarsi di un millimetro dalla direzione presa, iniziò a produrre opere ancor più rivoluzionare come “TANNHÄUSER”, “LOHENGRIN”, indi i capolavori, alcuni dei quali videro la luce  solo dopo molti anni: “I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA”, “PARSIFAL” e il poema  “LA MORTE DI SIGFRIDO”, poema divenuto, in seguito, fonte d’ispirazione per “LA TETRALOGIA”, ossia “L’ANELLO DEL NIBELUNGO”.

Nel contempo, egli accudiva ai doveri di Maestro Cantore e, in questo incarico, infuse nuovo spirito artistico nel Teatro dell’Opera di Dresda.

La lungamente attesa rappresentazione di “TANNHÄUSER” fu una seconda delusione: il pubblico non dimostrò di avere capito le intenzioni del compositore, la critica fu ostile e si dovette togliere l’opera dal cartellone dopo otto repliche.

Anche a Dresda, Wagner si trovò in ristrettezze.
Non appena nominato direttore permanente del coro, si vide comparire dinanzi i vecchi creditori di Riga: e, ancora una volta, dovette ricorrere a prestiti, ad anticipi sullo stipendio.
Senonché, privo di com’era di senso del denaro, ben presto si ritrovò affogato nei debiti.

Nel contempo, le sue opere passavano da un insuccesso all’altro.
Deluso, invelenito per l’ostilità che l’ambiente sociale gli dimostrava, divenne acceso fautore della rivoluzione liberale e, allo scoppio di un moto politico a Dresda, nel 1849, vi prese parte attiva e diretta.
Come conseguenza, fu costretto a riparare prima presso l’amico Liszt, a Weimar, e – poi – a Zurigo.
Dovevano passare più di dieci anni prima che potesse rientrare in Germania.

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Il soggiorno zurighese ebbe grande importanza, per lui.

Ecco quel che ne scrisse:
“Sono passato dall’inconsapevolezza alla consapevolezza …
Occorre che la nuova forma di musica drammatica assuma l’unità di un movimento sinfonico, se vuole essere forma d’arte.
Il che si consegue solo quando la nuova forma pervada il dramma intero, si trovi lo stretto accordo con esso e non con alcune sue parti soltanto scelte ad arbitrio.
Tale unità deve esprimersi con una composizione intessuta da una trama di temi basilari i quali, come nei movimenti sinfonici, si oppongano e si integrino a vicenda e, poi, si riformino per separarsi e allacciarsi ancora.
È la stessa azione drammatica a fornire le regole di tale separazione e di tale attrazione.

E tutto questo trova origine nei movimenti della danza.”

 

Wagner declinò l’offerta di essere assunto come maestro del coro, a Zurigo, e – grazie alla generosità degli amici – soprattutto di Liszt, potè dedicarsi a fondo alla compilazione dei suoi trattati teorici:  “DIE KUNST UND DIE REVOLUTION” (“ARTE E RIVOLUZIONE”), “DAS KUNST-WERK DER ZUKUNFT” (“L’OPERA D’ARTE NEL FUTURO”), l’antisemitico “DAS JUDENTHUM IN DER MUSIK” (“L’EBRAISMO NELLA MUSICA”) e “OPER UND DRAMA”.

In seguito, di questi volumi, ebbe a dire:
“Ho cercato di esprimere in teoria quello che, a causa della divergenza tra le mie finalità artistiche e le tendenze generalmente accettate (specialmente, nell’opera lirica), non sarei stato in grado di esprimere nel modo dovuto attraverso la produzione artistica diretta”.

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Nei primi anni di esilio, aveva lavorato anche a “L’ANELLO DEL NIBELUNGO”.
Nel 1853, la stesura definitiva del libretto era pronta e Wagner passò alla composizione della musica.
Scrisse la musica de “L’ORO DEL RENO” e de “LA WALCHIRIA” e, in capo al 1857 era già a metà di “SIGFRIDO”.
Ma, a questo punto, interruppe il lavoro, per dedicarsi al dramma che più d’ogni altro avrebbe espresso la sua personalità: “TRISTANO E ISOTTA”.

L’atteggiamento emotivo di Wagner di fronte alla vita, la sua sete ardente di ideali sublimi e la sua incessante ricerca di esperienze nuove, più profonde e toccanti, improntarono anche il suo atteggiamento nei riguardi delle donne.
Il suo affetto per Minna si spense rapidamente e, come Don Giovanni, egli continuò a cercare la donna ideale.

Una di esse fu Jessie Laussot, il cui marito, ricco commerciante di vini francese, riuscì a impedire alla donna di fuggire col musicista proprio all’ultimo istante.

 

MATHILDE WESENDONCK 


 

 

 

 

 

 

 

Passò qualche anno e, sempre a Zurigo, Wagner conobbe un ricco uomo d’affari, Otto Wesendonck, e la moglie di questi, Mathilde, una donna giovane e bella in cui Richard di nuovo “trovò il suo ideale”.

Il marito si rivelò un perfetto gentiluomo, appoggiando e aiutando Wagner, costruendogli infine una casetta nel proprio giardino.
Wagner accettò l’atto generoso come logico tributo al suo genio e si trasferì nel villino senza neppure un grazie.
Lì, visse per un certo tempo con la moglie e fu in gran parte merito del generoso Wesendonck se potè dedicarsi a lungo, durante il soggiorno a Zurigo, al suo lavoro creativo.

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A poco a poco, Mathilde Wesendonck venne ad assumere una parte importante nella vita di Wagner.
Creatura delicata, sensibile, appassionatissima d’arte, ella rimase affascinata dal musicista che, in seguito, ebbe a dire di lei: “Ha fatto di questi anni il periodo del mio più intenso rigoglio”.
L’amore di Mathilde rappresentò per Wagner (almeno, in parte), il raggiungimento di uno dei suoi sogni.

Ne “IL VASCELLO FANTASMA”, egli aveva presentato per la prima volta un’idea destinata in seguito ad affiorare in tutta la sua opera poetica: l’idea dell’Amore che si sacrifica per salvare l’uomo dalla dannazione.
In “TANNHÄUSER” e in “LOHENGRIN” appare lo stesso tema.

In Mathilde Wesendonck, Wagner vide una realizzazione di siffatto Amore.

Donna onesta e sincera, Mathilde non nascose il suo sentire al marito.
“Angosciato, ma disarmato, egli non potè non riconoscere la profonda onestà della moglie e riuscì a guardare con umiltà e rispetto a quell’Amore Sublime, al di sopra delle realtà terrene, un amore puramente spirituale, niente affatto fisico e, come tale, non trasgressore delle leggi coniugali”.

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Ma la catastrofe era inevitabile: nella primavera del 1858, Minna – che aveva osservato la relazione con crescente gelosia – entrò in possesso d’una lettera d’amore di Wagner a Frau Wesendonck e la situazione precipitò.
I Wesendonck partirono per un viaggio in Italia e, nell’agosto, Wagner abbandonava il suo “rifugio” (come chiamava la casetta nel giardino) per trasferirsi a Venezia. Minna raggiunse Dresda per riprendersi dalla pena sofferta.

A Venezia, Wagner condusse vita isolata, solitaria.
Assorto nei sogni di Mathilde, sotto l’ispirazione dell’Amore di lei, iniziò a comporre “TRISTANO E ISOTTA”.
A Zurigo, egli aveva già scritto la musica per cinque poesie della donna e due di queste, “IM TREIBHAUS” (“NELLA SERRA”) E “TRÄUME” (“SOGNI”), divennero studi preliminari per “TRISTANO”.
In una lettera successiva a Mathilde, il musicista scriveva:

“Mi accade spesso di vedere tradotti in realtà i miei sogni artistici.
E questa è la spiegazione del meraviglioso legame fra te e “Tristano e Isotta”.
Grazie, grazie ancora dal profondo dell’animo per avermi reso capace di scrivere “Tristano”.

 

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Dopo un breve soggiorno a Lucerna, nel 1859, Wagner tornò a Parigi.

I tre concerti corali  e strumentali in cui egli presentò brani dei suoi drammi musicali vennero accolti con calda simpatia da taluni e con aspre critiche da altri ma, finanziariamente, l’impresa fu disastrosa.
Né la situazione migliorò quando Napoleone III accordò il permesso di mettere in scena “TANNHÄUSER” all’ “Opéra” l’opera cadde alla terza replica.

Durante il soggiorno parigino, Wagner divorziò da Minna.
La donna morì nel 1866.

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Nel 1861, Wagner ricevette l’amnistia politica.

Allora, si recò a Karlsruhe e, l’anno dopo, a Vienna, dove i dirigenti di quel teatro acconsentirono a mettere in scena “TRISTANO E ISOTTA” ; ma, quando, alla fine di una lunga serie di prove, si resero conto delle esigenze enormi del lavoro, la rappresentazione fu abbandonata.

 

(Il Mondo della Musica)

 

                                    Battuto al computer da Lauretta 

RICORDANDO RICHARD WAGNER NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA

  • Aprile 10, 2013 at 2:55 pm

 

RICHARD WAGNER

(Lipsia, 22 maggio 1813 – Venezia, 13 febbraio 1883) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PRIMA PUNTATA:

 

Il padre di Wagner, funzionario di polizia, morì quando il figlio aveva appena pochi mesi e, di lì, a poco, la vedova si risposò con un vecchio amico di famiglia, LUDWIG GEYER, un attore di talento che si dilettava anche di pittura e poesia.
(Non ci sono prove a confermare l’ipotesi secondo cui Geyer sarebbe stato il vero padre di Wagner, anche perché pare che COSIMA LISZT WAGNER si sia presa cura di distruggere ogni documento in proposito).

Tramite Geyer, la famiglia entrò nel mondo teatrale e i figli maggiori – tre sorelle e un fratello – si dedicarono alle scene.

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Bimbo delicato, Richard veniva coccolato e accontentato in ogni cosa dalla madre e dal patrigno, e “bimbo viziato” rimase sino all’ultimo giorno di vita.

Non fu un fanciullo prodigio.
Quando, dopo la morte del patrigno, venne mandato (all’età di nove anni) in un collegio di Dresda, nessuno s’era ancora accorto del suo genio musicale.

A scuola, divorava libri su libri ed era eccezionalmente inclinato allo studio.
In particolare, amava il greco, che leggeva in misura assai più vasta di quanto non richiedessero i programmi.

Ma anche all’inglese si dedicava con intensità per essere in grado di leggere Shakespeare nell’originale e, a quattordici anni, traduceva in versi tedeschi un brano del “ROMEO E GIULIETTA”.

Era appassionato di Poesia germanica, di Storia e di Geografia.

Nei confronti dei compagni, fu un alunno cocciuto, testardo, ma la sua eloquenza e il suo spirito mordace lo aiutarono a trarsi più volte da situazioni scabrose (e sembra aver avuto numerose amicizie).

Proseguì gli studi a Lipsia dove, in segreto, scrisse un dramma truculento nel quale, nel giro di cinque atti, morivano ben quarantadue personaggi.

 

A scuola, tuttavia, non dimostrava capacità eccezionali e, quando, nella primavera del 1831, entrò all’Università di Lipsia come studente di Musica dedicò maggior tempo alla vita spensierata dello studente che non agli studi.

Lo si è descritto come un giovane dissoluto, a quel tempo, ed egli stesso scrisse di sé che era “sfrenato, debole e pigro”.

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La sua vita cominciò ad avere uno scopo quando Richard iniziò a prendere lezioni da Weinling, il “Kantor” della  Thomasschule, e a studiare intensamente il contrappunto.

Primo risultato di tali studi furono alcuni saggi (una sonata, una polacca e una fantasia), nonché una sinfonia eseguita nel 1833 alla Gewandhaus.

Nel medesimo anno, si recò a visitare il fratello, cantore e direttore di scena al teatro di Würzburg e, là, ottenne l’incarico di direttore del coro.

Sempre a Würzburg, scrisse la prima opera “LE FATE” (su libretto tratto da “LA DONNA SERPENTE” di Carlo Gozzi), una composizione affatto convenzionale e ossequiosa allo stile allora in voga che rivelava ben poco, per non dire nulla, del futuro drammaturgo musicale, e che fu eseguita solo dopo la morte dell’autore.

Wagner trascorse ancora alcuni anni come maestro del coro presso i teatri di varie città tedesche.

Nel 1835, ultimò la sua seconda opera “IL DIVIETO D’AMARE”, rappresentata a Magdeburgo con discreto successo nel 1836.

 

MINNA PLANNER, la prima moglie di Wagner


 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo periodo, a Magdeburgo, conobbe MINNA PLANNER, un’attrice, il cui carattere simpatico, modesto, alquanto materno lo colpì profondamente, tanto da spingerlo ad assediare la donna con veementi dichiarazioni d’amore.

E, ben presto, l’affetto divenne reciproco. In una lettera ad un amico, Wagner così scriveva:
“È sorprendente l’influsso che esercito su questa ragazza. Dovresti leggere le sue lettere … Hanno un calore che entrambi sappiamo benissimo non esserle naturale”.

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Nel 1836, il Teatro di Magdeburgo andò in fallimento.
Wagner restò senza lavoro e si trovò carico di debiti.
Minna lo aiutò in tutti i modi a far fronte ai creditori e, poi, partì per Königsberg, dove il direttore di quel teatro promise una sistemazione anche per Richard.
Egli la raggiunse di lì a poco e i due si sposarono nell’autunno.

Per ottenere il posto, tuttavia, Wagner dovette aspettare sino alla Pasqua dell’anno successivo, il 1837.

Nel dirigere le prove del coro per le opere di Meyerbeer, venne a conoscenza delle cifre astronomiche che, a Parigi, esse rendevano al compositore. (Ed egli, invece, doveva vivere alla giornata!).

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Fallito anche il teatro di Königsberg, Wagner si trasferì a quello di Riga col medesimo incarico, ma si convinse che Parigi era la città che poteva dargli fama.
Si accinse a comporre l’opera “RIENZI”, sicuro che essa avrebbe conquistato Parigi d’un colpo.
Terminato il secondo atto, però, non ebbe più  la pazienza di aspettare e, chiesto in prestito il denaro che gli occorreva senza preoccuparsi nemmeno di come avrebbe fatto a restituirlo, nel 1839, insieme a Minna, salpò da Riga su un minuscolo veliero.

Il viaggio avventuroso, durante il quale la nave li portò lungo le coste della Norvegia, doveva ispirargli – in seguito – “IL VASCELLO FANTASMA” (o “L’OLANDESE VOLANTE”).

Finalmente, in condizioni pietose, il veliero giunse a Londra e Wagner, prima di proseguire per Parigi, sostò otto giorni nella capitale britannica.

(Il Mondo della Musica)

 

                                    Battuto al computer da Lauretta 

 

LA DANZA DELLE ORE

  • Aprile 8, 2013 at 1:18 pm

 

 

AMILCARE PONCHIELLI

 

 

L’8 aprile 1876, “LA GIOCONDA” di AMILCARE PONCHIELLI (su testo di TOBIA GORRIO [anagramma di ARRIGO BOITO], tratto da “ANGELO, TIRANNO DI PADOVA” di VICTOR HUGO) vedeva la sua “PRIMA” al Teatro “ALLA SCALA” di Milano.

Lauretta

 

Lascio “LA DANZA DELLE ORE”, la pagina più nota dell’opera, diretta dal Maestro ARTURO TOSCANINI:

http://youtu.be/tJ1X1jMKruo

1 gennaio 2013: CONCERTO DI CAPODANNO al Teatro “LA FENICE” di Venezia

  • Gennaio 6, 2013 at 1:35 am

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTERNO DEL TEATRO “LA FENICE”,  NEL 2005  

 

 

 

 

 

 

INTERNO DEL TEATRO    “LA FENICE”, DURANTE    UNA  RAPPRESENTAZIONE   

 

 

 

1 gennaio 2013: CONCERTO DI CAPODANNO al Teatro “LA FENICE” di Venezia

Cantano il soprano Désirée Rancatore, il tenore Saimir Pirgu e il Coro del Teatro veneziano.

Direttore d’Orchestra Sir John Eliot GARDINER.

 

Il CONCERTO DI CAPODANNO trasmesso da “LA FENICE” è sintetizzato nel seguente link:

http://www.youtube.com/playlist?list=PLH15Pv-lKOWEBh_Y9MassChBo0lz2y06o 

 

E … IL BIS … DEL BIS: IL “BRINDISI” dall’opera “LA TRAVIATA” di Giuseppe Verdi 

         

http://youtu.be/TCRJrYP65i4     

 

I MIEI PIU’ GRANDI AUGURI di BUON NATALE, BUONE FESTE e per UN FELICISSIMO ANNO NUOVO!

  • Dicembre 20, 2012 at 3:02 pm

7 dicembre 1863: a Livorno, nasceva PIETRO MASCAGNI

  • Dicembre 6, 2012 at 11:39 pm

 

 

 

 

 

 

PIETRO MASCAGNI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Facciata della casa che ospitò Mascagni durante il suo soggiorno a     Cerignola

 

 

Pietro Antonio Stefano Mascagni (Livorno, 7 dicembre 1863 – Roma, 2 agosto 1945) è stato un compositore e direttore d’orchestra italiano.

 

 

La biografia:

Mascagni visse a cavallo tra Ottocento e Novecento, occupando un posto di rilievo nel panorama musicale dell’epoca soprattutto grazie al successo immediato e popolare ottenuto nel 1890 con la sua prima opera, “Cavalleria rusticana”.
Tale trionfo non fu però eguagliato da nessuna delle sue opere seguenti, molte delle quali entrate stabilmente in repertorio, come ad esempio “Iris”.
Mascagni scrisse quindici opere, un’operetta e musica sia vocale che strumentale, tra cui canzoni, romanze e composizioni per pianoforte.

(Wikipedia: Questa voce o sezione sull’argomento musica classica è ritenuta da controllare.

Motivo: Il presunto plagio da parte di Verga è privo di fonti ed in aperto contrasto con quanto afferma la pagina sulla Cavalleria rusticana.

Partecipa alla discussione e/o correggi la voce. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento).

 

Pietro Mascagni nacque il 7 dicembre1863 aLivorno, in piazza delle Erbe.

Proveniva da una famiglia abbastanza rinomata nella città, ma di non agiate condizioni economiche, nonostante il padre fosse uno dei più facoltosi e conosciuti panettieri della città.

 

Dopo aver ultimato gli studi ginnasiali, ai quali affiancò anche lo studio del pianoforte e dell’organo, dal 1876 Mascagni si dedicò agli studi musicali – contro la volontà del padre – seguendo gli insegnamenti di Alfredo Soffredini, fondatore dell’Istituto Musicale Livornese (in seguito rinominato ‘Luigi Cherubini’) dove studiò anche violino, contrabbasso e alcuni strumenti a fiato; con Soffredini in particolare studiò armonia e contrappunto.

 

La sua prima composizione musicale risale al 1878, “Duolo eterno!”, seguita da altre come: “Elegia” per soprano, violino e pianoforte (1879), “Ave Maria” per soprano e pianoforte (1880), “Pater Noster” per soprano e quintetto d’archi (1880), Sinfonia in fa maggiore (1881).

Nello stesso 1881 compose la cantata “In filanda” a quattro voci soliste e, nel 1882. la cantata “Alla gioia”, sul testo di Friedrich Schiller.

Trasferitosi a Milano per studiare al conservatorio con Amilcare Ponchielli e Michele Saladino, Mascagni condivise una stanza in affitto con Giacomo Puccini, più anziano di lui di cinque anni.

In conservatorio, però, Mascagni si trovò presto in difficoltà: seguiva i corsi con irregolarità e diffidenza, assentandosi piuttosto a lungo.
La sua insofferenza verso i metodi e i contenuti della disciplina musicale impartita, crebbe fino al 1884, anno in cui entrò in forte contrasto con il suo maestro Amilcare Ponchielli.

Nel 1885 Mascagni abbandonò il Conservatorio di Milano e gli studi di musica, unendosi a compagnie d’operetta come direttore d’orchestra.

 

Nel dicembre1886, intournée con la compagnia di Luigi Maresca, fece tappa a Cerignola (FG), il cui sindaco invitò lui e la futura moglie, Argenide Marcellina Carbognani (Lina, che sposerà nel febbraio 1888), a fermarsi, offrendogli di dirigere la neonata Filarmonica locale.

Nella cittadina dauna Mascagni resterà sino al 1892, componendo la sua prima opera e dando lezioni di musica e canto.

 

Nel luglio del 1888 s’iscrisse ad un concorso, indetto dalla casa editrice Sonzogno, per un’opera in un singolo atto.

Mascagni chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti, poeta e professore di letteratura all’Accademia Navale di Livorno, di scrivere un libretto. Targioni-Tozzetti scelse “Cavalleria rusticana”, un dramma che Giovanni Verga aveva tratto dalla sua omonima novella come base per l’opera e si avvalse della collaborazione di Guido Menasci.

 

L’opera fu completata l’ultimo giorno valido per l’iscrizione al concorso. “Cavalleria rusticana” venne proclamata vincitrice del concorso (su 73 partecipanti) ed il 17 maggio 1890 debuttò al Teatro “Costanzi” di Roma, ottenendo un successo clamoroso di pubblico.

Il successo si ripeté in ogni teatro nel quale venne, da allora, rappresentata.

 

L’anno seguente, il 1891, vide il debutto di un’altra opera al “Costanzi” di Roma, “L’amico Fritz”.

 

Nel frattempo però, a turbare la gioia di Mascagni per i suoi primi successi, intervenne Giovanni Verga, il quale, non soddisfatto dell’offerta di Sonzogno per i diritti di adattamento della sua novella, aprì una causa per plagio, sostenendo fra l’altro di non aver mai concesso ufficialmente il permesso all’adattamento ma solo un generico assenso ad una informale richiesta del musicista.

La causa fu vinta da Verga: lo scrittore siciliano ottenne un lauto risarcimento (il 25% degli utili derivanti dalla rappresentazione dell’opera) che gli garantì per un certo tempo una discreta tranquillità finanziaria.

 

Negli anni successivi, Mascagni iniziò a collaborare con Luigi Illica per la stesura dell’ “Iris”, commissionata dall’editore Ricordi.

Gli stessi autori lavorarono insieme ad un altro progetto, “Le maschere”, per un’altra casa editrice, la Sonzogno.

 

Nel frattempo continuò col suo lavoro di direttore d’orchestra, dirigendo tra l’altro sei concerti alla “Scala” di Milano, tra cui la “Patetica” di Pëtr Il’ič Čajkovskij (inedita in Italia) e una propria composizione per orchestra e soprano, il poema sinfonico “A Giacomo Leopardi”, in occasione della celebrazione del centenario della nascita del poeta.

 

Nel novembre del 1898 fu di nuovo al Teatro “Costanzi” di Roma per dirigere la prima di “Iris”.

 

 

La fama mondiale: 


Dal 1899 al 1900, le sue tournée in qualità di direttore d’orchestra lo portarono a Pietroburgo, a Vienna e negli Stati Uniti.

Dopo il debutto poco lusinghiero de “Le maschere”, che aveva esordito in contemporanea in sei città diverse (Roma, Milano, Venezia, Torino, Genova, Verona), andò a Vienna su invito di Gustav Mahler, dove, al Teatro “Imperiale”, diresse il “Requiem” di Giuseppe Verdi, per ricordare la scomparsa del musicista.

 

Seguirono altre tournées in Europa e negli Stati Uniti, fino a che, nel 1903, assunse la carica di Direttore della Scuola Nazionale di Musica di Roma, alla quale affiancò, a partire dal 1909, anche la direzione artistica del Teatro “Costanzi”.

Questo doppio incarico non impedì a Mascagni di continuare i suoi viaggi di lavoro pel mondo, comprese due tournée in Sud America, durate diversi mesi.

 

Nel 1927 Mascagni ricevette la delega dal Governo in qualità di rappresentante dell’Italia in occasione delle celebrazioni per il centenario della morte di Ludwig Van Beethoven, che ebbero luogo a Vienna.

 

Due anni dopo, nel 1929, alla fondazione della “Reale Accademia d’Italia”, Mascagni venne incluso tra gli Accademici, insieme, tra gli altri, a Luigi Pirandello, Guglielmo Marconi, Gabriele d’Annunzio ed Enrico Fermi.

 

Il 16 gennaio 1935 venne rappresentata alla “Scala” l’opera “Nerone”, l’ultima opera di Mascagni, col libretto di Targioni-Tozzetti.

 

In occasione del cinquantenario di Cavalleria rusticana l’opera fu incisa su disco.

L’anno successivo, il 1941, diresse le celebrazioni per il cinquantenario dell’ “Amico Fritz”, col tenore mascagnano Ferruccio Tagliavini.

 

Tra il 1943 e il 1944, Mascagni terminò la sua carriera di direttore al Teatro “Costanzi” di Roma.

 

 

La morte:

 

Pietro Mascagni morì nella camera del suo appartamento all’Hotel Plaza di Roma (sua residenza stabile dal 1927).

Ancora oggi si può visitare il suo sepolcro al Cimitero della Misericordia di Livorno, dove le sue spoglie furono trasferite nel 1951.

 


La musica:

 

Dal punto di vista stilistico, la musica di Mascagni è spesso definita esasperata per la propensione verso gli acuti e per il largo uso ch’egli fa del declamato nelle sue opere.

In realtà ciò riguarda una parte della sua produzione operistica (specialmente l’ultima fatica, il Nerone), quella finale, quando si era già in pieno clima espressionista.

 

Nei primi lavori (Cavalleria, Amico Fritz, Ratcliff, Iris, Maschere e Rantzau) è invece vivo uno stile fine ma decadente, che riaffiora similmente nella poesia e nella pittura di quel tempo.

L’unica vera e propria opera verista di Mascagni fu “Cavalleria”, il cui successo venne emulato poi da Ruggero Leoncavallo con “I Pagliacci”.

 

Quanto a Umberto Giordano che, spesso viene definito compositore verista (e giustamente, per opere minori come “Mala vita”), il suo stile è assai più vicino a Giacomo Puccini che a Mascagni.

 

L’opera italiana a cavallo fra i due secoli scorsi non fu infatti tutta verista: vi fu infatti il boom del “verismo” dopo “Cavalleria”, ma ben presto, già dal 1896, quest’ultimo cedette il posto all’ “opera decadente” e, più tardi, a quella “espressionista”, e di tutti e tre questi stili Mascagni si fece grande ambasciatore, anche se spesso mal compreso.

 

 

Mascagni e il cinema:

 

Parte della colonna sonora del terzo capitolo de “Il Padrino” è tratta da “Cavalleria rusticana”.
Inoltre nel film il figlio di Michael Corleone debutta come tenore proprio nella parte di Turiddu al Teatro “Massimo” di Palermo e, durante lo svolgimento dell’opera, avviene la solita strage nella quale rimangono coinvolti più criminali e, all’uscita da teatro, persino la figlia di Michael.

 

L’intermezzo di “Cavalleria rusticana”, l’intermezzo di “Guglielmo Ratcliff” e il “notturno/barcarola” di Silvano sono stati ripresi da Martin Scorsese come colonna sonora del film “Toro scatenato”.

 

 

Onorificenze:

 

 

Grande ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

 

           

 

Cavaliere di Gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia

 

 

Pietro Mascagni venne anche nominato cittadino onorario della città di Pisa, per l’entusiasmo popolare che scatenavano le sue performance al Teatro “Nuovo” (poi, “Verdi”) e per l’impegno profuso nella diffusione della culturale musicale.

 

(Fonte: Wikipedia)

 

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BRANI CELEBRI: 

CAVALLERIA RUSTICANA, INTERMEZZO: http://youtu.be/MDAkIlZyWfw  

CAVALLERIA RUSTICANA, BRINDISI: http://youtu.be/Oiu9sUoywJo 

L’AMCO FRITZ, INTERMEZZO: http://youtu.be/kGEkFpJSepM      

L’AMICO FRITZ, ED ANCHE BEPPE AMO’: http://youtu.be/Ua4zjZhYIio  

GUGLIELMO RATCLIFF, “SOGNO” (INTERMEZZO): http://youtu.be/nKsSgkUycWI  

SILVANO, “BARCAROLA”: http://youtu.be/2bKabaEzkDg    

IRIS, “INNO DEL SOLE”: http://youtu.be/SL12oPB1wN4  

LE MASCHERE, SINFONIA: http://youtu.be/718I-mmEMTU  

2 dicembre 1923: a New York, nasceva “LA DIVINA”

  • Dicembre 2, 2012 at 3:02 pm

 

BUON COMPLEANNO, MARIA CALLAS! 

 

29 novembre 1797: a Bergamo, 215 anni fa, nasceva GAETANO DONIZETTI

  • Novembre 28, 2012 at 2:30 am

 

 

 

 

 
Gaetano Donizetti

 

 

 

 

 

Gaetano Donizetti in una litografia di Josef Kriehuber del1842

 

 

 

 

Targa dedicata a Donizetti in Via delle Muratte, Roma:

 

 

IN QUESTA CASA
ABITÒ GAETANO DONIZETTI
DI BERGAMO
E VI COMPOSE
“IL FURIOSO! E “IL TORQUATO TASSO”
S.P.Q.R.
1876

 

DOMENICO GAETANO MARIA DONIZETTI (Bergamo29 novembre 1797 – Bergamo8 aprile 1848) è stato un compositore italiano, famoso soprattutto come operista.

Scrisse 69 operemusica sacra e da camera.
Le opere di Donizetti oggi normalmente rappresentate nei teatri di tutto il mondo sono L’elisir d’amoreLucia di Lammermoor e Don Pasquale.
Con frequenza inferiore, sono allestite La Fille du régimentLa FavoriteMaria StuardaAnna BolenaLucrezia Borgia e Roberto Devereux.

Nato a Bergamo da una famiglia di umile condizione, fu ammesso alle lezioni caritatevoli di musica tenute da Giovanni Simone Mayr (o Johann Simon Mayr) – da cui deriva l’attuale Istituto Superiore di Studi Musicali “Gaetano Donizetti” (il conservatorio di Bergamo) – e dimostrò ben presto un talento notevole, riuscendo a rimediare alla modesta qualità della voce (era necessario svolgere egregiamente il servizio di cantore per poter proseguire i corsi gratuiti) con i progressi nello studio della musica.

Esordi:

Fu proprio Mayr ad aprire all’allievo prediletto le possibilità di successo curandone prima la formazione ed affidandolo poi alle cure di Stanislao Mattei.
Bologna, dove proseguiva gli studi musicali, Donizetti scrisse la sua prima opera teatrale, Il Pigmalione, che sarà rappresentata postuma, e interessanti composizioni strumentali e sacre.
Qui, fra gli altri amici, ebbe modo di legarsi al musicista e patriota Piero Maroncelliforlivese.

Ancora il maestro Mayr, insieme all’amico Bartolomeo Merelli (futuro impresario de “LA SCALA”), gli procurò la prima scrittura per un’opera al Teatro “S. Luca” di Venezia: andrà in scena Enrico di Borgogna, il 19 novembre 1818.

Conclusa l’esperienza veneziana, il compositore fu a Roma, presso l’impresario Paterni, come sostituto di Mayr.
Sul libretto poco felice del Merelli (Donizetti lo avrebbe definito “una gran cagnara”), scrisse Zoraide di Granata, che sarebbe comunque stata revisionata due anni dopo, con l’aiuto del Ferretti.
Al termine dell’opera, si recò a Napoli per supervisionare l’esecuzione di Atalia di Mayr, oratorio diretto da Gioachino Rossini.

In seguito alla fuga del direttore con la Colbran, l’impresario Barbaja assunse Donizetti, che debuttò il 12 maggio del 1822 con La zingara, opera semiseria su libretto del Tottola.
In sala era presente Vincenzo Bellini, che rimase ammirato dalla scrittura contrappuntistica del settimino, ma che in seguito non ricambiò la stima profonda che Donizetti aveva per lui.

Questo periodo fu caratterizzato dalle numerose farse: La lettera anonima, andata in scena nel giugno del 1822 al “Teatro del Fondo”, attirò l’attenzione della critica, che apprezzò la padronanza con cui Donizetti affrontò il genere buffo napoletano.

Il contratto con Barbaja lo impegnò per quattro opere l’anno.
Subito dopo la rappresentazione di Alfredo il Grande, egli mise mano al satira teatrale ispirata ai precedenti di Benedetto Marcello (Il Teatro alla moda1720) e di Carlo Goldoni (Il teatro comico1750) e che fu per Donizetti un esercizio preparatorio per Le convenienze e le inconvenienze teatrali, del 1827, in parte già accennato anche nel personaggio di Flagiolet della Lettera anonima.

Il libretto di quest’opera fu il primo che Donizetti scrisse da sé.
Il compositore aveva avuto un periodo di crisi che superò grazie alla collaborazione di Jacopo Ferretti, il quale lo aiutò a delineare uno stile personale.
L’amicizia e la collaborazione professionale con Ferretti durarono a lungo, destando in lui il gusto per la parola e rassicurandolo sulla possibilità di scrivere libretti anche da solo.

Negli stessi anni dovette preoccuparsi del mantenimento della moglie Virginia, sposata nel 1828, ed ebbe il dolore della perdita del figlio primogenito.
La produzione fu spesso di routine.

Gli anni ’30 e i primi capolavori:

Fu nel 1830, con Anna Bolena, scritta in soli trenta giorni per il Teatro “Carcano” di Milano, che Donizetti ebbe il primo grande successo internazionale, mostrando una piena maturità artistica.
Particolare curioso: dopo il successo di Anna Bolena, Mayr gli si rivolse chiamandolo Maestro.
Il rapporto di affetto e stima tra i due compositori rimase saldo fino alla morte di entrambi.

Di qui in poi, la vita professionale di Donizetti proseguì a gonfie vele, anche se non mancarono i fiaschi, intrecciati a vicende familiari che non gli risparmiarono alcun dolore, spesso nei momenti di maggior gloria.

Nel 1832, dopo l’insuccesso di Ugo, conte di Parigi, il pubblico milanese del “Teatro della Cannobiana” (l’odierno Teatro “Lirico”) applaudì L’elisir d’amore, su libretto di Felice Romani da una commedia di Eugène Scribe.
L’anno successivo, sempre a Milano, fu presentata con successo Lucrezia Borgia, per la quale Donizetti previde una nuova disposizione dell’orchestra: quella utilizzata a tutt’oggi, con gli archi disposti a semicerchio davanti al podio.

Ricevette poi l’invito di Rossini a scrivere un’opera per il “Théâtre des Italiens” di Parigi: nacque il Marin Faliero, su libretto di Bidera (da Byron), risistemato da Ruffini, che andò in scena il 12 marzo 1835 senza successo.

Erano passati due mesi dalla rappresentazione dei Puritani di Vincenzo Bellini, quando l’andata in scena di  Lucia di Lammermoor ripropose la competizione milanese del 1832 fra Fausta e Norma.
La stima fra Bellini e Donizetti non fu affatto reciproca: il primo non risparmiò critiche feroci al secondo, che invece rimase sempre ammirato dalla musica del catanese (Bellini morì in quell’anno e Donizetti scrisse per lui una Messa da Requiem).

Al Teatro “San Carlo” di Napoli, di cui fu direttore artistico dal 1822 al 1838, Donizetti presentò ben 17 opere in prima esecuzione, fra cui il capolavoro Lucia di Lammermoor.
La prima di Lucia di Lammermoor, su versi di Salvadore Cammarano, fu un trionfo.
L’opera è considerata un capolavoro, come al solito scritto in tempi ristrettissimi (trentasei giorni).

L’anno seguente il Belisario fu applaudito alla Fenice, ma l’anno fu funestato dalla morte del padre, della madre e della seconda figlia.
Due anni dopo sarebbero mancate anche la terza figlia e la moglie, che morì di colera il 30 luglio 1837.

Furono momenti di sconforto totale («Senza padre, senza madre, senza moglie senza figli… per chi lavoro dunque ? … Tutto, tutto ho perduto»), ma Donizetti non smise mai di lavorare, componendo in questi anni sia opere buffe che drammi romantici come Roberto Devereux e Maria de Rudenz.

La tarda maturità:

Presto Donizetti si decise a lasciare Napoli: i problemi con la censura per il Poliuto (che alla fine non andò in scena, e fu rappresentato solo dopo la morte del compositore) e la mancata nomina a direttore del Conservatorio (di cui era direttore effettivo) sicuramente lo rinsaldarono nei suoi propositi, e nell’ottobre del 1838 era già a Parigi.
Qui era ad accoglierlo l’amico Michele Accursi, spia pontificia, che aveva anche lavorato per favorirne la venuta.

In quegli anni le sue opere furono rappresentate ovunque, sia in traduzione che in lingua originale presso il “Théâtre des Italiens”.
Scrisse La fille du régiment, che debuttò all’ “Opéra-Comique” nel febbraio del 1840, e preparò una versione francese del Poliuto, intitolata Les martyrs.
L’anno seguente scrisse La favorita, riciclando pagine di un’opera mai conclusa: L’ange du Nisida.

Ricevette anche l’importante nomina a cavaliere dell’ “Ordine di S. Silvestro” da parte di papa Gregorio XVI, ma fu l’invito di Rossini a dirigere l’esecuzione dello Stabat Mater a Bologna l’avvenimento più significativo. Quindi, grazie ad una raccomandazione per Metternich vergata da Rossini stesso, Donizetti partì alla volta di Vienna, dove il 19 maggio presentò Linda di Chamounix.

Si era ormai giunti al 1843, anno di composizione del Don Pasquale.
Il libretto, preparato da Ruffini sulla base del Ser Marcantonio di Anelli, fu pesantemente rimaneggiato da Donizetti, al punto che l’autore ritirò la firma: l’opera fu per lungo tempo attribuita a Michele Accursio. (La firma M.A. sta invece per Maestro Anonimo).

Nel frattempo si occupò della rappresentazione francese della Linda di Chamounix e terminò Maria di Rohan: furono gli ultimi momenti di grande fervore creativo, poi la malattia ebbe il sopravvento.

Dalla penna del Maestro uscirono ancora Dom Sebastien, che ottenne grande successo a Parigi, e Caterina Cornaro, che fu fischiata, con gran delusione di Donizetti, a Napoli.
Poi la pazzia, provocata dalla sifilide, lo fece rinchiudere nel manicomio di Ivry-sur-Seine, da cui uscì solo qualche mese prima della morte.

(Fonte: Wikipedia)
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ALCUNI BRANI CELEBRI:


L’ELISIR D’AMORE, “COME PARIDE VEZZOSO”: http://youtu.be/E2NM_URwJwE

LUCIA DI LAMMERMOOR, “VERRANNO A TE SULL’AURE I MIEI SOSPIRI ARDENTI”: http://youtu.be/-dkNjBWD_Xk     

LA FAVORITA, “UNA VERGIN, UN ANGEL DI DIO PRESSO ALL’ARA PREGAVA CON ME”: http://youtu.be/Zq3QmOQBNmk

DON PASQUALE, “COM’E’ GENTIL LA LUNA A MEZZO APRIL”: http://youtu.be/9v6sEeY5EXE