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Teatro “LA FENICE” di Venezia: CONCERTO DI CAPODANNO 2012

  • gennaio 29, 2012 at 10:30 pm
BLOG  venezia.net
Da: Lauretta =  COPIO ED INCOLLO L’ARTICOLO SCRITTO DA P. B.:

 

CONCERTO DI CAPODANNO al Teatro “LA FENICE”:


30 gennaio, ore 20
     31 gennaio, ore 16     1 gennaio 2012, ore 11.15

E’ il ventisettenne venezuelano Diego Matheuz, dal luglio 2011 direttore principale del Teatro La Fenice, a dirigere la nona edizione del Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice, solisti il soprano Jessica Pratt, il tenore Walter Fraccaro e il basso Alex Esposito, Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, direttore del Coro Claudio Marino Moretti.

Il Concerto di Capodanno è stato eseguito ieri, 29 dicembre 2011, per la prima volta, cui seguiranno altre 3 repliche: venerdì 30 dicembre 2011 alle ore 20.00, sabato 31 alle ore 16.00 e domenica 1 gennaio 2012 alle ore 11.15.

Il concerto del 1° gennaio 2011 sarà trasmessa in diretta da Rai Uno a partire dalle 12.30, Arte, WDR, ARD e da Radio France. Saranno inoltre collegate, in differita, numerose emittenti del circuito internazionale di filodiffusione.

La Direzione Commerciale della Rai ha ceduto i diritti del concerto alle tv di Francia, Germania, Svizzera, Austria e Albania. Il Capodanno firmato Rai e Fenice, poi, si vedrà anche in tutti i Paesi di lingua francofona di oltreoceano. In differita, invece, verrà trasmesso in Giappone e nell’intera America Latina.

Il programma in diretta televisiva prevede le seguenti esecuzioni: la Sinfonia da Un giorno di regno di Giuseppe Verdi e il coro degli zingari “Vedi! Le fosche notturne spoglie” dal secondo atto del Trovatore; e poi il tenore Walter Fraccaro canterà l’aria di CavaradossiE lucevan le stelledal terzo atto di Tosca di Giacomo Puccini, e a seguire il soprano Jessica Pratt l’aria di AminaAh! non credea mirarti” dall’ultima scena della Sonnambula di Vincenzo Bellini.
Un secondo brano sinfonico, il Valzer del commiato di Nino Rota dai ballabili per il film “Il gattopardo” di Luchino Visconti, precederà l’aria di LeporelloMadamina, il catalogo è questo” da Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, interpretata dal basso Alex Esposito.
Walter Fraccaro si unirà quindi al coro per il brindisi di TuridduViva il vino spumeggianteda Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, seguito dall’aria di LindaO luce di quest’anima” dal primo atto di Linda di Chamounix di Gaetano Donizetti, cantata da Jessica Pratt.

Un altro brano orchestrale, la stretta finale (can-can) della Danza delle ore dalla Gioconda di Amilcare Ponchielli, darà l’avvio al gran finale del concerto, costituito, come è tradizione dei Concerti di Capodanno della Fenice, dal coro “Va’ pensiero” dal Nabucco e dal brindisi “Libiam ne’ lieti calici” dalla Traviata di Giuseppe Verdi.

Nella prima parte del concerto, l’Orchestra del Teatro La Fenice eseguirà la Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, nei movimenti Andante – Allegretto con anima, Andante cantabile, Valse, Finale.

I biglietti del Concerto di Capodanno 2012 sono già in vendita a prezzi compresi tra i 30 e i 300 euro presso le biglietterie Hellovenezia (Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Tronchetto, Lido, Mestre, Dolo, Chioggia, Sottomarina), tramite biglietteria telefonica (041 2424), biglietteria on-line (www.teatrolafenice.it)

P.B.

“150°”: INNO DELLE NAZIONI di GIUSEPPE VERDI

  • dicembre 29, 2011 at 11:49 pm

 

INNO DELLE NAZIONI di GIUSEPPE VERDI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sen. Giuseppe Verdi Parlamento italiano
Senato del Regno d’Italia 

 

Luogo nascita Roncole di Busseto (Parma)

Data nascita 10 ottobre 1813

Luogo morte Milano

Data morte 27 gennaio 1901

Titolo di studio Professione compositore

 

Partito Legislatura XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX

 

Gruppo Coalizione Circoscrizione Regione {{{regione}}} Collegio {{{collegio}}} {{{mandato}}}

Elezione {{{elezione}}} Senatore a vita Investitura Data 1874

 

 

 

 

Firma di Giuseppe Verdi

 

 

 

 

 

 

La casa natale a Roncole Verdi

 

 



 

 

 

Busseto: statua di Giuseppe Verdi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Milano: statua di Giuseppe Verdi in piazza Michelangelo Buonarroti, opera di Enrico Butti

 

 

Così il critico GIUSEPPE PUGLIESE ha scritto dell’ “INNO DELLE NAZIONI”:

Pagina grandiosa, con comprensibili intemperanze retoriche, tribunizie, e nella quale confluiscono come in un eterogeneo medaglione aspetti e momenti diversi dell’arte verdiana, quale era giunta fino al momento della composizione dell’INNO (1862).

 

L’aspetto più interessante della versione del Maestro direi sia da ravvisare nello straordinario impegno messo nel realizzare, con tanta convinzione e tanto calore, questa pagina celebrativa senza forzarne i contorni, senza accentuarne le tinte.
La trasparente perfezione tecnica, la severità dell’architettura complessiva completano i pregi dell’interpretazione.

INNO DELLE NAZIONI
(testo di ARRIGO BOITO)

 

 

CORO DI POPOLO:

Gloria pei cieli altissimi,

  Pei culminosi monti,

  Pei limpidi orizzonti

  Gemmati di splendor.

In questo dì giocondo

  Balzi di gioia il mondo,
Perché vicino agli uomini

  È il regno dell’Amor.
Gloria, i venturi popoli

  Ne cantin la memoria,

  Gloria pei cieli … Gloria.

 

BARDO:

Spettacolo sublime! … ecco … dai lidi

Remoti della Terra, ove rifulge

Cocentemente il sol, ove distende

Bianco di manto la neve, una migrante

Schiera di navi remigar per l’acque

Degli ampi oceani, ed affollarsi tutte

Verso un magico Tempio, ed in quel Tempio

Spargere a mille a mille i portentosi

Miracoli del genio! …        E fuvvi un giorno

Che passò furiando quel bieco

Fantasma della guerra, allora udissi

Un cozzar d’armi, un saettar di spade,

Un tempestar di canti e di corsieri.

Un grido di trionfo … e un ululante

Urlo … e colà fumò di sangue

Il campo di battaglia, un luttuoso

Campo santo levarsi, e un’elegia

Di preghiere, di pianti e di lamenti …

Ma in oggi un soffio di serena Dea

Spense quell’ire, e se vi furo in campo

Avversari crudeli oggi non v’hanno

In questo Tempio che Fratelli in Arte,

E a Dio che il volle alziam di laudi un canto.

 

 

 

BARDO E CORO DI POPOLO:

 

Signor, che sulla Terra

  Rugiade spargi e fior,

  E nembo di fulgori.
E balsami d’amor;

Fa che la pace torni

  Coi benedetti giorni,

  E un mondo di fratelli

  Sarà la Terra allor.

 

(Echeggiano gl’inni nazionali d’Inghilterra, di Francia e d’Italia ai quali, in questa esecuzione del 1943, ARTURO TOSCANINI, per opportunità politica, ha accostato brani dell’INTERNAZIONALE in omaggio all’Unione Sovietica e brani dell’INNO STATUNITENSE in omaggio agli U.S.A.).

BARDO:

Salve, Inghilterra, Regina dei mari
Vessillo antico di libertà! … Oh Francia!
Tu, che spargesti il generoso sangue

Per una terra incatenata, salve!

Oh Italia … Oh Patria Mia … che il Cielo

Vegli su di te fino a quel dì che grande,

Libera ed una tu risorga al sole.

 

 

                                      Battuto al computer da Lauretta

 

 

 

INNO DELLE NAZIONI registrato presso lo Studio 8-H l’8 e il 20 dicembre 1943:

 

 

JAN PEERCE, tenore

WESTMINSTER CHOIR diretto da JOHN FINLAY WILLIAMSON

 

ARTURO TOSCANINI, direttore della NBC Simphony Orchestra

 

 

- INNO DELLE NAZIONI, parte prima: http://youtu.be/j9B70Ku5qSg

 

- INNO DELLE NAZIONI, parte seconda: http://youtu.be/3fherMea8qU  

 

  

 

 

 

 

 

 

“150°”: FALSTAFF di GIUSEPPE VERDI

  • dicembre 20, 2011 at 1:21 am

 

FALSTAFF di GIUSEPPE VERDI 

 


 

 

 

 

 

 

 
Falstaff in un dipinto di Eduard von Grützner

 

 

 

 

 

 

Falstaff nel cesto da bucato

 

 

 

 

 

 

 
1893:Coda davanti la porta d’ingresso al loggione del Teatro alla Scala, la sera della prima assoluta del Falstaff

 

 

Opera in 3 atti su libretto-testo di ARRIGO BOITO (tratta dalla commedia di WILLIAM SHAKESPEARE, “LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR” del 1600-1601 e da brani di “ENRICO IV” (Parte I del 1597 e Parte II del 1598).
PRIMA rappresentazione: Milano, Teatro “ALLA SCALA”,  9 febbraio 1893 con il baritono VICTOR MAUREL nel ruolo del protagonista.

 

 

ATTO I
All’ “Osteria della Giarrettiera”, il grasso e maturo cavaliere FALSTAFF (baritono) non essendo riuscito a persuadere i due servi BARDOLFO (tenore) e PISTOLA (basso) a consegnare a nome suo lettere d’amore alle signore PAGE e FORD, le fa recapitare da un paggio, dopo aver tenuto ai due una lezione sul tema dell’onore.

Nel giardino di FORD (baritono), sua moglie ALICE (soprano) e MEG PAGE (mezzosoprano) si mostrano le lettere ricevute, constatando che sono identiche, per cui decidono di farsi beffe di Falstaff.

Mandano la comare QUICKLY (mezzosoprano) a combinare un appuntamento tra Falstaff e Alice per il pomeriggio.

Nel frattempo, Bardolfo e Pistola vanno a rivelare al geloso Ford che Falstaff ha delle mire su sua moglie.
Questi è irritato anche perché sua figlia, NANNETTA (soprano) è innamorata di FENTON (tenore), mentre lui vorrebbe farle sposare l’anziano Dottor CAIUS (tenore).

Ford decide di andare a far visita a Falstaff, sotto mentite spoglie.

ATTO II

 

Siamo di nuovo all’ “Osteria della Giarrettiera”.

La comare Quickly annuncia a Falstaff che Alice lo aspetta dalle due alle tre del giorno stesso, dato che suo marito a quell’ora non sarà in casa.

Rimasto solo, Falstaff si vede già vincitore.

Un certo Signor FONTANA (Ford travestito) si fa annunciare e dichiara a Falstaff di essere innamorato di Alice Ford; chiede al grassone di aiutarlo a conquistare la donna.

Falstaff lo rassicura e gli rivela che sta per incontrarsi con Alice, la cui conquista sarà facilissima.

Falstaff va a farsi bello per il convegno amoroso, mentre Ford (rimasto solo in scena) lancia un’invettiva contro le donne (monologo della gelosia).

In una stanza, in casa di Alice, Meg, Nannetta e la Quickly si preparano ad accogliere Falstaff.
Questi, appena arrivato, si dichiara ad Alice, rievocando i bei tempi della giovinezza quando era un sottile paggio del Duca di Norfolk.

Ad un tratto, arriva Meg annunciando l’inaspettato ritorno a casa di Ford, per cui  Falstaff è costretto a nascondersi dietro un paravento.
Quando arriva Ford (il quale sospetta che Alice abbia veramente dato appuntamento ad un amante), Falstaff viene infilato dentro una cesta piena di panni sporchi.

Ford e i suoi compagni perquisiscono ogni angolo della casa.

Approfittando della confusione, Nannetta e Fenton si nascondono dietro il paravento e finiscono per essere scoperti da Ford.

Infine, il cesto della biancheria viene portato via e Falstaff – insieme ai panni sporchi – finisce nel fiume, mentre Ford si unisce all’ilarità generale a spese del cavaliere beffato.

ATTO III

Falstaff, seduto su una panca all’esterno dell’ “Osteria della Giarrettiera”, si consola dello scorno subìto, bevendo e meditando sulla perfidia del mondo.

La comare Quickly gli recapita un altro invito di Alice ad un appuntamento nel parco di Windsor, a mezzanotte, dove egli dovrà trovarsi travestito da Cacciatore Nero, presso la quercia di Herne.

Nell’andarsene, la comare sorprende i discorsi di Ford e di Caius che meditano di far celebrare il matrimonio del Dottore con Nannetta, quella stessa notte e decide di sventare la trama.

Nella scena successiva, siamo nel Parco di Windsor, a mezzanotte.

Fenton, travestito da Oberon, canta il suo amore a Nannetta.

Arriva Falstaff e Alice gli va incontro, ma strani rumori spaventano il cavaliere, che si nasconde.

 

Nannetta, travestita da Titania, Regina delle Fate, invoca l’intervento di queste ultime e una folla di fate, ninfe, sirene – in realtà, gli abitanti di Windsor travestiti e mascherati – si precipita addosso a Falstaff punzecchiandolo, bastonandolo, terrorizzandolo.

Ford, nel frattempo, si illude di riuscire a maritare sua figlia al Dottor Caius, ma non si è accorto che sua moglie Alice ha fatto in modo che Bardolfo, mascherato anch’egli da Titania, sia sostituito alla sposa.

Quindi, Bardolfo si trova sposato col Dottor Caius, mentre Fenton e Nannetta coronano il loro sogno d’amore.

Ford è, quindi, non meno beffato di Falstaff, che dà il via alla grande fuga finale con il celebre “TUTTO NEL MONDO È BURLA”.

 

(Dizionario dell’Opera Lirica)

Battuto al computer da Laura

__________________

 

BRANI CELEBRI DALL’OPERA:


L’ONORE! LADRI!: http://youtu.be/aOg9uH8KMmI

REVERENZA! – BUON GIORNO, BUONA DONNA: http://youtu.be/6Ifpl5rS3kg

È SOGNO? O REALTÀ?:http://youtu.be/tf1k3HVcrcY

QUAND’ERO PAGGIO … SIGNORA ALICE! … CHIUDETE LE PORTE! … SE T’AGGUANTO … SE TI PIGLIO! … :  http://youtu.be/Bdv2u3JiFDI  

 

EHI! TAVERNIERE! … VA, VECCHIO JOHN … : http://youtu.be/Kd3GP79ALKU  

 

DAL LABBRO IL CANTO ESTASIATO VOLA … : http://youtu.be/HRhxeThF3RY

SUL FIL D’UN SOFFIO ETESIO …: http://youtu.be/X7827hcOz7g
ALTO LÀ! CHI VA LÀ! … SPIRITELLI! FOLLETTI! … NITRO! … CATRAME! … ZOLFO!!! … TUTTO NEL MONDO È BURLA … (FINALE): http://youtu.be/49oAEKQsdgc  

 

 

  

 

 

 

“150°”: OTELLO di GIUSEPPE VERDI

  • dicembre 20, 2011 at 12:22 am

 

OTELLO di GIUSEPPE VERDI  



 

 

 

 

 

 


Otello e Desdemona a Venezia

dipinto di Théodore Chassériau

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Dopo “AIDA”, ultimata nel 1870 (rappresentata per la PRIMA volta al “NUOVO TEATRO” de Il Cairo il 24 dicembre 1871), ci fu una lunga pausa nella produzione operistica di Verdi. – Sembrava che considerasse terminata la sua carriera di compositore; veramente, stava attraversando un periodo torturante di studio e di meditazione durante il quale si decisero le nuove posizioni della sua arte. – Molti fra i più giovani compositori italiani si erano lasciati trasportare dall’entusiasmo suscitato dalle riforme wagneriane e Verdi intuì il pericolo che il dramma musicale del compositore tedesco poteva rappresentare per la vita dell’opera italiana, per cui non rimase insensibile agli stimoli che gli venivano per intraprendere il rinnovamento del melodramma italiano senza alterarne il carattere e gli aspetti basilari, avendo la possibilità di penetrare più a fondo le debolezze dell’opera italiana sotto gli aspetti letterario e drammatico che si espressero nei due altissimi capolavori “OTELLO” e “FALSTAFF”.

ARRIGO BOITO e GIUSEPPE VERDI si conobbero ai primi del 1860 e, da principio, la divergenza fra i loro punti di vista fu troppo grande per consentire una qualunque collaborazione fra loro che – comunque – nel 1879 fu resa possibile dall’Editore RICORDI che, ricorrendo ad uno stratagemma, interessò Verdi al libretto dell’OTELLO abbozzato da Boito.

Boito si mantenne molto fedele al lavoro shakespeariano, “teatro” per cui aveva sempre dimostrato grande interesse (ricordiamo “MACBETH” del 1847) ma, facendo iniziare il dramma immediatamente prima della “catastrofe”, “concentrò” l’intreccio e tralasciò personaggi minori.

“OTELLO”, soggetto difficile, rivela alcuni cambiamenti nell’espressione musicale di Verdi, dove il musicista conserva la sua personalità: quella di essere pur sempre, nonostante la tarda età, il grande maestro della melodia, mentre i suoi motivi non perdono nulla del loro entusiasmo e del loro colore, pur non esprimendo più la tensione determinata dagli scoppi passionali dei personaggi descrivendo – invece – tutte le loro sfumature spirituali in modo diretto e malleabile abbandonando il “motivo conduttore” (ad esempio: Jago: ha uno stile decisamente “recitativo”; Otello: ha uno stile “arioso” molto simile alla vera aria = in questo modo, la fredda astuzia di Jago viene opposta efficacemente alla emozionalità di Otello).
Concludendo: “OTELLO” è un’ effettiva opera italiana dopo un’attenta osservazione di Verdi all’opera wagneriana.

Riprendendo quanto sta un po’ indietro, al compositore piacque il soggetto scritto da ARRIGO BOITO e, per la fine del 1886, la partitura era pronta (inizialmente, era stata scritta per due baritoni ma, poi, per fare una distinzione fra i due timbri vocali, Verdi rese Otello “TENORE DRAMMATICO”). – Dopo due mesi dal debutto scaligero (5 febbraio 1887) e,  dopo nove anni di lavoro da parte di Verdi, la PRIMA esecuzione era stata attesa con il più vivo interesse da tutto il mondo musicale, venendo interpretata da FRANCESCO TAMAGNO [Otello], ROMILDA PANTALEONI [Desdemona], VICTOR MAUREL [Jago], FRANCESCO NAVARRINI [Cassio], FRANCO FACCIO (Direttore d’orchestra): il SUCCESSO dell’opera fu CLAMOROSO.

Il 17 aprile dello stesso anno “OTELLO”  giunge al Teatro Costanzi. – Il Direttore è, idem,  FRANCO FACCIO. I protagonisti sono FRANCESCO TAMAGNO (Otello), VICTOR MAUREL (Jago), GIOVANNI PAROLI (Cassio), ADALGISA GABBI (Desdemona). – Nelle successive edizioni questo titolo ha aperto molte volte la stagione: RENATA TEBALDI vi debutta nel ruolo di Desdemona nell’inaugurazione del 1947-48. Memorabile la ripresa del 1953-54 con un cast d’eccezione: RENATA TEBALDI, MARIO DEL MONACO, TITO GOBBI.
È dal 1976 che “OTELLO” non viene riproposto al Teatro “ALLA SCALA” (qui, cantavano PLACIDO DOMINGO, MIRELLA FRENI, PIERO CAPPUCCILLI = tutti sotto la direzione d’orchestra del grande CARLOS KLEIBER e le scene di FRANCO ZEFFIRELLI  = prego vedere sotto il video musicale relativo).
Epoca: Fine del XV secolo.

Luogo: Un porto di mare a Cipro.

ATTO I

Scena: Spiazzo davanti al castello del governatore. – Sulla spiaggia, una folla osserva ansiosamente una flotta che cerca di entrare in porto lottando contro una violenta tempesta.

A bordo di una delle navi, il governatore moro di Cipro, OTELLO (tenore), sta tornando vittorioso dalla guerra contro i Turchi.
Tutti invocano su di lui la protezione  di Dio, eccettuato l’alfiere JAGO (baritono), il quale odia Otello perché questi – nel passato – gli ha negato la promozione favorendo il capitano CASSIO (tenore), suo collega.

La flotta entra in porto sana e salva e Otello è salutato con entusiasmo:

“Esultate! L’orgoglio musulmano sepolto è in mar, nostra e del Ciel è gloria! Dopo l’armi lo vinse l’uragano”.

Ma ha appena messo piede nel castello che già Jago comincia a tramare contro di lui.
Jago dice a RODERIGO (tenore), innamorato della moglie di Otello, DESDEMONA (soprano) che anche Cassio nutre per la donna i suoi stessi sentimenti e lo istiga a fare ubriacare il capitano.

Quindi, Jago provoca una disputa fra Cassio e Montano (basso),  predecessore di Otello come governatore; la lite finisce in un duello, nel quale Montano rimane ferito.
Otello si adira al punto da privare Cassio del grado di capitano.

Desdemona esce a salutare il consorte e canta con lui il famoso duetto d’amore:

OTELLO:

Già nella notte densa s’estingue ogni clamor, già il mio cor fremebondo s’ammansa in quest’amplesso e si rinsensa. Tuoni la guerra e s’inabissi il mondo se dopo l’ira immensa vien questo immenso amor!

DESDEMONA:

Mio superbo guerrier! Quanti tormenti, quanti mesti sospiri e quanta speme ci condusse ai soavi abbracciamenti! Oh! Com’è dolce il mormorare insieme: te ne rammenti!

Quando narravi l’esule tua vita e i fieri eventi e i lunghi tuoi dolor, ed io t’udìa coll’anima rapita in quei spaventi e coll’estasi in cor.

OTELLO:

Pingea dell’armi il fremito, la pugna e il vol gagliardo alla breccia mortal, l’assalto, orribil edera, coll’ugna al baluardo e il sibilante stral.

DESDEMONA:

Poi mi guidavi ai fulgidi deserti, all’arse arene, al tuo materno suol; narravi allor gli spasimi sofferti  e le catene e dello schiavo il duol.

OTELLO:

Ingentilìa di lagrime la storia il tuo bel viso e il labbro di sospir; scendean sulle mie tenebre la gloria, il paradiso e gli astri a benedir.

Desdemona:

Ed io vedea fra le tue tempie oscure splender del genio l’eterea beltà.

OTELLO:

E tu m’amavi per le mie sventure ed io t’amavo per la tua pietà.

DESDEMONA:

Ed io t’amavo per le tue sventure e tu m’amavi per la mia pietà.

OTELLO:

Venga la morte! E mi colga nell’estasi di quest’amplesso il momento supremo!

(Il cielo si è rasserenato: si vedono alcune stelle e sul lembo dell’orizzonte il riflesso ceruleo della nascente luna).

Tale è il gaudio dell’anima che temo, temo che più non mi sarà concesso quest’attimo divino nell’ignoto avvenir del mio destino.

DESDEMONA:

Disperda il ciel gli affanni e Amor non muti col mutar degli anni.

OTELLO:

A questa tua preghiera Amen risponda la celeste schiera.

DESDEMONA:

Amen risponda.

OTELLO:

(appoggiandosi ad un rialzo degli spalti):

Ah! La gioia m’inonda si fieramente … che ansante mi giaccio un bacio …

DESDEMONA:

Otello! …

OTELLO:

Un bacio … ancora un bacio.

(alzandosi e fissando una plaga del cielo stellato

Già la Pléiade ardente al mar discende.

DESDEMONA:

Tarda è la notte.

OTELLO:

Vien … Venere splende.

(s’avviano abbracciati verso il castello).

ATTO II

Scena: Una sala nel castello. – Jago, fingendosi amico di Cassio, lo induce a chiedere a Desdemona di perorare la sua causa presso Otello.

Jago, rimasto solo,  svela il proprio cinico atteggiamento verso la vita in un “CREDO”:

JAGO:

(seguendo con l’occhio Cassio)

Vanne; la tua meta già vedo. Ti spinge il tuo dimone, e il tuo dimon son io.

E me trascina il mio, nel quale io credo inesorato Iddio.

(allontanandosi dal verone senza più guardar Cassio che scompare fra gli alberi)

. Credo in un Dio crudel che m’ha creato simile a sé, e che nell’ira io nomo.

. Dalla viltà d’un germe o d’un atòmo vile son nato.

. Son scellerato perché son uomo; e sento il fango originario in me.

. Sì! Quest’è la mia fè!

. Credo con fermo cuor, siccome crede la vedovella al tempio,  che il mal ch’io penso e che da me procede per mio destino adempio.

. Credo che il giusto è un istrion beffardo e nel viso e nel cuor, che tutto è in lui bugiardo: lagrima, bacio, sguardo,

sacrificio ed onor.

. E credo l’uom gioco d’iniqua sorte dal germe della culla al verme dell’avel.

. Vien dopo tanta irrision la Morte.

. E poi? – La Morte è il Nulla.

(forte intervallo musicale)

È vecchia fola il Ciel.

(è quasi un “urlo” musicale)

 

AHAHAHAHAHAH!

(Jago ride satanicamente)

Con diabolica astuzia, Jago induce Otello a credere che fra Desdemona e Cassio esista una relazione illecita e, quando la donna tenta di perorare la causa di Cassio, il marito la respinge duramente.

Jago comincia a tramare un nuovo intrigo: fa sottrarre dalla propria consorte EMILIA (mezzosoprano) un fazzoletto a Desdemona e, avutolo, se lo mette in tasca.

Quando le due donne sono uscite, egli continua la sua opera d’istigazione con Otello, raccontandogli dei convegni segreti di Desdemona e Cassio.

Otello si rifiuta di credervi (“Per l’universo! Credo leale Desdemona e credo che non lo sia; te credo onesto e credo disleale … La prova io voglio! Voglio la certezza!”) e – afferrato Jago per la gola – gli domanda una prova. L’altro gli dice di avere visto il fazzoletto di Desdemona nella camera di Cassio. In un impeto di furore, Otello giura di vendicarsi della consorte e di Cassio (Sì, pel ciel marmoreo giuro…).

ATTO III

Scena: Il salone del castello. – Quando Desdemona intercede di nuovo presso il marito per Cassio, per tutta risposta Otello le chiede di mostrargli il fazzoletto regalatole da lui. La donna non riesce a trovarlo ed egli la manda via.

Jago ha trascinato Cassio in una conversazione licenziosa a proposito di una cortigiana di nome Bianca, ma la conduce in modo che Otello, il quale sta ascoltando non visto, pensi che essi stiano parlando di sua moglie.
Quando Cassio tira fuori il fazzoletto di Desdemona (che Jago ha avuto l’accortezza di fargli trovare in camera), Otello, folle di gelosia decide di uccidere la consorte.
Otello la scaglia a terra.

EMILIA:

(Quella innocente un fremito d’odio non ha, nè un gesto, trattiene in petto il gomito con doloroso fren.
La lagrima si frange muta sul volto mesto: no, chi per lei non piange non ha pietade in sen).

L’ambasciatore LODOVICO (basso) giunge per informare Otello che il Senato lo ha richiamato a Venezia e che Cassio dovrà sostituirlo nei suoi uffici.
Jago, temendo di veder naufragare i propri piani, fa notare a Roderigo che, qualora Otello parta, egli non rivedrà mai più Desdemona; ma se Cassio dovesse morire, allora Otello non potrebbe partire.

Roderigo decide di uccidere Cassio.
Al cospetto di tutti, Otello insulta la moglie e la scaglia brutalmente a terra, poi fa sgombrare la sala e cade in convulsioni.
Jago rimane ad osservarlo con scherno (“Ecco il Leon!”).

ATTO IV:

Scena: La camera da letto di Desdemona. – Desdemona è profondamente afflitta dall’atteggiamento del marito di cui non sa rendersi ragione e canta la famosa “CANZONE DEL SALICE”, simboleggiante l’amore misconosciuto e la morte prematura:

DESDEMONA:

………………

< Piangea cantando nell’erma landa …  piangea la mesta …  O Salce! Salce! Salce!

Sedea chinando sul sen la testa!  Salce! Salce! Salce!

Cantiamo! Il Salce funebre  sarà la mia ghirlanda. >

Prima di coricarsi, dice le orazioni (la famosa “AVE MARIA”):

DESDEMONA:

………………

Prega per chi adorando a te si prostra, prega pel peccator, per l’innocente, e pel debole oppresso e pel possente, misero anch’esso, tua pietà dimostra.

Prega per chi sotto l’oltraggio piega la fronte e sotto la malvagia sorte; per noi tu prega sempre e nell’ora della nostra morte.

(Resta ancora inginocchiata ed appoggia la fronte sull’inginocchiatoio come chi ripete mentalmente un’orazione. Non s’odono che le prime e le ultime parole della preghiera)

Ave Maria …

… nell’ora della morte.

Amen.

(s’alza e va a coricarsi)

Giunge Otello. Sveglia la moglie con un bacio e le dice di prepararsi a morire come punizione alla sua infedeltà.
Mentre ella giura d’essere innocente, l’uomo la strangola.

Entra Emilia di corsa e annuncia che Roderigo è rimasto ucciso nel tentativo di assassinare Cassio.
Quando vede il corpo inanimato di Desdemona, grida istericamente a Otello che sua moglie era innocente e che Jago lo aveva tratto in inganno.

Giunge Jago e, malgrado le sue minacce, la donna ne rivela gli intrighi.
Sopraggiunge altra gente con la notizia che Roderigo ha confessato ogni cosa prima di morire.

Jago non ha nulla da dire a propria discolpa e fugge, inseguito dalle guardie del castello.

Fuori di sé per la disperazione, Otello dà un ultimo bacio alla moglie e si immerge il pugnale nella gola.

(Edizione Ricordi).

 

Battuto al computer da  Laura

________________________

1976,
EDIZIONE STORICA COMPLETA DELL’OPERA RAPPRESENTATA AL TEATRO “ALLA SCALA” DI MILANO CON SCENE DI FRANCO ZEFFIRELLI E LA DIREZIONE D’ORCHESTRA DI CARLOS KLEIBER RIPRESA IN “DIRETTA” DALLA R.A.I.-RADIOTELEVISIONE ITALIANA:

 

http://youtu.be/77DDpN1B60Q  

 

 


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  • dicembre 18, 2011 at 1:13 am

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"150°": AIDA di GIUSEPPE VERDI

  • dicembre 11, 2011 at 5:04 pm

AIDA di GIUSEPPE VERDI
 
 
 

ARENA DI VERONA: “AIDA” 

                   
 
 
                      

AIDA

Opera in 4 atti di ANTONIO GHISLANZONI 
Musica di GIUSEPPE VERDI

Personaggi e interpreti:

Aida = Hui He
Amneris = Giovanna Casolla
Radames = Salvatore Licìtra
Amonasro = Ambrogio Maestri
Ramfis = Carlo Colombara
Il Re = Carlo Striuli
Un messaggero = Angelo Casertano
Una sacerdotessa = Nicoletta Curiel

Orchestra, Coro e Corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma
Maestro concertatore e direttore: Daniel Oren
Maestro del Coro: Andrea Giorgi
Regia e scene: Robert Wilson
Costumi: Jaques Reynaud
Coreografia: Jonah Bokaer

 
 
Colgo l’occasione per rendere OMAGGIO AL TENORE SALVATORE LICITRACHE CI HA LASCIATO POCHISSIMI MESI FA attraverso questa edizione registrata il 20 gennaio 2009 al TEATRO DELL' “OPERA” DI ROMA (cartellone 2009).
 

 
Il 28 febbraio 2009, alle ore  20.00, attraverso RADIO3 della R.A.I., ascolto  l’opera “AIDA”, registrata 39 giorni prima al Teatro dell’OPERA di Roma.
 
“AIDA” mi ricorda che, quando non avevo  ancora otto anni, durante l’estate, nella provincia di Rovigo, mio nonno paterno mi aveva regalato il  libretto dell’opera che aveva comperato all’ “ARENA” di Verona per poter seguire lo spettacolo: una vera rarità!
 
Avevo seguito (proprio l’inverno precedente) “AIDA”, al cinema: si trattava della trasposizione cinematografica dell’opera.
Gli interpreti: SOPHIA LOREN/AIDA (con la voce di RENATA TEBALDI), LOIS MAXWELL/AMNERIS (con la voce di EBE STIGNANI), LUCIANO DELLA MARRA/Radamès (con la voce di GIUSEPPE CAMPORA), AFRO POLI/AMONASRO, GINO BECHI, GIULIO NERI, ENRICO FORMICHI.
Casa cinematografica: SCALERA FILM.
 
Esito: SONO RIMASTA ENTUSIASTA!
 
Da, allora, “AIDA” è la mia opera prediletta, avendo avuto modo di vedere – per la prima volta – l’EGITTO (dove non mi sono mai recata: recarmi là, è sempre il mio desiderio più grande, comunque).
 

“AIDA” viene commissionata dal Kedivé d’Egitto, ISMAIL PASCHA’ per l’INAUGURAZIONE del “NUOVO TEATRO”  de IL CAIRO, nel 1869, lo stesso anno in cui terminano i lavori riguardanti il  CANALE DI SUEZ; lavori eseguiti su progetto dell’ingegnere LUIGI NEGRELLI  DI  MOLDELBA.
Il baritono ANTONIO GHISLANZONI trae il libretto dal testo francese di CAMILLE DU LOCLE, ricavato dal soggetto dell’egittologo MARIETTE.
 
L’opera viene rappresentata, per la  PRIMA volta, il 24 dicembre 1871, ha una SINFONìA che, per la PRIMA  rappresentazione al Teatro “ALLA SCALA” (8 febbraio 1872), verrà trasformata in prelùdio.
 
In questa “AIDA”, abbiamo Radamès/SALVATORE LICìTRA che canta 25 giorni prima de "I PAGLIACCI" ("LA BARCACCIA" – dopo – in trasmissione farà presente che Licìtra ha cantato l'opera di Leoncavallo "ARRIVANDO" da parecchie "AIDE").
 
Fra parentesi, vorrei ricordare che SALVATORE LICÌTRA è stato il "DUCA DI MANTOVA" nel  "RIGOLETTO" del pomeriggio del 31 gennaio 1993 al "CARLO FELICE" di Genova).
 
DANIEL OREN: almeno per i primi due atti, ha osservato un tempo musicale un po' accelerato. Ha diretto HUI HE  (AIDA) anche altre volte.
 
Applausi, specialmente a HUI HE nel terzo atto: "O cieli azzurri” e nel  duetto con Radamès. 
(UNA BELLA VOCE, SENZA DUBBIO: DIREI “CELESTIALE”).
 

_________________ 
 
 

 
Epoca: Antichità egizia.

Luogo: Menfi e Tebe.

 
 
ATTO I
 
Scena 1: Il palazzo del Re. – Il Gran sacerdote RAMFIS (basso)
dice al capo dell’esercito, RADAMÈS (tenore), che gli Etìopi stanno ancora minacciando la valle del Nilo e la città di Tebe. Gli Dèi hanno rivelato ai sacerdoti di avere scelto un giovane e valoroso guerriero a condurre gli eserciti egiziani contro gli Etìopi.

Radamès spera di essere il prescelto, perché desidera acquistare gloria per amore di Aida, e canta:
 
< Celeste Aida, forma divina, mistico serto di luce e fior,  del mio pensiero tu sei regina, tu di mia vita sei lo splendor.
 
http://www.youtube.com/watch?v=L6kyk8AkdWs   (Preludio, Celeste Aida)
 
Entra la figlia del Faraone, AMNERIS (mezzosoprano), seguita dalla sua schiava etìope, AIDA (soprano).
Amneris ama Radamès, ma sa che il sentimento di lui è per Aida e nasconde la sua gelosia con una finta simpatia per la sua schiava.

Seguito dalla corte, da sacerdoti e guerrieri, entra il RE (basso), che proclama Radamès comandante degli eserciti egizi contro gli Etìopi e gli dice di recarsi  coi sacerdoti al tempio per ricevere la spada consacrata.

Aida è combattuta fra due opposti sentimenti: vorrebbe la vittoria del suo eroe, ma ciò significherebbe la sconfitta del suo popolo.
I suoi sentimenti sono espressi nell’aria:
 
< Ritorna vincitor! E dal mio labbro uscì l’empia parola! Vincitor del padre mio, di lui che impugna l’armi per me, per ridornarmi una patria, una reggia e il nome illustre che qui celar m’è forza!

 
Scena 2: Il tempio di Vulcano. – Ha luogo una solenne cerimonia di propiziazione e preghiera condotta dal Gran Sacerdote Ramfis.
 
Fuori del tempio, un coro di sacerdotesse accompagnato dall’arpa canta un inno di lode al potente Phtah.
Si unisce ad esso il coro dei sacerdoti e segue una danza religiosa.
 
Radamès riceve da Ramfis la spada consacrata e, mentre tutti si volgono all’altare, egli invoca l’aiuto degli Dèi alla sua spedizione.

ATTO II

Scena 1: Nelle stanze di Amneris. – Per sorprendere il sentimento di Aida, Amneris le dà la falsa notizia della morte di Radamès, poi, rassicurandola che egli vive, le si rivela come sua rivale, come la sposa che il Re darà a Radamès.
Scena 2: Le porte di Tebe. – Radamès ha sconfitto gli Etìopi. Corteo di vittoria e marcia trionfale:  

http://www.youtube.com/watch?v=3gZHEePvbG8  

 
Il Re ringrazia Radamès per la vittoria.
Ricompenserà il vincitore con la mano della figlia; più tardi, con il regno.

Radamès cerca di guadagnare tempo e chiede di far sfilare i prigionieri.
Fra quelli, Aida riconosce suo padre, AMONASRO (baritono).
Egli non si è rivelato come Re degli Etìopi e raccomanda alla figlia di serbare il segreto (“NON MI TRADIR!”).

Amonasro invoca misericordia.
Radamès ne appoggia la supplica e chiede la vita e la libertà per i prigionieri. 
I sacerdoti gli sono contrari, ma il Re sostiene Radamès e vien deciso che Aida e il padre restino come ostaggi.
La disperazione di Aida è espressa nel finale.
Amonasro fa piani di rivincita, mentre sacerdoti, guerrieri e popolo festeggiano i vincitori.  

ATTO III
 
Scena: Sera sulle rive del Nilo. – Amneris e il Gran Sacerdote sono diretti al tempio di Iside. Ella trascorrerà la notte precedente alle nozze con Radamès In preghiera.

Aida si avvia ad un incontro con Radamès. È sopraffatta dalla nostalgìa per il suo Paese nativo e canta:
 
< O cieli azzurri, o dolci aure native, dove sereno il mio mattin brillò. O verdi colli … o profumate rive. O patria mia, mai più ti rivedrò!
 
http://www.youtube.com/watch?v=k2gOgkMFj4U
(La presente incisione è eseguita dal soprano MARIA BIANCA ANNA DRAGONI, che – anni fa – è stata definita "LA NUOVA CALLAS": cosa intesa NON come timbro vocale ma come grande capacità artistica nel complesso).
 
Dal buio sguscia fuori Amonasro: egli vuole che Aida persuada Radamès a passare dalla loro parte: OBBLIGA Aida a sottostare alla "RAGION DI STATO".
Ella resiste, poiché l’idea che Radamès  tradisca il suo Paese le ripugna.
Il padre la minaccia della sua maledizione ed ella cede.
 
All’approssimarsi di Radamès, Amonasro si nasconde fra i palmizi. Radamès ha compreso che egli e Aida non potranno essere felici rimanendo nel Paese; il Passo di Nàpata (Gole) – attraverso le montagne – non è custodito: essi fuggiranno di là. 
Udendo questa proposta, Amonasro avanza e rivela l’esser suo. Radamès si rende conto, allora, di aver – involontariamente – tradito il suo Paese. 

Amneris e Ramfis escono dal tempio e Amneris, travolta dalla gelosia, denuncia Radamès. 
Aida fugge col padre mentre Radamès si consegna al Gran Sacerdote. 

ATTO IV 
 
Scena 1: Entrata sotterranea alla sala delle sentenze. – Amneris, ben conoscendo che Radamès non intendeva tradire, gli offre di salvarlo da morte s’egli rinuncia ad Aida.  Ch’egli soltanto mi ami, dice, e io lo salverò.
Ma la vita senza Aida non ha valore per lui ed egli dichiara che la morte per amore di Aida sarà per lui una benedizione.  

È condotto davanti al tribunale dei sacerdoti. Non replica parola né all’accusa, né alla sentenza che lo condanna ad essere seppellito vivo. 
Amneris maledice la crudeltà dei sacerdoti. 
 
Scena 2:
Sopra = L’interno del tempio di Vulcano. 
Sotto = Un sepolcro.
 
Radamès è condotto al sepolcro e una grossa pietra cala sull’apertura. Nella cripta sotterranea egli trova Aida che vi si è nascosta per morire con lui. 
Serenamente, affrontano insieme la morte. 

Sopra di loro, nel coro del tempio, Amneris alza il suo lamento:

http://www.youtube.com/watch?v=ALltYrgupRs 
 

 
 
                             
Battutoal computer da Laura
 
______________________________


SELEZIONI DALL’OPERA:
 
 
http://www.youtube.com/watch?v=NmiLeE-8bHI  
 
http://youtu.be/QnjY6nl7_zg 
 
 
 
UN MERITEVOLE INSERIMENTO DELL’ANTICO EGITTO E DELL’ANTICA ROMA:

CESARE E CLEOPATRA con VIVIEN LEIGH,  CLAUDE RAINS e STEWART GRANGER: http://youtu.be/wlevAIDA WsB9nc8
 
______________________________

 

BRANI CELEBRI DALL’OPERA:

ATTO I:
 
 
PRELUDIO: http://youtu.be/RLbb4Bd9foQ  

SE QUEL GUERRIER IO FOSSI: http://youtu.be/XP1vp_G9mLc

QUALE INSOLITA GIOIA NEL TUO SGUARDO (TERZETTO AIDA, RADAMES, AMNERIS): http://youtu.be/miA4w25uCAc 
 
SU DEL NILO: http://youtu.be/x9PtNYhi8Uk  

RITORNA VINCITOR: http://youtu.be/FXxrhDM9_g0   

MORTAL DILETTO AI NUMI … NUME, CUSTODE E VINDICE (INVESTIZIONE E CONSACRAZIONE DI RADAMES E DANZE SACRE): http://youtu.be/FfPoHXqTdrM   

ATTO II:
 
 
CHI MAI FRA GL’INNI E I PLAUSI … DANZE DEI MORETTI (SCENA DI AMNERIS): http://youtu.be/kNYKfCpWGQY
 
FU LA SORTE DELL’ARMI: http://youtu.be/MwYlTgg3J4Y

GLORIA ALL’EGITTO (COMPRENDENTE LA “MARCIA TRIONFALE” E LA “DANZA DEGLI SCHIAVI”): GLORIA ALL’EGITTO (COMPRENDENTE LA “MARCIA TRIONFALE” E LA “DANZA DEGLI SCHIAVI”): http://youtu.be/JzIIcdfaMqw  
 

MARCIA TRIONFALE: http://youtu.be/l3w4I-KElxQ
 
SALVATOR DELLA PATRIA (INCORONAZIONE DI RADAMÈ) … QUEST’ASSISA CH’IO VESTO .. FU LA SORTE A NOSTR’ARMI NEMICA … MA TU O RE, TU SIGNORE POSSENTE … O RE PEI SACRI NUMI, PER LO SPLENDOR DELLA TUA CORONA … FINALE ATTO II: http://youtu.be/opbsg0ILqY0  
 
 
 
ATTO III:
 
SCENA DEL NILO (COMPRESE ALTRE SCENE MUSICATE): http://youtu.be/QnjY6nl7_zg    
 
“O CIELI AZZURRI” … O PATRIA MIA: http://youtu.be/hcdFapktFxM

CIEL! MIO PADRE … RIVEDRAI LE FORESTE IMBALSAMATE (DUETTO AMONASRO-AIDA): http://youtu.be/30dublRLcvM

PUR TI RIVEGGO MIA DOLCE AIDA (SCENA DELLA SEDUZIONE DA PARTE DI AIDA)  … SÌ, FUGGIAM DA QUESTE MURA: http://youtu.be/gRjxvL9-bcI

ATTO IV:

L’ABORRITA RIVALE A ME SFUGGÌA … http://youtu.be/dnFj5bpAuPE 
 
AIDA A ME TOGLIESTI: http://youtu.be/ANHZ9lt5wIY
 
AMNERIS (IN ATTESA DEL GIUDIZIO SU RADAMÈS): http://youtu.be/aSxTilAGDqA
 
RADAMÈS DISCOLPATI (PROCESSO A RADAMÈS): http://youtu.be/aSxTilAGDqA
 
IN POTERE DI COSTORO IO STESSA LO GETTAI: http://youtu.be/CCJAcp23dq0

IMMENSO PHTAH! … TRISTE CANTO … IL TRIPUDIO DEI SACERDOTI …  O TERRA ADDIO … FINALE DELL’OPERA: http://youtu.be/Pp872-DIBQE
 

"150°": AIDA di GIUSEPPE VERDI

  • dicembre 11, 2011 at 5:04 pm

AIDA di GIUSEPPE VERDI
 
 
 

ARENA DI VERONA: “AIDA” 

                   
 
 
                      

AIDA

Opera in 4 atti di ANTONIO GHISLANZONI 
Musica di GIUSEPPE VERDI

Personaggi e interpreti:

Aida = Hui He
Amneris = Giovanna Casolla
Radames = Salvatore Licìtra
Amonasro = Ambrogio Maestri
Ramfis = Carlo Colombara
Il Re = Carlo Striuli
Un messaggero = Angelo Casertano
Una sacerdotessa = Nicoletta Curiel

Orchestra, Coro e Corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma
Maestro concertatore e direttore: Daniel Oren
Maestro del Coro: Andrea Giorgi
Regia e scene: Robert Wilson
Costumi: Jaques Reynaud
Coreografia: Jonah Bokaer

 
 
Colgo l’occasione per rendere OMAGGIO AL TENORE SALVATORE LICITRACHE CI HA LASCIATO POCHISSIMI MESI FA attraverso questa edizione registrata il 20 gennaio 2009 al TEATRO DELL' “OPERA” DI ROMA (cartellone 2009).
 

 
Il 28 febbraio 2009, alle ore  20.00, attraverso RADIO3 della R.A.I., ascolto  l’opera “AIDA”, registrata 39 giorni prima al Teatro dell’OPERA di Roma.
 
“AIDA” mi ricorda che, quando non avevo  ancora otto anni, durante l’estate, nella provincia di Rovigo, mio nonno paterno mi aveva regalato il  libretto dell’opera che aveva comperato all’ “ARENA” di Verona per poter seguire lo spettacolo: una vera rarità!
 
Avevo seguito (proprio l’inverno precedente) “AIDA”, al cinema: si trattava della trasposizione cinematografica dell’opera.
Gli interpreti: SOPHIA LOREN/AIDA (con la voce di RENATA TEBALDI), LOIS MAXWELL/AMNERIS (con la voce di EBE STIGNANI), LUCIANO DELLA MARRA/Radamès (con la voce di GIUSEPPE CAMPORA), AFRO POLI/AMONASRO, GINO BECHI, GIULIO NERI, ENRICO FORMICHI.
Casa cinematografica: SCALERA FILM.
 
Esito: SONO RIMASTA ENTUSIASTA!
 
Da, allora, “AIDA” è la mia opera prediletta, avendo avuto modo di vedere – per la prima volta – l’EGITTO (dove non mi sono mai recata: recarmi là, è sempre il mio desiderio più grande, comunque).
 

“AIDA” viene commissionata dal Kedivé d’Egitto, ISMAIL PASCHA’ per l’INAUGURAZIONE del “NUOVO TEATRO”  de IL CAIRO, nel 1869, lo stesso anno in cui terminano i lavori riguardanti il  CANALE DI SUEZ; lavori eseguiti su progetto dell’ingegnere LUIGI NEGRELLI  DI  MOLDELBA.
Il baritono ANTONIO GHISLANZONI trae il libretto dal testo francese di CAMILLE DU LOCLE, ricavato dal soggetto dell’egittologo MARIETTE.
 
L’opera viene rappresentata, per la  PRIMA volta, il 24 dicembre 1871, ha una SINFONìA che, per la PRIMA  rappresentazione al Teatro “ALLA SCALA” (8 febbraio 1872), verrà trasformata in prelùdio.
 
In questa “AIDA”, abbiamo Radamès/SALVATORE LICìTRA che canta 25 giorni prima de "I PAGLIACCI" ("LA BARCACCIA" – dopo – in trasmissione farà presente che Licìtra ha cantato l'opera di Leoncavallo "ARRIVANDO" da parecchie "AIDE").
 
Fra parentesi, vorrei ricordare che SALVATORE LICÌTRA è stato il "DUCA DI MANTOVA" nel  "RIGOLETTO" del pomeriggio del 31 gennaio 1993 al "CARLO FELICE" di Genova).
 
DANIEL OREN: almeno per i primi due atti, ha osservato un tempo musicale un po' accelerato. Ha diretto HUI HE  (AIDA) anche altre volte.
 
Applausi, specialmente a HUI HE nel terzo atto: "O cieli azzurri” e nel  duetto con Radamès. 
(UNA BELLA VOCE, SENZA DUBBIO: DIREI “CELESTIALE”).
 

_________________ 
 
 

 
Epoca: Antichità egizia.

Luogo: Menfi e Tebe.

 
 
ATTO I
 
Scena 1: Il palazzo del Re. – Il Gran sacerdote RAMFIS (basso)
dice al capo dell’esercito, RADAMÈS (tenore), che gli Etìopi stanno ancora minacciando la valle del Nilo e la città di Tebe. Gli Dèi hanno rivelato ai sacerdoti di avere scelto un giovane e valoroso guerriero a condurre gli eserciti egiziani contro gli Etìopi.

Radamès spera di essere il prescelto, perché desidera acquistare gloria per amore di Aida, e canta:
 
< Celeste Aida, forma divina, mistico serto di luce e fior,  del mio pensiero tu sei regina, tu di mia vita sei lo splendor.
 
http://www.youtube.com/watch?v=L6kyk8AkdWs   (Preludio, Celeste Aida)
 
Entra la figlia del Faraone, AMNERIS (mezzosoprano), seguita dalla sua schiava etìope, AIDA (soprano).
Amneris ama Radamès, ma sa che il sentimento di lui è per Aida e nasconde la sua gelosia con una finta simpatia per la sua schiava.

Seguito dalla corte, da sacerdoti e guerrieri, entra il RE (basso), che proclama Radamès comandante degli eserciti egizi contro gli Etìopi e gli dice di recarsi  coi sacerdoti al tempio per ricevere la spada consacrata.

Aida è combattuta fra due opposti sentimenti: vorrebbe la vittoria del suo eroe, ma ciò significherebbe la sconfitta del suo popolo.
I suoi sentimenti sono espressi nell’aria:
 
< Ritorna vincitor! E dal mio labbro uscì l’empia parola! Vincitor del padre mio, di lui che impugna l’armi per me, per ridornarmi una patria, una reggia e il nome illustre che qui celar m’è forza!

 
Scena 2: Il tempio di Vulcano. – Ha luogo una solenne cerimonia di propiziazione e preghiera condotta dal Gran Sacerdote Ramfis.
 
Fuori del tempio, un coro di sacerdotesse accompagnato dall’arpa canta un inno di lode al potente Phtah.
Si unisce ad esso il coro dei sacerdoti e segue una danza religiosa.
 
Radamès riceve da Ramfis la spada consacrata e, mentre tutti si volgono all’altare, egli invoca l’aiuto degli Dèi alla sua spedizione.

ATTO II

Scena 1: Nelle stanze di Amneris. – Per sorprendere il sentimento di Aida, Amneris le dà la falsa notizia della morte di Radamès, poi, rassicurandola che egli vive, le si rivela come sua rivale, come la sposa che il Re darà a Radamès.
Scena 2: Le porte di Tebe. – Radamès ha sconfitto gli Etìopi. Corteo di vittoria e marcia trionfale:  

http://www.youtube.com/watch?v=3gZHEePvbG8  

 
Il Re ringrazia Radamès per la vittoria.
Ricompenserà il vincitore con la mano della figlia; più tardi, con il regno.

Radamès cerca di guadagnare tempo e chiede di far sfilare i prigionieri.
Fra quelli, Aida riconosce suo padre, AMONASRO (baritono).
Egli non si è rivelato come Re degli Etìopi e raccomanda alla figlia di serbare il segreto (“NON MI TRADIR!”).

Amonasro invoca misericordia.
Radamès ne appoggia la supplica e chiede la vita e la libertà per i prigionieri. 
I sacerdoti gli sono contrari, ma il Re sostiene Radamès e vien deciso che Aida e il padre restino come ostaggi.
La disperazione di Aida è espressa nel finale.
Amonasro fa piani di rivincita, mentre sacerdoti, guerrieri e popolo festeggiano i vincitori.  

ATTO III
 
Scena: Sera sulle rive del Nilo. – Amneris e il Gran Sacerdote sono diretti al tempio di Iside. Ella trascorrerà la notte precedente alle nozze con Radamès In preghiera.

Aida si avvia ad un incontro con Radamès. È sopraffatta dalla nostalgìa per il suo Paese nativo e canta:
 
< O cieli azzurri, o dolci aure native, dove sereno il mio mattin brillò. O verdi colli … o profumate rive. O patria mia, mai più ti rivedrò!
 
http://www.youtube.com/watch?v=k2gOgkMFj4U
(La presente incisione è eseguita dal soprano MARIA BIANCA ANNA DRAGONI, che – anni fa – è stata definita "LA NUOVA CALLAS": cosa intesa NON come timbro vocale ma come grande capacità artistica nel complesso).
 
Dal buio sguscia fuori Amonasro: egli vuole che Aida persuada Radamès a passare dalla loro parte: OBBLIGA Aida a sottostare alla "RAGION DI STATO".
Ella resiste, poiché l’idea che Radamès  tradisca il suo Paese le ripugna.
Il padre la minaccia della sua maledizione ed ella cede.
 
All’approssimarsi di Radamès, Amonasro si nasconde fra i palmizi. Radamès ha compreso che egli e Aida non potranno essere felici rimanendo nel Paese; il Passo di Nàpata (Gole) – attraverso le montagne – non è custodito: essi fuggiranno di là. 
Udendo questa proposta, Amonasro avanza e rivela l’esser suo. Radamès si rende conto, allora, di aver – involontariamente – tradito il suo Paese. 

Amneris e Ramfis escono dal tempio e Amneris, travolta dalla gelosia, denuncia Radamès. 
Aida fugge col padre mentre Radamès si consegna al Gran Sacerdote. 

ATTO IV 
 
Scena 1: Entrata sotterranea alla sala delle sentenze. – Amneris, ben conoscendo che Radamès non intendeva tradire, gli offre di salvarlo da morte s’egli rinuncia ad Aida.  Ch’egli soltanto mi ami, dice, e io lo salverò.
Ma la vita senza Aida non ha valore per lui ed egli dichiara che la morte per amore di Aida sarà per lui una benedizione.  

È condotto davanti al tribunale dei sacerdoti. Non replica parola né all’accusa, né alla sentenza che lo condanna ad essere seppellito vivo. 
Amneris maledice la crudeltà dei sacerdoti. 
 
Scena 2:
Sopra = L’interno del tempio di Vulcano. 
Sotto = Un sepolcro.
 
Radamès è condotto al sepolcro e una grossa pietra cala sull’apertura. Nella cripta sotterranea egli trova Aida che vi si è nascosta per morire con lui. 
Serenamente, affrontano insieme la morte. 

Sopra di loro, nel coro del tempio, Amneris alza il suo lamento:

http://www.youtube.com/watch?v=ALltYrgupRs 
 

 
 
                             
Battutoal computer da Laura
 
______________________________


SELEZIONI DALL’OPERA:
 
 
http://www.youtube.com/watch?v=NmiLeE-8bHI  
 
http://youtu.be/QnjY6nl7_zg 
 
 
 
UN MERITEVOLE INSERIMENTO DELL’ANTICO EGITTO E DELL’ANTICA ROMA:

CESARE E CLEOPATRA con VIVIEN LEIGH,  CLAUDE RAINS e STEWART GRANGER: http://youtu.be/wlevAIDA WsB9nc8
 
______________________________

 

BRANI CELEBRI DALL’OPERA:

ATTO I:
 
 
PRELUDIO: http://youtu.be/RLbb4Bd9foQ  

SE QUEL GUERRIER IO FOSSI: http://youtu.be/XP1vp_G9mLc

QUALE INSOLITA GIOIA NEL TUO SGUARDO (TERZETTO AIDA, RADAMES, AMNERIS): http://youtu.be/miA4w25uCAc 
 
SU DEL NILO: http://youtu.be/x9PtNYhi8Uk  

RITORNA VINCITOR: http://youtu.be/FXxrhDM9_g0   

MORTAL DILETTO AI NUMI … NUME, CUSTODE E VINDICE (INVESTIZIONE E CONSACRAZIONE DI RADAMES E DANZE SACRE): http://youtu.be/FfPoHXqTdrM   

ATTO II:
 
 
CHI MAI FRA GL’INNI E I PLAUSI … DANZE DEI MORETTI (SCENA DI AMNERIS): http://youtu.be/kNYKfCpWGQY
 
FU LA SORTE DELL’ARMI: http://youtu.be/MwYlTgg3J4Y

GLORIA ALL’EGITTO (COMPRENDENTE LA “MARCIA TRIONFALE” E LA “DANZA DEGLI SCHIAVI”): GLORIA ALL’EGITTO (COMPRENDENTE LA “MARCIA TRIONFALE” E LA “DANZA DEGLI SCHIAVI”): http://youtu.be/JzIIcdfaMqw  
 

MARCIA TRIONFALE: http://youtu.be/l3w4I-KElxQ
 
SALVATOR DELLA PATRIA (INCORONAZIONE DI RADAMÈ) … QUEST’ASSISA CH’IO VESTO .. FU LA SORTE A NOSTR’ARMI NEMICA … MA TU O RE, TU SIGNORE POSSENTE … O RE PEI SACRI NUMI, PER LO SPLENDOR DELLA TUA CORONA … FINALE ATTO II: http://youtu.be/opbsg0ILqY0  
 
 
 
ATTO III:
 
SCENA DEL NILO (COMPRESE ALTRE SCENE MUSICATE): http://youtu.be/QnjY6nl7_zg    
 
“O CIELI AZZURRI” … O PATRIA MIA: http://youtu.be/hcdFapktFxM

CIEL! MIO PADRE … RIVEDRAI LE FORESTE IMBALSAMATE (DUETTO AMONASRO-AIDA): http://youtu.be/30dublRLcvM

PUR TI RIVEGGO MIA DOLCE AIDA (SCENA DELLA SEDUZIONE DA PARTE DI AIDA)  … SÌ, FUGGIAM DA QUESTE MURA: http://youtu.be/gRjxvL9-bcI

ATTO IV:

L’ABORRITA RIVALE A ME SFUGGÌA … http://youtu.be/dnFj5bpAuPE 
 
AIDA A ME TOGLIESTI: http://youtu.be/ANHZ9lt5wIY
 
AMNERIS (IN ATTESA DEL GIUDIZIO SU RADAMÈS): http://youtu.be/aSxTilAGDqA
 
RADAMÈS DISCOLPATI (PROCESSO A RADAMÈS): http://youtu.be/aSxTilAGDqA
 
IN POTERE DI COSTORO IO STESSA LO GETTAI: http://youtu.be/CCJAcp23dq0

IMMENSO PHTAH! … TRISTE CANTO … IL TRIPUDIO DEI SACERDOTI …  O TERRA ADDIO … FINALE DELL’OPERA: http://youtu.be/Pp872-DIBQE
 

"150°": DON CARLO di GIUSEPPE VERDI

  • novembre 28, 2011 at 12:45 am


DON CARLO di GIUSEPPE VERDI  

  

Un antico libretto di Don Carlo


                   

Opera in cinque atti su libretto-testo di JOSEPH MÉRY e CAMILLE DU LOCLE (tratto dal dramma di SCHILLER) rappresentata per la PRIMA volta all’ “OPÉRA” di Parigi, l’11 marzo 1867 (esattamente 16 anni dopo “RIGOLETTO”), teatro per cui viene composta e per cui  potrebbe essere possibile che cada sotto lo stile affascinante dominante di tale teatro (teatro per cui l’opera viene  composta).  
Il risultato è quello riconosciuto ad un’opera di grande importanza a causa dei grandi sviluppi dell’arte verdiana e a causa del suo grande e indiscusso valore: infatti, diciassette anni dopo (rivedendo il tutto assieme ad ANTONIO GHISLANZONI), Verdi la revisiona eliminando i ballabili, snellendo alcune scene e  sopprimendo la scena iniziale della Foresta di Fontaibleau che verrà reintrodotta nuovamente nella versione del 1887 (anno della “PRIMA” di “OTELLO”).
 
È innegabile che l’aria di FILIPPO II, “Ella giammai m’amò”, sia tra le più belle del repertorio per voce di basso, dove emergono l’espressione nobile e il dolore accorato.

Fra le migliori arie di Verdi, c’è quella di ELISABETTA, nell’ultimo atto: ha respiro melodico e ricchezza dello sviluppo.
Da non dimenticare il duetto fra IL GRANDE INQUISITORE e FILIPPO II che colpisce per la potenza drammatica e con lo stile omogeneo.  
____________________
 
Epoca: 1560.
Luogo: Spagna.

ATTO I

Dopo un breve coro di cacciatori che si allontanano, DON CARLOS (tenore), Infante di Spagna, s’incontra con la principessa ELISABETTA DI VALOIS (soprano), che gli è stata promessa in sposa.
Egli le si presenta in incognito e fra i due giovani nasce una passione.
Allora, Don Carlos rivela il proprio nome.
Giunge un messo recante l’annuncio che ENRICO DI FRANCIA ha concesso Elisabetta in matrimonio a FILIPPO II di Spagna (basso), padre di Don Carlos, come suggello d’amicizia fra le due nazioni.
Elisabetta sacrifica il proprio amore per il bene del popolo.
L’atto si chiude con un coro di esultanza, mentre Don Carlo – rimasto solo – è affranto dal dolore. 

ATTO II

Parte Prima – Scena: Il chiostro del convento di San Giusto.

È l’alba. Dalla cappella giunge un coro di frati celebranti CARLO V, ivi sepolto.

Allo spuntar del giorno giunge Don Carlo, disperato per la perdita di Elisabetta. Egli s’incontra con RODRIGO , MARCHESE DI POSA (baritono), suo intimo amico, con il quale si confida.
Questi lo esorta ad allontanarsi dalla Spagna accogliendo l’invito del popolo fiammingo che lo invoca per essere liberato dall’oppressore.  

Parte Seconda – Scena: Luogo ridente, alle porte del chiostro di San Giusto.

La principessa EBOLI (mezzosoprano), attorniata da dame della regina e da paggi, canta la “Canzone del Velo”, di stile spagnoleggiante.

Arriva Elisabetta e, poco dopo, anche Rodrigo, che le consegna di nascosto uno scritto di Carlo, il quale chiede di essere ricevuto dalla regina, prima di partire.
Questa acconsente con trepidazione mentre Eboli, che pure ama segretamente Carlo, resta insospettita.
Quando Carlo si presenta alla regina, tutti si allontanano.
Egli prega Elisabetta di ottenere dal re il permesso di partire in esilio per le Fiandre;  poi tenta di riaccendere in lei la passione del primo incontro ma, poiché la regina oppone un rifiuto, Carlo fugge disperato. 

Sopraggiunge Filippo II con la corte.
Costui condanna all’esilio la CONTESSA D’ARENBERG (mima), la dama di Elisabetta, per aver lasciata sola la regina. Quindi, scorgendo Rodrigo, lo chiama e lo trattiene.

Quest’ultimo si fa interprete delle sofferenze del popolo oppresso ed esorta il sovrano a regnare con spirito più magnanimo. Filippo lo chiama sognatore.
Tuttavia, stimandone le virtù morali, gli apre il proprio animo turbato da sospetti riguardo alla fedeltà della consorte e  lo prega di scrutarne il cuore. Commosso per tanta fiducia, Rodrigo s’inginocchia e bacia la mano al sovrano.  

ATTO III  

Parte Prima – Scena: I giardini della regina a Madrid.

Don Carlo legge un biglietto anonimo che gli fissa un appuntamento notturno.
Egli è convinto di incontrarsi con Elisabetta.
Giunge, invece, Eboli coperta con un velo, la quale ama Carlo e si crede da lui riamata.

Quando ella scopre che Carlo è invaghito della regina, la gelosia e il furore prorompono dal suo animo. Interviene Rodrigo che cerca invano di placarla e, per salvare l’amico nel caso che Eboli lo facesse arrestare, si fa dare le carte compromettenti che questi ha seco.  

Parte Seconda – Scena: Una gran piazza innanzi a Nostra Donna d’Atocha. – Un gruppo di condannati dal Sant’Uffizio (Santa Inquisizione) viene condotto al rogo da un corteo di frati, fra due ali di popolo.
Si aprono le porte del palazzo ed esce la regina con la Corte, oltre a Rodrigo, la principessa Eboli, ecc.

Quando il corteo è davanti alla chiesa, si presenta al popolo il sovrano con la corona in capo.
Egli incede sotto un baldacchino, tra i frati che lo accompagnano.

Ai suoi piedi, si gettano all’improvviso sei deputati fiamminghi, condotti da Don Carlo e imploranti la salvezza della loro patria.
Interviene anche Don Carlo che chiede per sé il Brabante e le Fiandre.
Al rifiuto del re, Carlo sguaina la spada.
S’intromette Rodrigo che lo disarma consegnando la spada al sovrano, il quale per ricompensa nomina Rodrigo “DUCA DI POSA”.  

Il corteo riprende il cammino per la cerimonia dell’ < auto-da-fè >, mentre le fiamme si alzano dal rogo dei condannati.  

ATTO IV 

Parte Prima – Scena: Il gabinetto del re a Madrid.

La principessa Eboli, per vendicarsi di Carlo, ha consegnato a Filippo un cofano in cui la regina racchiude le cose più care, affinché – aprendolo – il re scopra i segreti della propria consorte.

Frattanto, il sovrano – credendosi tradito – si abbandona a dolorose riflessioni e canta:
- Ella giammai m’amò! No! Quel cor chiuso è a me,  amor per me non ha, amor per me non ha!
Io la rivedo ancor contemplar triste in volto il mio crin bianco il dì che qui di Francia venne.
No, amor per me non ha!

Entra IL GRANDE INQUISITORE (basso)  mandato a chiamare dal re che gli confida la propria ambascia e gli chiede il consenso per condannare a morte Carlo. L’Inquisitore glielo concede ma, in cambio, chiede che egli muti la sua politica novatrice e liberale ispiratagli da Rodrigo.

Uscito l’Inquisitore, entra Elisabetta e implora giustizia per essere stata vessata dai cortigiani che, secondo lei, le hanno sottratto uno scrigno prezioso.
Il re, allora, presenta lo scrigno alla consorte e le impone di aprirlo.
Fra i gioielli ivi custoditi, appare il ritratto che Carlo le regalò durante il loro fidanzamento, per cui Filippo è convinto di aver la prova del tradimento di entrambi e insulta la regina che sviene.

Sopraggiunge Eboli, la quale è presa dal rimorso e confessa alla regina d’esser stata lei a sottrarre lo scrigno.
Elisabetta, per punirla, le impone di partire per l’esilio o di prendere il velo.
La scena si chiude con l’aria di Eboli < O don fatale, o don crudele >:   
- Ah! Più non vedrò la regina! O don fatale, o don crudele che in suo furor mi fece il cielo! Tu che ci fai si vane, altere!  Ti maledico, o mia beltà!    

Parte Seconda – Scena: La prigione di Don Carlo.

Rodrigo viene per annunciare a Carlo, imprigionato,  la sua liberazione e gli narra d’essersi fatto cogliere con le carte compromettenti che Carlo gli aveva dato, per cui non tarderà ad essere condannato a morte sotto l’accusa di aver ordito la ribellione nelle Fiandre.
Infatti, poco dopo, uno sgherro del Sant’Uffizio lo colpisce proditoriamente con un colpo d’archibugio.  

Rodrigo spira fra le braccia dell’amico confidandogli che Elisabetta lo attenderà, l’indomani, a San Giusto. Il re sopraggiunge per liberare il figlio che – frattanto – gli svela il nobile sacrificio di Rodrigo.
Ma ecco un tumulto sollevarsi all’esterno: è il popolo che insorge in favore di Carlo e irrompe  nel carcere  nel tentativo di liberarlo.
Fra la moltitudine, si cela anche Eboli, mascherata.
Ella cerca di farlo fuggire, ma interviene Il Grande Inquisitore che soggioga il popolo e lo costringe a prostrarsi innanzi a Filippo.

ATTO  V

Scena: Il chiostro del convento di San Giusto.

È notte.

Elisabetta prega sulla tomba di CARLO V e ne invoca lo spirito affinché protegga la vita dell’Infante (è chiamata “la grande aria di Elisabetta”).   
- Tu che le vanità conoscesti del mondo e godi nell’avel il riposo profondo, s’ancor si piange il cielo piangi sul mio dolore, e porta il pianto  mio al trono del Signor.  

Carlo viene a dare l’estremo addio a Elisabetta, prima di partire per le Fiandre.
Ambedue son sorpresi da Filippo e dall’Inquisitore che chiama le guardie per far arrestare Carlo.

Ma si apre il cancello del mausoleo e appare Carlo V, il quale trascina l’Infante nella sua Tomba.  
(Edizione Ricordi)
 
                                                Battuto al computer da Laura
_____________________

BRANI CELEBRI DALL’OPERA:

PRELUDIO, INTRODUZIONE: http://youtu.be/EOf9QGD0E-w   
 
DIO CHE NELL’ALMA INFONDERE: http://youtu.be/7WUbjmB4R1w  
 
IO VENGO A DOMANDAR GRAZIA ALLA MIA REGINA … PERDUTO BEN, MIO SOL TESOR … SOTTO IL MIO PIÉ SI DISCHIUDA LA TERRA …:http://youtu.be/d1DR0aXwylo  

CANZONE DEL VELO: http://youtu.be/r1fe2IMUqWU   
 
ECCO L’ALBA: http://youtu.be/IStwlcjljHg  -   
CARLO DIFENDE I SEI DEPUTATI FIAMMINGHI: http://youtu.be/MNVB1FbixOU     
 
ELLA GIAMMAI M’AMÒ! DORMIRÒ SOL NEL MANTO MIO REGAL: http://youtu.be/flTgbcF0heY  

 
IL GRANDE INQUISITOR! … SON IO DINANZI AL RE? … NELL’ISPANO SUOL … LE IDEE DEI NOVATOR … : http://youtu.be/0EaNiYzLefY  
 
O DON FATALE: http://youtu.be/Ddg2OypBVng 
 
PER ME GIUNTO È IL DÌ SUPREMO … http://youtu.be/gNoOq-i27ZY  
IO MORRÒ, MA LIETO IN CORE …: http://youtu.be/G6HrSVpd9eE

TU CHE LE VANITÀ CONOSCESTI DEL MONDO: http://youtu.be/FNRPC-4_PgE   

 

"150°": DON CARLO di GIUSEPPE VERDI

  • novembre 28, 2011 at 12:45 am


DON CARLO di GIUSEPPE VERDI  

  

Un antico libretto di Don Carlo


                   

Opera in cinque atti su libretto-testo di JOSEPH MÉRY e CAMILLE DU LOCLE (tratto dal dramma di SCHILLER) rappresentata per la PRIMA volta all’ “OPÉRA” di Parigi, l’11 marzo 1867 (esattamente 16 anni dopo “RIGOLETTO”), teatro per cui viene composta e per cui  potrebbe essere possibile che cada sotto lo stile affascinante dominante di tale teatro (teatro per cui l’opera viene  composta).  
Il risultato è quello riconosciuto ad un’opera di grande importanza a causa dei grandi sviluppi dell’arte verdiana e a causa del suo grande e indiscusso valore: infatti, diciassette anni dopo (rivedendo il tutto assieme ad ANTONIO GHISLANZONI), Verdi la revisiona eliminando i ballabili, snellendo alcune scene e  sopprimendo la scena iniziale della Foresta di Fontaibleau che verrà reintrodotta nuovamente nella versione del 1887 (anno della “PRIMA” di “OTELLO”).
 
È innegabile che l’aria di FILIPPO II, “Ella giammai m’amò”, sia tra le più belle del repertorio per voce di basso, dove emergono l’espressione nobile e il dolore accorato.

Fra le migliori arie di Verdi, c’è quella di ELISABETTA, nell’ultimo atto: ha respiro melodico e ricchezza dello sviluppo.
Da non dimenticare il duetto fra IL GRANDE INQUISITORE e FILIPPO II che colpisce per la potenza drammatica e con lo stile omogeneo.  
____________________
 
Epoca: 1560.
Luogo: Spagna.

ATTO I

Dopo un breve coro di cacciatori che si allontanano, DON CARLOS (tenore), Infante di Spagna, s’incontra con la principessa ELISABETTA DI VALOIS (soprano), che gli è stata promessa in sposa.
Egli le si presenta in incognito e fra i due giovani nasce una passione.
Allora, Don Carlos rivela il proprio nome.
Giunge un messo recante l’annuncio che ENRICO DI FRANCIA ha concesso Elisabetta in matrimonio a FILIPPO II di Spagna (basso), padre di Don Carlos, come suggello d’amicizia fra le due nazioni.
Elisabetta sacrifica il proprio amore per il bene del popolo.
L’atto si chiude con un coro di esultanza, mentre Don Carlo – rimasto solo – è affranto dal dolore. 

ATTO II

Parte Prima – Scena: Il chiostro del convento di San Giusto.

È l’alba. Dalla cappella giunge un coro di frati celebranti CARLO V, ivi sepolto.

Allo spuntar del giorno giunge Don Carlo, disperato per la perdita di Elisabetta. Egli s’incontra con RODRIGO , MARCHESE DI POSA (baritono), suo intimo amico, con il quale si confida.
Questi lo esorta ad allontanarsi dalla Spagna accogliendo l’invito del popolo fiammingo che lo invoca per essere liberato dall’oppressore.  

Parte Seconda – Scena: Luogo ridente, alle porte del chiostro di San Giusto.

La principessa EBOLI (mezzosoprano), attorniata da dame della regina e da paggi, canta la “Canzone del Velo”, di stile spagnoleggiante.

Arriva Elisabetta e, poco dopo, anche Rodrigo, che le consegna di nascosto uno scritto di Carlo, il quale chiede di essere ricevuto dalla regina, prima di partire.
Questa acconsente con trepidazione mentre Eboli, che pure ama segretamente Carlo, resta insospettita.
Quando Carlo si presenta alla regina, tutti si allontanano.
Egli prega Elisabetta di ottenere dal re il permesso di partire in esilio per le Fiandre;  poi tenta di riaccendere in lei la passione del primo incontro ma, poiché la regina oppone un rifiuto, Carlo fugge disperato. 

Sopraggiunge Filippo II con la corte.
Costui condanna all’esilio la CONTESSA D’ARENBERG (mima), la dama di Elisabetta, per aver lasciata sola la regina. Quindi, scorgendo Rodrigo, lo chiama e lo trattiene.

Quest’ultimo si fa interprete delle sofferenze del popolo oppresso ed esorta il sovrano a regnare con spirito più magnanimo. Filippo lo chiama sognatore.
Tuttavia, stimandone le virtù morali, gli apre il proprio animo turbato da sospetti riguardo alla fedeltà della consorte e  lo prega di scrutarne il cuore. Commosso per tanta fiducia, Rodrigo s’inginocchia e bacia la mano al sovrano.  

ATTO III  

Parte Prima – Scena: I giardini della regina a Madrid.

Don Carlo legge un biglietto anonimo che gli fissa un appuntamento notturno.
Egli è convinto di incontrarsi con Elisabetta.
Giunge, invece, Eboli coperta con un velo, la quale ama Carlo e si crede da lui riamata.

Quando ella scopre che Carlo è invaghito della regina, la gelosia e il furore prorompono dal suo animo. Interviene Rodrigo che cerca invano di placarla e, per salvare l’amico nel caso che Eboli lo facesse arrestare, si fa dare le carte compromettenti che questi ha seco.  

Parte Seconda – Scena: Una gran piazza innanzi a Nostra Donna d’Atocha. – Un gruppo di condannati dal Sant’Uffizio (Santa Inquisizione) viene condotto al rogo da un corteo di frati, fra due ali di popolo.
Si aprono le porte del palazzo ed esce la regina con la Corte, oltre a Rodrigo, la principessa Eboli, ecc.

Quando il corteo è davanti alla chiesa, si presenta al popolo il sovrano con la corona in capo.
Egli incede sotto un baldacchino, tra i frati che lo accompagnano.

Ai suoi piedi, si gettano all’improvviso sei deputati fiamminghi, condotti da Don Carlo e imploranti la salvezza della loro patria.
Interviene anche Don Carlo che chiede per sé il Brabante e le Fiandre.
Al rifiuto del re, Carlo sguaina la spada.
S’intromette Rodrigo che lo disarma consegnando la spada al sovrano, il quale per ricompensa nomina Rodrigo “DUCA DI POSA”.  

Il corteo riprende il cammino per la cerimonia dell’ < auto-da-fè >, mentre le fiamme si alzano dal rogo dei condannati.  

ATTO IV 

Parte Prima – Scena: Il gabinetto del re a Madrid.

La principessa Eboli, per vendicarsi di Carlo, ha consegnato a Filippo un cofano in cui la regina racchiude le cose più care, affinché – aprendolo – il re scopra i segreti della propria consorte.

Frattanto, il sovrano – credendosi tradito – si abbandona a dolorose riflessioni e canta:
- Ella giammai m’amò! No! Quel cor chiuso è a me,  amor per me non ha, amor per me non ha!
Io la rivedo ancor contemplar triste in volto il mio crin bianco il dì che qui di Francia venne.
No, amor per me non ha!

Entra IL GRANDE INQUISITORE (basso)  mandato a chiamare dal re che gli confida la propria ambascia e gli chiede il consenso per condannare a morte Carlo. L’Inquisitore glielo concede ma, in cambio, chiede che egli muti la sua politica novatrice e liberale ispiratagli da Rodrigo.

Uscito l’Inquisitore, entra Elisabetta e implora giustizia per essere stata vessata dai cortigiani che, secondo lei, le hanno sottratto uno scrigno prezioso.
Il re, allora, presenta lo scrigno alla consorte e le impone di aprirlo.
Fra i gioielli ivi custoditi, appare il ritratto che Carlo le regalò durante il loro fidanzamento, per cui Filippo è convinto di aver la prova del tradimento di entrambi e insulta la regina che sviene.

Sopraggiunge Eboli, la quale è presa dal rimorso e confessa alla regina d’esser stata lei a sottrarre lo scrigno.
Elisabetta, per punirla, le impone di partire per l’esilio o di prendere il velo.
La scena si chiude con l’aria di Eboli < O don fatale, o don crudele >:   
- Ah! Più non vedrò la regina! O don fatale, o don crudele che in suo furor mi fece il cielo! Tu che ci fai si vane, altere!  Ti maledico, o mia beltà!    

Parte Seconda – Scena: La prigione di Don Carlo.

Rodrigo viene per annunciare a Carlo, imprigionato,  la sua liberazione e gli narra d’essersi fatto cogliere con le carte compromettenti che Carlo gli aveva dato, per cui non tarderà ad essere condannato a morte sotto l’accusa di aver ordito la ribellione nelle Fiandre.
Infatti, poco dopo, uno sgherro del Sant’Uffizio lo colpisce proditoriamente con un colpo d’archibugio.  

Rodrigo spira fra le braccia dell’amico confidandogli che Elisabetta lo attenderà, l’indomani, a San Giusto. Il re sopraggiunge per liberare il figlio che – frattanto – gli svela il nobile sacrificio di Rodrigo.
Ma ecco un tumulto sollevarsi all’esterno: è il popolo che insorge in favore di Carlo e irrompe  nel carcere  nel tentativo di liberarlo.
Fra la moltitudine, si cela anche Eboli, mascherata.
Ella cerca di farlo fuggire, ma interviene Il Grande Inquisitore che soggioga il popolo e lo costringe a prostrarsi innanzi a Filippo.

ATTO  V

Scena: Il chiostro del convento di San Giusto.

È notte.

Elisabetta prega sulla tomba di CARLO V e ne invoca lo spirito affinché protegga la vita dell’Infante (è chiamata “la grande aria di Elisabetta”).   
- Tu che le vanità conoscesti del mondo e godi nell’avel il riposo profondo, s’ancor si piange il cielo piangi sul mio dolore, e porta il pianto  mio al trono del Signor.  

Carlo viene a dare l’estremo addio a Elisabetta, prima di partire per le Fiandre.
Ambedue son sorpresi da Filippo e dall’Inquisitore che chiama le guardie per far arrestare Carlo.

Ma si apre il cancello del mausoleo e appare Carlo V, il quale trascina l’Infante nella sua Tomba.  
(Edizione Ricordi)
 
                                                Battuto al computer da Laura
_____________________

BRANI CELEBRI DALL’OPERA:

PRELUDIO, INTRODUZIONE: http://youtu.be/EOf9QGD0E-w   
 
DIO CHE NELL’ALMA INFONDERE: http://youtu.be/7WUbjmB4R1w  
 
IO VENGO A DOMANDAR GRAZIA ALLA MIA REGINA … PERDUTO BEN, MIO SOL TESOR … SOTTO IL MIO PIÉ SI DISCHIUDA LA TERRA …:http://youtu.be/d1DR0aXwylo  

CANZONE DEL VELO: http://youtu.be/r1fe2IMUqWU   
 
ECCO L’ALBA: http://youtu.be/IStwlcjljHg  -   
CARLO DIFENDE I SEI DEPUTATI FIAMMINGHI: http://youtu.be/MNVB1FbixOU     
 
ELLA GIAMMAI M’AMÒ! DORMIRÒ SOL NEL MANTO MIO REGAL: http://youtu.be/flTgbcF0heY  

 
IL GRANDE INQUISITOR! … SON IO DINANZI AL RE? … NELL’ISPANO SUOL … LE IDEE DEI NOVATOR … : http://youtu.be/0EaNiYzLefY  
 
O DON FATALE: http://youtu.be/Ddg2OypBVng 
 
PER ME GIUNTO È IL DÌ SUPREMO … http://youtu.be/gNoOq-i27ZY  
IO MORRÒ, MA LIETO IN CORE …: http://youtu.be/G6HrSVpd9eE

TU CHE LE VANITÀ CONOSCESTI DEL MONDO: http://youtu.be/FNRPC-4_PgE   

 

"150°": LA FORZA DEL DESTINO di GIUSEPPE VERDI

  • novembre 20, 2011 at 5:03 pm

 
LA FORZA DELDESTINO di GIUSEPPE VERDI
 
 

 
 
ENRICO CARUSO e ROSA PONSELLE interpretano “LA FORZA DEL DESTINO”
 

 
 
 
 
La versione bilingue del primo libretto de LA FORZA DELDESTINO pubblicato in occasione della prima di San Pietroburgo, 10 novembre 1862 
 
          
 
             
   
 

 
Opera in 4 atti su libretto-testo di FRANCESCO MARIA PIAVE (tratto da “DON ALVARO” o “LA FORZA DEL DESTINO” di ANGEL DE SAAVEDRA RAMIREZ DE BANQUEDANO, Duca di Rivas) viene rappresentata per la PRIMA volta a Pietroburgo, al Teatro “IMPERIALE”, il 10 novembre 1862.


In un’edizione rielaborata (con l’aggiunta della celebre sinfonia), rappresentata al Teatro “ALLA SCALA” di Milano il 20 febbraio 1869, il personaggio di LEONORA era interpretato dal soprano TERESINA STOLZ.

Si tratta di una delle opere verdiane più popolari: un’importante  ripresa ebbe luogo a Milano, al Teatro “ALLA SCALA”, nel 1928, con FRANCESCO MERLI, BENVENUTO FRANCI, TANCREDI PASERO, BIANCA  SCACCIATI, sotto la direzione d’orchestra di ARTURO TOSCANINI.
 
 
 
L’azione si svolge nel XVIII secolo, in Spagna e in Italia.

ATTO I
 
DON ALVARO (tenore) è scoperto dal padre di LEONORA (soprano), il Marchese di CALATRAVA (basso) mentre cerca di rapire la giovane da lui amata.
Il padre non acconsente alle nozze perché Don Alvaro è da lui (per orgoglio di casta) indegno di sposare la figlia.

Alvaro, di fronte al Marchese, giura sull’innocenza di Leonora che egli intende sposare e si ritiene colpevole del tentativo di rapimento.

Mentre cerca di consegnarsi inerme al Marchese, getta a terra la pistola che aveva estratto per intimorire i servi: dall’arma parte un colpo che uccide il vecchio che, prima di morire, maledice la figlia.

ATTO II
 
Leonora, travestita da studente, alla ricerca di Don Alvaro, giunge ad un’osteria, in un villaggio spagnolo.
Là, incontra suo fratello DON CARLO (baritono) che ha giurato di uccidere i due innamorati per vendicare il padre e l’onore della famiglia.

 
Non essendo riconosciuta da Don Carlo, Leonora si rifugia in un monastero (Hornachuelos) dove chiede asilo: le viene accordato dal PADRE GUARDIANO (basso).

La fanciulla, indossato l’abito monastico, vivrà in un eremo e nessuno dovrà avvicinarsi (pena la maledizione) alla grotta in cui essa si ritira in solitudine perenne.

ATTO III

Scena I. – In un bosco presso Velletri, Don Alvaro combatte sotto falso nome con le truppe spagnole contro gli imperiali.
Pensa ancora a Leonora, da lui ritenuta morta.

In battaglia, salva la vita ad un uomo, in cui riconosce Don Carlo.
Per riconoscenza, questi gli propone un patto di eterna amicizia.

Scena II. – Don Alvaro, ferito, chiede a Don Carlo di distruggere un plico che ha con sé.
Don Carlo vede nella valigetta dell’amico un ritratto di Leonora: comprende di avere davanti a sé l’aborrito nemico e gli giura morte.

Scena III. – Don Alvaro, guarito, è costretto a duellare con Don Carlo e lo ferisce.

Si rifugia anch’egli in cerca di pace, nel monastero presso il quale è l’eremo di Leonora.

ATTO IV
 
Scena I. – Dopo cinque anni, Don Alvaro (ormai noto a tutti come Padre Raffaele) ha trovato la serenità.

Don Carlo arriva, sempre in cerca di vendetta e insulta il rivale con tale violenza che questi esce dal monastero e accetta il duello che l’abito monastico e i voti pronunciati gli proibiscono.

Scena II. – Leonora invoca, in preghiera vicino all’eremo, l’oblio delle pene passate.

Don Alvaro ferisce a morte Don Carlo e rifiuta di dargli l’assoluzione, non sentendosi più un religioso.
Viene invocato il soccorso dell’eremita il quale non è altri che Leonora e l’implacabile Don Carlo (seppur morente), appena la riconosce, la pugnala.

Morendo, essa scongiura Don Alvaro di tornare a Dio mentre il Padre Guardiano gli impone di umiliarsi e chiedere il perdono divino.

Il finale era diverso, nella prima versione: le modifiche al libretto per l’edizione scaligera del 1869 furono apportate dal baritono (e librettista di “AIDA”), ANTONIO GHISLANZONI.
(Dizionario dell’opera lirica)

                                           Battuto al computer da Lauretta 

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BRANI CELEBRI DALL’OPERA:


 
SINFONIA: http://youtu.be/6jrlhbYTGYI 
 
ME PELLEGRINA E ORFANA: http://youtu.be/eLB_t5WMRaQ  
 
AH PER SEMPRE, MIO BELL’ANGEL: http://youtu.be/qa44108m6m4  

 
HOLA! HOLA! HOLA! (DANZE): http://youtu.be/_lHhxd977A0
 
VIVA LA BUONA COMPAGNIA! … SON PEREDA, SON RICCO D’ONORE: http://youtu.be/Jv7fn7wR5XE

MADRE PIETOSA VERGINE!: http://youtu.be/M5Zhrq3fl2s

LA VERGINE DEGLI ANGELI: http://youtu.be/w8Z3c7Fsm5U

IL CAMPO DI BATTAGLIA, PARTE PRIMA:  … :SCENA DI PREZIOSILLA … DANZE … AH! AH! POFFARE IL MONDO!): http://youtu.be/ZTSpR8ol2fI 

IL CAMPO DI BATTAGLIA, PARTE SECONDA:  … SCENA DI PREZIOSILLA: RATAPLAN … http://youtu.be/qMygHqyRYHo 
 
SCENA DELL’ELEMOSINA AI MENDICANTI: http://youtu.be/hKT_lF6PdEo 
 
LA VITAÈ INFERNO ALL’INFELICE … O TU CHE IN SENO AGLI ANGELI: http://youtu.be/H5zWL8VoXvE
 
SOLENNE IN QUEST’ORA GIURARMI DOVETE … LO GIURO, LO GIURO: http://youtu.be/wgdPzf_x9Z4  
 
URNA FATALE DEL MIO DESTINO: http://youtu.be/ixs4xTtAjHw   

INVANO, ALVARO, TI CELASTI AL MONDO … LE MINACCE, I FIERI ACCENTI – UNA SUORA MI LASCIASTI CHE TRADITA ABBANDONASTI ALL’INFAMIA E AL DISONOR … PACE MIO DIO!:http://youtu.be/GSdMw35LhxA  
 
SCENA FINALE DELL’OPERA: http://youtu.be/oZUcxCxSsvA